Cicerone nome dalle molte sfumature

Solo per dovere storico, ricordiamo chi è stato Marco Tullio Cicerone: avvocato, uomo politico, scrittore, filosofo e oratore, nato ad Arpino, provincia di Frosinone, il 3 gennaio dell’anno 106 avanti Cristo. In questo paesino tra i monti della valle del fiume Liri, l’orgoglio di aver dato i natali a un personaggio del calibro di Cicerone è altissimo: tant’è che una lapide infissa nella Porta Napoli del paese (in lingua latina) così recita: “…o viandante, stai entrando in Arpino, fondata da Saturno, città dei Volsci, municipio dei Romani, patria di Marco Tullio Cicerone, principe di eloquenza; riconosci il suo prestigio e vivi in salute”. Cicerone, morto poi a Formia (odierna provincia di Latina) il 7 dicembre del 43 a.C., è anche sinonimo di Roma, la città nella quale ha vissuto, combattuto mille battaglie sino a soccombere, vittima designata di intrighi politici. Per tratteggiare sino in fondo la figura dell’antico Romano, si può completare il quadro dicendo che Cicerone, di famiglia agiata, è divenuto famoso anche e soprattutto per la sua vastissima produzione letteraria, che va dalle orazioni agli scritti di filosofia e retorica; l’uomo politico ha inoltre saputo offrire un prezioso e puntuale ritratto della società romana negli ultimi travagliati anni della Repubblica. Sotto il profilo squisitamente letterario, Cicerone rimane come esempio per i molto autori del I secolo a.C. – suoi contemporanei – e insieme efficace modello della letteratura latina classica. In ultima analisi, Cicerone era un personaggio “serio”, stimato e temuto, ma non privo di difetti che, alla lunga, hanno finito per consegnare ai posteri una sua immagine in un certo senso distorta e non reale, oggetto spesso di benevolo dileggio.

Cosa aveva fatto di non completamente corretto, considerando il ruolo che rivestiva nella società? Quale alto rappresentante della Repubblica, agiva in concreto come conservatore dei privilegi dell’aristocrazia nella quale amava specchiarsi pur non appartenendovi e nei confronti della quale altalenava tra sentimenti di spocchiosa superiorità e di ingiustificata inferiorità. Era abilissimo nelle relazioni pubbliche (oggi sarebbe un big indiscusso!) ma utilizzava le persone con le quali veniva in contatto da perfetto opportunista e manipolatore ed era instabile anche nelle amicizie (alcune profonde) e nelle inimicizie (non di rado devastanti). Arrivato alla carica di Console, è passato alla storia per aver salvato la patria dalla congiura di Catilina; non appagato da tanto successo, ha agito come l’ultimo dei dittatori facendo giustiziare i congiurati senza nemmeno processarli. La sua vita è stata un continuo agitarsi fra episodi bellicosi e ricerca di pace, mai abbandonando un atteggiamento di potenza e di presunzione che il popolino non gli perdonava. Non ha fatto una bella fine; all’età di poco più di sessant’anni, è stato ucciso dai sicari di Antonio nella sua dimora di Formia. Ultimo sfregio al suo parlare e scrivere – a volte oltraggioso e pericoloso – il taglio delle mani e della testa.

Infine c’è il “cicerone” della lingua italiana (scritto con la “c” minuscola) che sta per: oratore da poco, persona eloquente a sproposito e quindi saccente; ancora: guida turistica improvvisata. Specie quest’ultima qualifica ha preso decisamente piede tra gli abitanti della penisola: tutti, viaggiando, abbiamo trovato persone che ci affiancano e iniziano a decantare un monumento, una chiesa; individui che all’inizio sopportiamo, gratificandoli magari di finto interessamento, ma che alla fine ci danno disagio, fastidio. Ci risulta insopportabile quel farsi belli con descrizioni imparate a memoria. Forse come nel Settecento facevano tanti italiani – un po’ in tutte le regioni – circuendo i viaggiatori stranieri del famoso Grand Tour, che arrivavano per scoprire l’Italia e i suoi monumenti. È infine anche una questione di onomatopea: quel “cice” richiama alla mente delle persone semplici, parole quali “inciucio” e “cicisbeo”; suoni che tanto assomigliano alla “chiacchiera”. Altri nomi hanno generato per similitudine e impiego popolare, parole diverse: Cesare ha dato luogo al Kaiser, allo Zar e il nome è quindi sinonimo di personaggio autorevole, carismatico. Così come Mecenate, protettore di artisti immortali, è abbinato al termine arte. Infine Marco Antonio, alto e possente, ci fa pensare a qualcuno che è dotato di strapotere fisico; un individuo sano e probabilmente portatore di grande passione amorosa. Nel caso del rivale di Cesare, chiedere a Cleopatra!

Libertas Dicendi n°228 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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