Bangladesh, la piccola tigre asiatica

Il Bangladesh è un piccolo stato che corre rapido verso il futuro e quasi vergine per accoglienza  turistica ma proprio per questo è anche uno scrigno di occasioni, un vero universo  da scoprire. Testo e foto di Eugenio Bersani.

Bangladesh Dhaka Fort Lalbagh ©Eugenio Bersani

Bangladesh,  un nome che evoca luoghi lontani, misteriosi e perigliosi per il visitatore occidentale. Un oriente non ancora noto, sconosciuto ai più ma per questo meta fantastica da scoprire in un’epoca dove tutto è già svelato, visto e masticato. Siamo ad est dell’immensa nazione indiana, tra il golfo del Bengala e la Birmania; qui si colloca la nazione  Bangla  con un territorio che corrispondente alla metà dell’Italia e dove vivono 170 milioni di persone.  Il territorio è piccolo, la popolazione tanta, ma questa concentrazione umana  è il motore di un vero miracolo di sviluppo economico con una crescita del PIL che si attesta al oltre il 7,2% annuo (l’Italia è ferma al 0,9 % nel 2018).

Bangladesh Dhaka. Ragazzi partecipano alla festa del Capodanno Bengalese il 14 aprile. Più della metà della popolazione ha meno di 24 anni

Corre il Bangladesh, divora il futuro e si prevede che se il trend di crescita proseguirà a questo ritmo, nel giro di un ventennio diventerà un paese completamente sviluppato. Il segreto di un tale successo  sta nel  popolo del Bangladesh:  quasi la metà della popolazione ha meno di 24 anni,  una giovane nazione con una giovane popolazione. Il paese produce juta, borse e motociclette, ma ha un patrimonio naturale ancora tutto da scoprire e a portata di volo per il turismo internazionale. Se fino a qualche decennio fa le strutture di collegamento , strade, ponti e aeroporti,  erano scarse, ora tutto è cambiato.  Certo questo è un paese quasi vergine quanto ad accoglienza  turistica ma proprio per questo è anche uno scrigno di occasioni appena socchiuso. C’è un universo  da scoprire, la natura delle Sunderbans, i 120 km di spiaggia di Cox’Bazaar,  gli innumerevoli siti riconosciuti Patrimonio dell’umanità dall’Unesco e specialmente Dacca. Noi cominciamo dalla caotica capitale che riserva, a chi la sa capire al di là dei problemi di mobilità e di  sovraffollamento, uno scrigno di sorprese uniche ed indimenticabili.

Dacca, la magia principesca del Lalbag Fort

Bisogna visitare il Forte Lalbagh per avvicinarsi alla storia di Dacca. Costruito nel 1678 dal principe Auragzeb della dinastia dei Moghul, è  una costruzione di piccole  dimensioni  che è quasi eccessivo definire “ Forte” ; costruito secondo i dettami  dell’architettura islamica, è un sito di fascino indiscutibile. La bella fortezza dai mattoni rossi rappresenta il sogno del Principe Mughal rimasto incompiuto. Oggi è attorniato da brutti palazzi che lo circondano, ma l’atmosfera che aleggia all’interno delle mura e nei giardini è quella magica delle dimore principesche.

Sadarghat port

Bangladesh Dhaka. Il porto fluviale di Sadargath è uno dei più grandi al mondo.

Sadarghat Central River Port, situato nella parte sud della città, sul fiume Buriganga, è uno dei luoghi più dinamici di Dacca ed è il più interessante photo spot della città per chi vuole realizzare foto di livello. Il  Sadarghat Launch Terminal è uno dei più grandi porti fluviali al mondo; qui ogni giorno partono oltre 200 traghetti passeggeri e transitano 30.000 persone. Bisogna farsi trascinare dentro il flusso continuo di persone e merci per capire  la vita quotidiana dei dhakaiya gli abitanti di Dacca. Si potrebbe stare ore ad osservare i grandi traghetti fluviali sovraccarichi  di persone e merci locali nelle loro attività di carico e scarico nei fatiscenti depositi sul lungofiume. I traghetti a tre piani sono ormeggiati lungo il lato del molo mentre piccole barche di legno si ammucchiano le une sulle altre. Il fiume Buriganga, anche se scuro e fangoso, è la linfa vitale della vecchia Dhaka: le acque quasi nere sono ricoperte da una fitta vegetazione di piante acquatiche e fiori bellissimi che lo rendono una sorta di prato verde navigabile.

