La stupidità secondo Carlo M. Cipolla

L’anno nuovo è cominciato con i fuochi d’artificio, i botti di fine anno e gli immancabili feriti: chi ci ha lasciato una mano, chi un occhio, chi ha subito menomazioni varie. Subito dopo sono entrati in scena i botti veri: in Iraq, in Libia, con la prospettiva che possano aumentare in frequenza e in potenza nell’immediato futuro, dato che i “pensieri atomici” riprendono vigore. E qui già abbiamo sotto gli occhi un campionario indicativo di individui che, più che irresponsabili, danno credito (nessuno escluso) alla teoria di Carlo M. Cipolla (1922-2000) sulla stupidità umana. Chi era questo signore che ha avuto la seriosa leggerezza intellettuale di affrontare – al di là dell’importanza riconosciuta dei suoi insegnamenti – un argomento all’apparenza impensabile, quasi un gioco, sul comportamento del genere umano? Cipolla era un pavese (nato e morto nella città del Ticino) che ha avuto una vita accademica a dir poco prodigiosa, iniziata a soli 27 anni con la sua prima cattedra di storia dell’economia, a Catania. Ha poi proseguito gli studi alla Sorbona di Parigi e alla London School of Economics. Ha fatto seguito una lunga carriera universitaria in diversi atenei italiani, prima di trasferirsi negli Stati Uniti come full professor all’università di Berkeley in California. Una curiosità: le biografie ufficiali e meno ufficiali riportano nome e cognome come Carlo M. Cipolla, ma l’aggiunta della “M” – non avendo mai avuto un secondo nome – è l’iniziale che il professore-scrittore si è inventata per riempire la casella (middle name) che le università americane portano stampata nei moduli d’ammissione agli atenei.

A questo punto la “storia” diventa imprevedibile, curiosa e divertente. Durante la sua permanenza americana, Cipolla, che ha sempre pubblicato i suoi studi economici – diciamo “seri” – con la casa editrice Il Mulino, chiede nel 1973 ai responsabili della stessa di stampargli due saggi satirici scritti in inglese, per farne omaggio ai suoi amici per Natale. Il primo è una frizzante parodia del suo modo di “fare” storia economica, con riferimento all’antichità e al medioevo. Lo studioso ipotizza infatti, quale causa del declino e successiva caduta dell’Impero Romano, l’impiego del piombo nella fabbricazione e nell’uso degli oggetti casalinghi; metallo pericoloso, il piombo, in grado di provocare una diffusa sterilità nella classe dirigente romana, che diviene facile preda delle successive invasioni barbariche. La successiva riflessione riguarda l’importanza e la diffusione del commercio delle spezie, in modo speciale il pepe, nella stagione di mezzo chiamata medioevo; Cipolla arriva a pensare che Pietro l’Eremita – organizzatore della prima crociata in Terrasanta – l’abbia realizzata per riaprire le rotte dei commerci con l’Oriente; sapeva, il sant’uomo, che il pepe avrebbe contribuito non poco al “ripopolamento” dell’Europa! Il saggio si conclude con la citazione storica di altri avvenimenti destabilizzanti: guerre reali (quella dei cent’anni fra Inghilterra e Francia) ed economiche (vino, lana) per finire con la peste del 1300 e l’ingresso nel Rinascimento italiano che conclude l’età di mezzo.

Il secondo saggio (The Basic Laws of Human Stupidity) scritto in inglese nel 1976, è stato unito al primo nell’edizione del 1988 intitolata Allegro ma non troppo. Libro di enorme successo commerciale, questo, più volte ristampato negli anni seguenti e tradotto in tredici lingue diverse, fra le quali l’ultima è proprio l’inglese (lingua della prima stesura). Carlo M. Cipolla sostiene che Le leggi fondamentali della stupidità umana sono cinque; Prima: sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Seconda: la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa. Terza (ed aurea): una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. Quarta: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento o luogo e in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore. Quinta: la persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista. Conclusione finale dello studioso pavese: lo stupido è più pericoloso del bandito!

Libertas Dicendi n° 243 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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