Oristano e la sua Vernaccia, oro liquido di Sardegna

A Oristano ci sono spiagge incredibili, tradizioni antichissime, natura selvaggia, siti archeologici unici e il vino sardo per antonomasia la vernaccia. La costa centro occidentale  è tutto questo, e in un’isola come la Sardegna di per se già varia come un continente, è una destinazione perfetta per chi cerca un’esperienza vera e non troppo affollata.

Il Golfo di Oristano è una parte della Sardegna che infatti più si presta ad ogni tipo di attività: il territorio particolarmente pianeggiante attorno allo Stagno di Cabras (uno dei più estesi d’Europa), non eccessivamente trafficato, lo rende ad esempio ideale per il turismo su due ruote, con un’abbondanza di percorsi tra stagni, spiagge e saline.

Tutta la zona è poi luogo ideale per la pratica di tanti sport acquatici, favoriti dalla presenza quasi fissa del Maestrale, ma anche Il diving e lo snorkeling sono attività molto praticata, grazie al mare cristallino e ai fondali ricchi di fauna marina. Ma tutta l’area è anche ricchissima di siti archeologici, alcuni dei quali tra i più famosi dell’isola.

Cosa fare

  • Due passi nel centro di Oristano per ammirare il Duomo di Santa Maria Assunta, la più grande cattedrale della Sardegna, ma anche la Torre di Mariano, antica porta di accesso della città e costruita con rocce provenienti da Tharros. In Febbraio poi, durante il Carnevale, immancabile assistere a Sa Sartiglia, storico torneo equestre dalle origini medievali.
  • Visitare Tharros, sull’estremo promontorio meridionale della penisola del Sinis. Insediamento romano, ma prima ancora Fenicio, e prima ancora probabilmente Nuragico, intorno al X sec. diventa capitale del Giudicato di Arborea, per venire poi gradualmente abbandonata in seguito alle sempre più frequenti incursioni arabe. Oggi è possibile visitare il bellissimo sito archeologico che include abitazioni, templi, terme, necropoli e tratti di mura. Il luogo sorge su un promontorio collegato al resto della penisola da una lingua sottile di terra, in uno scenario particolarmente suggestivo. Molto bello da fare a piedi è il percorso che si snoda intorno al promontorio e arriva fino alla torre e al faro.
  • Una gita all’ Isola di mal di Ventre – il nome non deve spaventare (deriverebbe in realtà da una errata interpretazione di “Malu Entu” che in sardo significa ventaccio, vento forte). In effetti il Maestrale è il re incontrastato di queste zone, e spesso i collegamenti con questa isoletta vengono sospesi proprio a causa delle condizioni del mare. Mal di Ventre costituisce, insieme allo Scoglio del Catalano e alla Penisola del Sinis, l’area marina protetta Sinis Mal di Ventre, habitat di una grande varietà di uccelli marini, cetacei, pesci e tartarughe. Per visitare l’isola i collegamenti partono (tempo permettendo) dalla spiaggia di Putzu Idu.
  • Una tappa a Cabras per visitare il Museo Archeologico Marongiu, nel quale è custodita buona parte di una delle scoperte archeologiche più stupefacenti e misteriose della fine del XX secolo: le statue dei I Giganti di Mont’e Prama.
  • Una passeggiata sulla lunga spiaggia di San Giovanni di Sinis. Originariamente borgo di pescatori, conosciuto per le caratteristiche capanne di giunco, oggi San Giovanni è una bellissima località balneare proprio sulla strada che porta a Tharros. Da vedere la piccola e caratteristica Chiesa campestre di origine paleocristiana e dalla forma arrotondata molto particolare, tra le più antiche della Sardegna. Molto piacevole poi, in ogni periodo dell’anno, fermarsi a mangiare (magari un muggine arrosto con un bicchiere di Vernaccia o di Nieddera) presso uno dei chioschi che si trovano lungo la spiaggia.
  • Visitare il piccolo villaggio di San Salvatore di Sinis, a pochi Km da San Giovanni e da Tharros. Un borgo minuscolo composto da piccole casette che hanno iniziato a sorgere a partire dal 1700 intorno alla chiesa omonima, ben più antica e a sua volta costruita sopra un luogo di culto pagano ed un ipogeo che vale la pena visitare (anche se non è semplicissimo trovarlo aperto). Il villaggio, che mantiene un’atmosfera unica e fuori dal tempo, viene abitato solo in occasione delle feste religiose, come le novene e quella in onore del Santo patrono ai primi di Settembre, durante la quale si svolge anche la celebre Corsa degli Scalzi.
  • Birdwatching, ma anche passeggiate a piedi, in mountain bike o a cavallo, snorkeling e immersioni all’Oasi di Seu. Estremità meridionale della Penisola del Sinis, l’Oasi offre una varietà infinita di attrazioni: resti nuragici, torri spagnole, relitti sommersi, oltre ad una ricchissima fauna selvatica e ad alcune delle spiagge più belle della zona. 