Esperti traghettatori spingono a remi le piccole barche di legno cariche di persone e merci che si spostano da un lato all’altro del fiume, fendendo questo manto verde che si apre al loro passaggio. Il fondersi di suoni e urla, colori e profumi, uomini e donne che trascinano, remano spostano, crea un tableau vivant unico e spettacolare. E sul fiume si erge con  sontuosa eleganza il Palazzo Rosa, come un immenso cupcake dalla enorme cupola. E’ l’Ahsan Manzil, residenza del governatore, edificato alla fine del XIX° secolo e oggi Museo Nazionale che racconta la storia del paese tra stanze da nababbi e giardini lussureggianti

Un tuffo nella Vecchia Dacca e nel Shankhari Bazar

Bangladesh Dhaka. Una tipica via della Vecchia Dacca.

La Dacca antica si stende dietro al porto fluviale di Sadarghat, zona che pullula di negozietti di ogni tipo. Il modo migliore per vederla è prendere un risciò; con pochi Taka se ne può affittare uno per mezza giornata, ma meglio sincerarsi che il conducente comprenda le parole elementari d’inglese per gestire  le destinazioni e le soste. Questa zona della città ha  400 anni fa ed è sempre stato il centro della comunità indù di Dhaka;  è un’area vivace e colorata, attraversata da strade strette e vicoli pieni di piccoli laboratori dove gli artigiani indù esercitano i loro antichi mestieri tradizionali, forgiando ogni genere di merce, dagli aquiloni ai gioielli. Molti sono discendenti dei residenti indù originari della zona e le loro tradizioni sono state tramandate di generazione in generazione. Il costante rumore di fondo dei risciò, i richiami dei venditori di frutta e le musiche che escono da improvvisati ristoranti all’aperto, piccoli food-tuk-tuk, sono la colonna sonora del quartiere e rendono all’ambiente un’atmosfera allegra e contagiosa. E’ il luogo ideale per fare acquisti interessante.

Armenian Church of the Holy Resurrection un’oasi di pace

Bangladesh Dhaka La chiesa ortodossa della Ressurezione.

Dietro al grande ponte sul fiume Buriganga, si incontra  La Chiesa armena della Resurrezione che evoca il glorioso passato della presenza armena a Dacca. Si tratta  della chiesa cristiana più antica e meglio conservata della città vecchia. Costruita nel XVIII secolo si trova In un luogo appartato e abbastanza difficile da trovare; è un’oasi di pace perfetta per sfuggire per almeno un po’ di tempo alla frenesia e ai rumori della caotica città.

Star Mosque la stella delle moschee

Bangladesh Dhaka Interno della Star Mosque, la Moschea delle stelle.

La Moschea delle stelle risale al 1711 ed ha una raffinata struttura in marmo bianco decorata con motivi floreali a forma di stella che ne fanno una dei più pregevoli esempi architettonici della dinastia Moghul. E’ molto amata dai dhakaiya che la frequentano numerosi per  pregare e sostare sotto le volte  della sua bellezza senza tempo. Vederla è assolutamente necessario senza dimenticare che, che in tutti i luoghi di culto islamico,  bisogna avere le dovute attenzioni all’ingresso: capo coperto per le donne, togliere le scarpe, entrare con vestiti che coprano gambe e braccia

Dhakeshwari Temple il tempio della leggenda

Bangladesh Dhaka. Il tempio indù Dhakeshawari che ha dato il nome alla città di Dacca.

Il nome “Dhakeshwari” significa “Dea di Dacca”  il tempio è il principale luogo di culto indù in Bangladesh. Costruito in epoca medievale nel XII°secolo durante la dinastia Sena  dal re Ballal Sen,ha subito nei secoli numerosi  rimaneggiamenti, ma rimane comunque uno dei monumenti più importanti  di Dacca: si dice che la città prese il nome da questo tempio. Vuole la leggenda che Shiva disperato per la morte dell’amata Dea Sati vagasse per l’universo col suo corpo. Vishnu allora divise il corpo in 52 parti e li fece cadere sulla terra, creando 52 templi dove tutti i popoli potevano rendere omaggio alla dea morta. Uno di questi templi era proprio il Daheshwari che divenne sacro per la religione induista del paese.

