Moldavia: 5 monasteri, un eremita e qualche leggenda

Grande quanto Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria messe assieme, la Moldavia (o Moldova) pullula di antichi monasteri rupestri, ben 58, tutti restaurati e risistemati dopo l’uscita dall’URSS.

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Un eremita in un monastero della Moldavia © Gisella Motta

Una realtà quindi molto particolare che conferisce una connotazione diversa a questo territorio verdeggiante, pieno di vigneti e senza fabbriche che inquinano. Un territorio bucolico punteggiato da eremi che si innalzano su spuntoni di roccia. monasteri rupestri moldavi, che qui elenchiamo, sono tra i più vecchi monumenti architettonici, testimoni dello sviluppo della civilizzazione tra i Carpazi e il Mar Nero, risalgono ai secoli XIII-XIV e hanno un fascino mescolato al misticismo che conquista il visitatore.

Un eremita in carne e ossa

Gli eremiti sono una razza in via di estinzione e non tutti i giorni se ne incontra uno in carne ed ossa.  Ma chi arriva fino al complesso archeologico di Orheiul Vechi (a una sessantina di km a nord-est di Chisinau) può vedere da vicino l’ultimo monaco eremita Efima, custode del suggestivo monastero rupestre, ricavato nelle grotte del canyon del fiume Raut. Efima vive in una grotta. Per tutta la giornata è seduto immobile su una sedia dove prega ininterrottamente. Ha barba e capelli lunghi, incolti e grigi, indossa da tempo immemorabile un saio marrone e per letto ha un pagliericcio buttato in un angolo. E’ vecchissimo, anche se nessuno sa dire esattamente quale sia la sua età. Ogni tanto chiude gli occhi e pare assopirsi, ma è solo un’impressione. Quando li apre e fissa il visitatore, quegli occhi azzurri raccontano una storia di pace interiore, di pietas per la gente, di profonda religiosità. Il turista resta immobile, con il timore di disturbare quell’eremita che prega in un mondo tutto suo e che, alla fine, piega leggermente la testa in segno di ringraziamento di fronte a un’offerta in denaro o a una candela accesa.  Vien voglia di pregare di fronte a Efima, di ricevere una benedizione, una carezza perché intorno a lui si respira un’aria di santità.

Fra monasteri e leggende

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© Gisella Motta

L’antica città di Orheuil Vechi è una specie di perla archeologica. Le sue rovine comprendono i resti di una moschea, due mausolei e altro, tra cui un’antica fortezza, costruita da Stefan del Mare nel XIV secolo, oltre al monastero ricavato nella parete calcarea. Va sottolineato che questo eremo fu costruito nel XIII secolo e fu usato, non solo come luogo di culto, ma anche come rifugio. Al suo interno, infatti, esiste un lungo labirinto di corridoi e grotte, in cui si nascondevano i monaci e i perseguitati dagli invasori di turno. Il costone roccioso centrale di Orheiul Vechi si chiama Pestera: il nome deriva dalle numerose grotte che sono state ricavate dalla roccia (“Pestera” in romeno significa “grotte”). Nella foresta di Orhei nella valle di Vatici, su una sponda del fiume Vatic, tra ricche colline ricoperte di foreste, giardini e frutteti, sorge il Monastero di Curchi è uno dei monumenti architettonici più importanti e anche uno dei più belli e famosi della regione. Il monastero ha un ricco passato religioso e culturale che dura da più di due secoli.

© Gisella Motta

Fu fondato nel 1773-1775 e nei suoi locali furono costruite diverse chiese: San Demetrio, una chiesa in legno costruita nel 1775 da Ioan Curchi; Naşterea Domnului, una chiesa in pietra costruita nel 1810; la chiesa invernale di San Demetrio costruita nel 1844; la chiesa estiva di Naşterea Domnului costruita nel 1872; e la chiesa invernale di San Nicola (incompiuta), costruita nel 1936-1939. La chiesa principale del monastero, la cattedrale Naşterea Domnului (1872), fu costruita in stile barocco, ispirata alla chiesa di Sant’Andrea a Kiev, progettata dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli. La cattedrale ha la cupola più alta della Moldova, e raggiunge un’altezza di 57 metri. Durante la seconda guerra mondiale, un incendio distrusse le icone e l’iconostasi dorata all’interno della chiesa. Inoltre, due dei quattro campanili originali sono stati distrutti.  Poi, purtroppo, dal 1959 al 1995,il monastero fu usato come ospedale psichiatrico.  Dal 2006 è iniziata la fase di ristrutturazione che l’ha riportato agli antichi splendori.

Tra i più belli, va annoverato anche quello di Saharna, circondato da una rilassante riserva naturale  con venti cascate. Non lontano da Chisinau, il monastero di Saharna forma  un enorme complesso derivato da un insediamento rupestre religioso del XIV-XV sec. E’ frequentatissimo  soprattutto per i riti esorcistici di massa che fino a quattro anni or sono si svolgevano ogni giovedì sera. Queste pratiche però sono state vietate dalla chiesa ortodossa e attualmente se qualcosa avviene, è solo ad uso dei turisti.

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© Gisella Motta

Il Monastero Tipova è uno dei più interessanti. Scavato nella roccia, su una sponda del fiume Nistru, è composto da tre diversi edifici, il più antico dei quali risale all’anno Mille. Il  monastero “Adormirea Maicii Domnului” è costituito da due diverse sezioni, quella nuova che non è di particolare interesse e quella vecchia che è una vera meraviglia! Si tratta di una costruzione interamente incavata all’ interno di una parete rocciosa verticale che si affaccia sul fiume Nistru. Per poter scendere fin lì bisogna seguire un sentiero con pendenze molto pronunciate quindi è opportuno farsi accompagnare dai monaci che vivono nella parte nuova del monastero e che sono gentilissimi. Offrono anche il vino di loro produzione agli stranieri. Una leggenda racconta che al monastero di Tipova è morto il poeta mitologico Orfeo considerato il padre dalla poesia. La sua tomba si troverebbe a poca distanza dal monastero rupestre. Ma la leggenda più importante è quella legata al Gran Signor e Santo Stefan del Mare che, si dice, proprio qui convolò a nozze con una delle sue mogli, Maria Voichita, a metà del secolo XV.

Il monastero di Capriana è situato nelle vicinanze di  Straseni, nell’isolato villaggio di Capriana. Costruito sulla riva del lago nel XIV secolo e scampato alla politica ateista militante del regime comunista, ha al suo interno tre sezioni, ognuna appartenente ad un’epoca differente. La parte più antica è la chiesa dell’Assunzione della Vergine. Quella di San Nicola, invece, fu eretta nel XIX secolo, mentre la chiesa di San Giorgio all’inizio del XX secolo. Al suo interno presenta pareti affrescate con vividi colori, miracolosamente sopravvissuti al degrado dell’epoca sovietica. 

Testo di Graziella Leporati | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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