Voci dal Medioevo, Monteleone di Spoleto

Monteleone di Spoleto, il “Leone degli Appennini”

Monteleone di Spoleto

Monteleone sorge in posizione strategica su un poggio che domina la valle del fiume Corno in un’ampia e fertile conca modellata da dolci colli con insediamenti sparsi. Qui le siepi delimitano piccoli appezzamenti coltivati prevalentemente a farro DOP, in un territorio abitato fin dall’età del bronzo poi dai romani, dai Longobardi (Santa Maria de Equo) e successivamente divenuto avamposto a confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. La principale testimonianza della presenza di comunità organizzate in antichità è rappresentata dal  ritrovamento, all’inizio del XX secolo, di una necropoli con 44 tombe presso Colle del Capitano: qui nel 1902 fu rinvenuta una biga di fattura etrusca del VI secolo a.C. dall’inestimabile valore storico esposta al Metropolitan Museum di New York. Il toponimo sembra derivare dall’appellativo di “leone degli Appennini”, per il suo manifestarsi al viaggiatore come un castello cinto da mura e torri in posizione strategica lungo importanti vie di comunicazione e come baluardo dello Stato Pontificio verso il regno di Napoli. Forse anche per il carattere fiero e bellicoso dei suoi abitanti.

La posizione di Monteleone è strettamente correlata alla presenza di antiche vie di comunicazione che da tempo immemore qui convergono: quella verso settentrione per Ponte e Norcia, quella a sud per Leonessa e la strada che verso est conduceva alla Salaria e quindi alla valle del fiume Tronto sono gli assi viari più importanti già conosciuti in epoca protostorica. A questi si aggiunsero nel XVII secolo la via del ferro verso la val Casana e la bassa Valnerina (per il trasporto del minerale estratto dalla miniere di monte Birbone) e molte strade montane utilizzate da secoli per la transumanza delle greggi.

Entrando dalla Porta spoletina si apre Corso Vittorio Emanuele II che, fiancheggiato da edifici gentilizi del XVI – XVIII secolo, conduce alla scalinata che sale attraverso torre dell’orologio nella zona più antica dove sono il Palazzo dei priori, la Chiesa di San Francesco, la piazza del Mercato ed il Portico delle Misure.

Questi edifici e monumenti testimoniano ancora oggi gli “antichi splendori” e l’anima di Monteleone, un “castello di confine” posto a guardia del territorio della Valnerina.

Sulle orme del Principe Guerriero, il Museo della Biga

Il chiostro di San Francesco.

Il personaggio più  illustre di Monteleone fu, probabilmente, un principe del locale popolo del sacro fiume Nahar che nel secondo quarto del VI secolo a.C. fece costruire (in stile ionico, da un artigiano etrusco di Perugia o di Chiusi) una biga che volle seppellita nel suo tumulo per presentarsi con essa al cospetto degli dei. Di questa, oggi esposta al Metropolitan Museum di New York, è esposta nel complesso di San Francesco una copia fedele realizzata dalla scuola d’arte dello scultore Giacomo Manzù.

La copia della biga, esposta nel complesso di San Francesco.

La biga non era un simbolo di guerra ma un emblema aristocratico. Il trittico dei pannelli che la compongono presenta scene della vita del guerriero che vanno dall’iniziazione con consegna delle armi al combattimento glorioso, per finire con l’apoteosi che rende l’eroe un semidio.

La struttura è in legno di noce ricoperto di pannelli e lamine di bronzo. Tra i soggetti mitologici rappresentati a sbalzo si possono osservare, nel pannello centrale, la testa di Medusa sopra al muso di un felino ringhiante sormontata da un elmo corinzio con testa di ariete. Una donna (a sinistra), identificata con Teti figlia di Oceano, consegna le armi forgiate da Efesto (elmo), ad Achille (a destra). Nel pannello di sinistra il duello tra Achille e Mémnon e nel pannello di destra l’apoteosi di Achille che si invola nella Terra dei Beati su una biga simile a quella sulla quale è rappresentato. Altre figure umane ed animali impreziosiscono il reperto che è dotato di due ruote ad otto raggi e di un lungo timone.

La Via del Ferro

Uno scorcio di una via del borgo.

Il territorio ebbe in passato una certa importanza per l’estrazione del ferro. Le aree di prelievo erano distribuite in diversi punti del territorio. Le miniere più ricche furono quelle di Monte Birbone nella zona di Butino. Una forte spinta all’estrazione venne data da Papa Urbano VIII che, nel 1634, fece aprire la “via del ferro”: una strada che dalla Flaminia attraversava Montefranco, Ferentillo, Caso, Gavelli e raggiungeva Monteleone per poi proseguire per Cascia e Norcia attraverso il ponte delle Ferriere costruito a cavallo del fiume Corno. Qui si trovava la fonderia che utilizzava le acque del fiume per i processi di lavorazione del minerale. Dopo alterne vicende le miniere furono chiuse alla fine del Settecento. All’inizio dell’Ottocento fu individuata la lignite in un giacimento nella vallata del torrente Vorga (affluente di sinistra del Corno), che venne utilizzata per l’industria siderurgica ternana fino alla Seconda guerra mondiale. La lignite fu trasportata attraverso una teleferica fino a Ferentillo e poi da lì trasferita alle acciaierie di Terni per mezzo di trasporti su rotaia.

La Valle del Corno, dove l’Umbria diventa più verde

L’area è divisa dall’ampio fondovalle del fiume Corno che nascendo dal versante settentrionale del massiccio del monte Terminillo (2217 m s.l.m.) ne convoglia le acque con un flusso a carattere stagionale. L’area occidentale del territorio è delimitata dal crinale dei monti Carpellone, Aspra, Motola, Birbone e Sciudri (tutti tra i 1400 e i 1700 m s.l.m.). Il castello di Monteleone sorge in un’ampia area collinare alle falde di questa piccola catena montuosa. Lungo il versante destro del fiume Corno l’area orientale è dominata dal monte Cornuvolo (1365 m) che sovrasta il piano di Ruscio delimitato a sud dalla valle di Rescia ed a nord dai dolci rilievi oltre l’abitato di Trivio che immettono nel territorio di Cascia.

La natura sui monti

Qui, in una delle aree più lontane dalle moderne vie di comunicazione, si è in presenza di emergenze naturali di grande valore. I versanti di monte Aspra, monte Motola e monte Cornuvolo sono coperti da estesi boschi di faggio e cerro nei quali vivono mammiferi tipici della fauna appenninica come il lupo, il gatto selvatico, il capriolo ed il cinghiale. Nei pascoli sommitali vola l’aquila a caccia di lepri e starne, mentre il picchio rosso va in cerca di insetti nei tronchi marcescenti e l’astore pattuglia gli ombrosi boschi in cerca di colombacci.

Qui molti possono essere gli itinerari da percorrere a piedi, in mountain bike e a cavallo: da quelli del monte Aspra con splendide viste sui monti Sibillini e sul Terminillo alle più tranquille passeggiate lungo i colli e nelle vallette che convergono nel corso del Corno, ma che permettono in ogni caso di immergersi totalmente nella storia e nella natura di questo angolo remoto di Appennino.

Informazioni

Consulta il sito del comune di Monteleone di Spoleto per info su orari e biglietti dei musei.

Testo di Paolo Aramini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com