Kawran Bazar tutti i colori della frutta

Bangladesh Dhaka. Il suggestivo interno del Kawran Bazaar.

Il mercato ortofrutticolo di Kawran Bazar è il più importante della città ed è qui che bisogna venire per scoprire cosa produce la fertile terra bengalese. Già dalle ore notturne arrivano dalla campagna camion carichi di ogni tipo di merce edibile: verdure mai viste, frutta incredibile, polli, spezie, cereali, che vanno a riempire le centinaia di bancarelle del mercato. Anche qui meglio venire alle prime ore dell’alba, anche se poi per tutto il giorno continua il flusso ininterrotto delle vendita. L’atmosfera non è diversa da tanti altri mercati che si trovano in India o in altri luoghi del sudest asiatico, ma qui è più allegra e gioviale che altrove. Tutti, ma proprio tutti sorridono e vogliono dire qualche battuta incomprensibile in bengalese. Bisogna non darsi una meta precisa e girovagare all’interno del grande mercato a istinto per scoprire in angoli remoti le cose più strane dai profumi più incredibili.

Shahbagh Flower Market tutto il profumo dei fiori

Bangladesh Dhaka. Un venditore al Shahbagh, il più grande mercato dei fiori della capitale bengalese.

Le 7 del mattino sono il momento migliore per vedere  questo vivace e coloratissimo mercato dei fiori dove si possono toccare e odorare dal vivo infiorescenze  viste solo sui libri  di botanica. Oltre ai fiori il mercato offre varie amenità come cartelli colorati per compleanni e addobbi speciali per auto da matrimonio. I bengalesi hanno un rapporto con la natura molto forte e i fiori sono un elemento indispensabile durante i festeggiamenti pubblici come il capodanno bengalese, ma specialmente per quelli privati come compleanni e matrimoni, dove corone di fiori raffinati ornano le teste di tutti, grandi e piccini, donne e uomini. Infine per gli appassionati di shopping il luogo dove si incontra tutta la città è il New Market  il mercato più completo di Dacca, dove è possibile trovare tutto ma proprio tutto ciò che si possa immaginare, tessuti, abiti e gioielli in oro e argento e tantissimo altro.

Tre luoghi per capire la storia del paese

Museo memoriale di Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman

Bangladesh Dhaka. Interno della casa museo di Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman considerato il padre della nazione.

Per capire la storia più recente e travagliata del Bangladesh è utile andare a visitare la casa del “Padre della nazione Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman”; l’edificio venne costruito nel 1961 ne fu teatro di un sanguinario evento: qui il Presidente, insieme a quasi tutta la sua famiglia fu assassinato nel colpo di stato del 15 agosto 1975. Due delle sue figlie erano in Germania Ovest al momento dell’assassinio e si rifugiarono successivamente in India. Una delle due Sheikh Hasina è l’attuale primo ministro del paese dal 2009. La casa è diventata meta delle visite di tutti i bengalesi di tutte le età che vogliono rinnovare il loro impegno per la nazione.

Liberation War Museum

Bangladesh Dhaka Liberation War Museum

Il Liberation War Museum è il racconto per immagini e reperti della marcia per l’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan grazie all’aiuto dell’India nel 1971.   Una fiammella sempre accesa all’ingresso ed  un aereo ed un elicottero militari appesi al soffitto dell’ingresso testimoniano una sofferta lotta costata il sacrificio di migliaia di caduti bengalesi. Dentro all’impressionante struttura architettonica una mostra fotografica e numerosi memorabilia aiutano a capire come si è arrivati all’indipendenza del paese.

Shahid Minair per l’indipendenza linguistica.

Bangladesh Dhaka

Simbolo del nazionalismo bengalese, questo monumento fu costruito per commemorare i martiri dello storico movimento linguistico del 1952 che fu l’embrione della lotta per l’indipendenza dal Pakistan. Il 21 febbraio di ogni anno, centinaia di migliaia di persone con ghirlande floreali e bouquet si riuniscono alla mezzanotte per cominciare la giornata che rende omaggio ai caduti per l’indipendenza.

Il capodanno Bengalese

Bangladesh Dhaka. La sfilata delle maschere è uno dei momenti più importanti della festa del capodanno Bengalese che cade il 14 Aprile.

