La Menta non mente

Foto di wong gebang da Pixabay

Oggi parliamo di una pianta diffusissima. Quasi tutte le case di campagna e molti balconi di città hanno vasi di erbe aromatiche, fiori; in alcuni casi anche di frutta e di verdura (i pomodori vanno di gran moda, per esempio!). La pianta aromatica più diffusa, quella che annusandola o palpandole con delicatezza le foglie piace più di tutte, è senza alcun dubbio la menta. Il nome è stato usato per la prima volta da Plinio il Vecchio, scrittore, ammiraglio e naturalista romano, morto per l’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei nel 79 dopo Cristo. Il nome greco (Minthe o Myntha) era quello di una ninfa che la leggenda accomuna a diversi personaggi storici: a Plutone che amava, ma del quale era ossessivamente gelosa, tanto da indurre il dio a trasformarla in pianta; oppure come giovane che aveva rifiutato le avances di Giove ed era stata da lui mutata in una pianticella odorosa. La menta è pianta millenaria ed era conosciuta nell’antico Egitto, in Grecia e a Roma; veniva impiegata per impacchi, infusi benefici e olii da spalmare. A seconda della specie, le piantine di menta possono riserbare sorprese anche in fatto di altezza: possono variare da pochi centimetri fino a un metro circa. Belli anche i colori, quello del fusto varia tra il verde e il violetto mentre le foglie sono quasi sempre di un verde carico, tendente allo scuro. I fiori, quando la pianta “matura”, hanno in genere un odore intenso che con facilità si sovrappone ad altri. Curioso anche il fatto che presso alcune popolazioni la menta fosse ritenuta un afrodisiaco: i rami fioriti della pianta venivano intrecciati a formare le corone delle spose e sul pavimento della camera da letto venivano sparse foglie di menta.

Foto di wong gebang da Pixabay

Non è facile crederlo, ma sono più di seicento le varietà di menta esistenti; come dire: è talmente popolare che la si trova ad ogni latitudine però, di preferenza, predilige zone ombreggiate piuttosto che in pieno sole e climi che hanno una primavera magari fresca e umida e delle estati calde e asciutte; delle otto specie di menta presenti sul territorio italiano, sei si trovano nell’arco alpino. L’impollinazione della menta avviene tramite insetti tipo ditteri (mosche, zanzare) imenotteri (api, vespe e formiche) raramente lepidotteri (farfalle). Quale uso si faccia della menta, pianta universale, è presto detto: in cucina per aromatizzare semifreddi, frutta, gelato, paste, risotti e verdure; le foglie, ricche di mentolo, possiedono un principio attivo che dona alla menta molteplici virtù: è rinfrescante, digestiva, antisettica, antispasmodica, anti fermentante, dissetante, tonificante: vanta persino proprietà analgesiche, seppure molto blande. Ciò non toglie che venga anche impiegata come collutorio, per alleviare la febbre, alcune forme d’asma, per combattere i sintomi influenzali; alcuni infine usano le foglie di menta per attenuare il prurito dovuto a punture d’insetto o per lenire piccole ustioni. Gli amanti delle bevande “forti” rinunciano però a tutto questo: loro si limitano a usare la menta solo per completare la bontà di un mojito!

Foto di silviarita da Pixabay

C’è un luogo in Italia che, più di altri, è diventato famoso grazie alla coltivazione della menta; si tratta di Pancalieri, un centro agricolo situato a una trentina di chilometri dal capoluogo piemontese. La tradizione della cura delle piante officinali ha avuto inizio in zona sin dagli ultimi anni del 1800 grazie ad alcune condizioni ideali: terreno fresco, leggero, buona esposizione al sole. Il vecchio alveo del fiume Po – che scorreva dove oggi si trova il paese – ha dato ai terreni agricoli una notevole fertilità che è risultata ideale per la produzione intensiva della menta piperita, qui definita senza mezzi termini “la migliore del mondo”. La coltivazione della menta a Pancalieri ha avuto inizio nell’anno 1865; nei mesi di luglio e agosto, dopo la raccolta del prodotto fresco nei diversi campi della zona, si passa alla distillazione in grandi alambicchi che contengono ciascuno circa dieci quintali di erba verde e vengono attraversati da una corrente di vapore a bassa pressione. Si ha un’idea dell’importanza in zona di questa lavorazione anche dal numero di distillerie di menta che vi sono: erano 17 nel 1914 per un totale di 71 alambicchi; distillerie aumentate a 22 nel 1924 e addirittura a 70 nel 1926. Oggi le distillerie rimaste nel territorio sono una quindicina, con 40 alambicchi funzionanti. Conclusione: vale la pena di andare a Pancalieri per visitarle e far rifornimento dei vari prodotti “figli” della menta piperita: prodotti dolciari, liquori, sciroppi, articoli cosmetici, eccetera. Il profumo di menta che tutto avvolge è comunque gratuito e “annusabile” dappertutto!

Libertas Dicendi n° 235 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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