Mare

La costa di Oristano si estende per oltre 100Km, caratterizzati da un’alternanza di distese di sabbia candida come quella della lunga spiaggia di San Giovanni di Sinis, o quelle di quarzo  delle famose spiagge di Mari Ermi e Is Arutas e Maimoni, oppure ancora di alte pareti calcaree a picco sul mare, come nella zona di Capo Mannu e di Su Tingiosu, paradiso del kite e wind surf. Distese di chicchi di quarzo che si affacciano su acque di una purezza cristallina, le spiagge di questa parte di Sardegna sono dei veri gioielli.

In particolare Is Arutas è una spiaggia unica, che si estende per varie centinaia di metri, e famosa per il  tipo di sabbia, composta da piccoli granelli di quarzo simili a chicchi di riso. Come le altre spiagge della costa del Sinis, è molto frequentata anche dagli appassionati di surf anche nei mesi invernali.

Tipicità del territorio

 La Bottarga – chiamato anche caviale sardo, è una specialità dall’origine molto antica tipica dell’oristanese. Si ottiene dall’essiccazione delle uova di muggine (talvolta anche di tonno). Viene servita a fettine sottili, magari per accompagnare carciofi o sedano con un filo d’olio, oppure grattugiata, principalmente sulla pasta, ma si presta anche a molti altri utilizzi.

Su Pani Pintau – tipico pane decorato della Sardegna, che nella zona dell’Oristanese ha però una tradizione radicata. Scolpito in forme elaboratissime, veniva originariamente riservato alle occasioni di festa (feste religiose, ma anche matrimoni, battesimi, etc). Altre specialità locali sono le olive e la cipolla di Tramatza.

Il vino

Vernaccia di Oristano

L’origine di questo vitigno si perde in tempi molto remoti. Alcuni fanno risalire il suo nome alla caratteristica di quest’uva di maturare piuttosto tardi, quasi in inverno, da cui il latino Ibernaceum, oppure dal fatto che veniva consumata principalmente in inverno: vernatico. Ma l’ipotesi più accreditata fa invece risalire la sua origine al latino vernaculus (cioè del luogo), indicando in senso generico qualcosa di autoctono e locale. Questo potrebbe spiegare anche perché tra tutti i tipi di Vernaccia attualmente presenti in Italia (quelli ufficialmente registrati sono tre: la Vernaccia di San Gimignano, quella di Serrapetrona a bacca nera e quella di Oristano appunto, ma il termine Vernaccia si ritrova almeno in 10 regioni), sembra non esistere alcun legame genetico. Si tratterebbe quindi di un termine generico per indicare: vino del luogo. Ed in Sardegna la Vernaccia sembra essere una varietà locale davvero da moltissimo tempo. Recenti ritrovamenti di vinaccioli di Vernaccia e Malvasia risalenti a circa 3000 anni fa, sembrano dimostrare che la viticoltura in Sardegna ci sia nata più che essere stata importata, o che almeno per alcune tipologie di vite è stato cosi.