Il Pahela Baishakh, il primo giorno del Nuovo Anno Bengalese secondo una tradizione che rimanda al calendario solare hindu,  cade il 14 aprile. Tutta la popolazione  lo festeggia. A Dacca ci sono dei festeggiamenti particolari e molto partecipati un po’ dappertutto in città, ma il fulcro della festa è  il Parco Suhrawardi dell’Università. Il Dipartimento di Belle Arti mette in scena lo spettacolo clou della giornata, il Mangal Shobhajatra, una processione festosa con le tipiche maschere giganti riconosciuto dell’UNESCO come “Patrimonio culturale intangibile dell’umanità” del Bangladesh.. Ma il vero spettacolo lo realizza la popolazione:  le donne indossano i loro migliori abiti tradizionali i sari colorati di rosso e bianco e si adornano di braccialetti, collane e fiori sui capelli. Mentre gli uomini indossano semplicemente panjabi colorati. Per i bengalesi è una giornata importantissima che diventa una gioia collettiva contagiosa.

Cox’s Bazaar

Bangladesh, tipiche imbarcazioni a Cox’s Bazaar. Questa spiaggia coi i suoi 120 km è considerata la più lunga al mondo.

Tra i luoghi più belli e da non tralasciare c’è sicuramente Cox’s Bazar. Città, porto e stazione termale nell’estremo sud-est del Bangladesh, vicino Chittagong, conosciuta per il primato della spiaggia più lunga al mondo: 120 km che partono dalla foce del fiume Bakkhali fino a Teknaf. Bandarban, nei pressi del più grande tempio buddhista del Bangladesh. E Sundarbans, dove si può ammirare la più estesa foresta di mangrovie al mondo, patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO nel 997.

La crisi dei Rohingya

Bangladesh Il campo profughi di Cox’s Bazaar raccoglie i profughi scacciati dal Myanmar.

Cox’s Bazar – il campo profughi più grande al mondo – ospita oltre 900.000 Rohinga che, perseguitati e scacciati dalla  Birmania,  hanno trovato rifugio nel vicino Bangladesh.  Considerati una «minaccia alla razza e alla religione», i Rohingya – minoranza etnica musulmana del Myanmar, paese a maggioranza buddista – continuano a subire gravi violazioni dei diritti umani. A livello politico, il Ministro degli Affari Esteri del Bangladesh,  e le organizzazioni internazionali stanno facendo  pressioni sul Myanmar per permettere il ritorno dei Rohingya scacciati dalle loro terre. Dopo aver dato il benvenuto ai Rohingya per più di un anno, le autorità bengalesi chiedono il loro rimpatrio in Myanmar, dichiarando di non essere più nella posizione di accogliere altri rifugiati e minacciando di chiudere il confine a nuovi flussi di sfollati.

Info utili

Nome ufficiale: Repubblica popolare del Bangladesh

Superficie: 147.570 Km2

Popolazione: 168.000.000 milioni di abitanti

Capitale: Dacca (Dhaka)

Altre principali città: Chittagong; Khulna; Rajshahi

Clima: Monsonico tropicale

Lingua ufficiale: Bengali. l’Urdu e l’Hindi sono lingue di minoranza e l’inglese è molto diffuso.

Moneta: L’unità monetaria del Bangladesh è il Taka (TK), diviso in 100 paisa. 1€=94TK

Prefissi internazionali: 00 880, prefisso per il Paese; 2 Dhaka; 31 Chittagong

Fuso orario 6 ore avanti rispetto all’orario del Meridiano di Greenwich; 5 ore avanti rispetto all’Italia (4 ore avanti con l’orario legale)

Come arrivare: dall’Italia volano quotidianamente verso il Bangladesh le compagnie aeree Turkish (con scalo Instanbul),  Emirates (con scalo Dubai) e Qatar (con scalo a Doha).

Visto: per entrare nel paese va richiesto al consolato di Roma o di Milano e viene rilasciato nel giro di una settimana. Ha validità di 3 mesi e costa 60€. Per gli italiani che arrivano a Dacca senza visto c’è la possibilità di ottenere in loco un visto di 15 giorni al costo di 50$.

Info su

Consolato Generale del Bangladesh 

Bangladesh Parjatan Corporation

Testo e foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Si ringrazia per il supporto:

Dr. A.K.Abdul Momen Ministro degli esteri

Dr.Hassan Mahmud Ministro dell’informazione

Dr.Iqbal Ahmed il Console Generale a Milano del Bangladesh

 

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