La vinificazione della Vernaccia di Oristano è un’altra particolarità. Questo vino infatti affina in botte e diventa il prodotto prezioso che è, grazie all’azione dei lieviti Flor. Questi lieviti molto particolari, lavorano anche in condizioni normalmente proibitive per altri tipi di lieviti, e formano un velo sulla superficie del vino, che lo protegge da un’eccessiva ossidazione, mentre conferisce i tipici aromi mandorlati e lievemente amari che lo contraddistinguono. L’azione dei lieviti Flor è spontanea, non si può forzare e avviene solo in determinate condizioni di temperatura e umidità, oltre che di “territorialità”. All’interno della DOC Vernaccia di Oristano ricadono 17 comuni.

L’assaggio

L’ Azienda: Orro
Vino: Vernaccia di Oristano
A Tramatza, piccolo borgo rurale non lontano da Oristano, si trova Orro, un’ azienda familiare che coltiva la terra da generazioni e che produce coraggiosamente e meravigliosamente Vernaccia da alcuni decenni. Fondamentale per l’azienda è la difesa della biodiversità e la pratica di un’agricoltura sostenibile e attenta all’ambiente. Vengono coltivati solo ortaggi da cui si ricavano salse e conserve e vitigni autoctoni, come appunto la Vernaccia (bacca bianca) e il Nieddera (bacca rossa).  L’azienda è anche Fattoria Didattica, e organizza percorsi degustativi anche per visitatori. La Famiglia Orro è anche promotrice dell’ Ecomuseo della Vernaccia, organizzazione che, in mancanza di un vero Consorzio locale, prevede oltre alla salvaguardia del Vitigno, varie attività per i soci, tra cui corsi di inglese, di analisi sensoriale e di conoscenza del territorio.

Vino:Tzinnigas Valle del Tirso IGT
Annata: 2018
Uvaggio: Vernaccia in purezza
Dopo la vinificazione in bianco, il vino affina in acciaio per circa 6 mesi prima di essere imbottigliato. Colore giallo paglierino dai riflessi verdastri. Il naso rivela subito una forte connotazione sapida, quasi marina, arricchita da note agrumate e di mandorla amara. Il sorso pieno ma fresco apre su una bellissima salinità e chiude con un finale (lungo) balsamico e dalle note amare tipiche del vitigno.

Vino: Vernaccia DOC
Annata: 2010
Uvaggio: Vernaccia in purezza
Dopo la vinificazione in bianco, il vino affina in botti colme di castagno per circa 60 mesi. Colore ambrato intenso. Al naso caramello e frutta secca (fichi e datteri) precorrono il il sorso che è succoso e morbido, vellutato e pastoso eppure vivace e scorrevole, ben bilanciato dalla spiccata acidità, dono del lievito Flor. La definizione tipica Murruai, dal latino mirratum (arricchito da Mirra), rende bene l’idea.

Vino: Passentzia
Annata: 2014
Uvaggio: Vernaccia
Vino ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve passite, che affina poi minimo 18 mesi in acciaio prima di essere imbottigliato. Colore dorato con riflessi ambrati. Il naso rivela subito miele (di agrumi ed eucalipto), bilanciato da una forte nota agrumata. In bocca è molto cremoso (crema all’uovo) e vellutato con un forte retrogusto di mandorla.

Testo e foto di Elisa Bosco| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Itinerari nel bicchiere” una serie di articoli sulle località italiane viste attraverso il vino, i territori dove nasce e le aziende che lo producono. Bere il nettare divino significa anche andare a cercarlo sul territorio e scoprire le meraviglie del nostro Belpaese. Per noi lo fa la nostra wine-specialist Elisa Bosco che ogni mese ci propone un angolo d’Italia tutta da scoprire e da bere.

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