Noi Lombardi alle Crociate del Covid-19

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Covid ché? Ma dai! È il bacillo di Wuhan, detto anche affettuosamente Coronavirus! Cosa c’entrano poi le Crociate e Giuseppe Verdi? Niente, se non che gli abitanti della Lombardia (in modo speciale) si trovano a fronteggiare un morbo semi sconosciuto, sottilmente subdolo e viene da pensare che persino il sommo compositore non riuscirebbe oggi a metter in scena la sua opera alla Scala (la prima data 1843) per l’impossibilità di aggregare sul palco i componenti del coro; troppa gente e troppi rischi per la salute! Entrando nella realtà del calendario, oggi è il quinto giorno di coprifuoco imposto per legge ed è un venerdì diverso. Va detto subito che c’è la parte seria delle storie ed è quella che riguarda i vari aspetti del coronavirus che ci vengono ripetuti sino allo sfinimento: insorgenza del contagio, suo sviluppo geografico, cosa fare per tenerlo lontano, come comportarsi se (disgraziatamente) si rimane colpiti dall’infezione; sono nozioni base che tutti debbono conoscere e alle quali dar credito, annullando i suggerimenti chiaramente strampalati (e non sono pochi!). Poi c’è tutto il resto ed è un universo che assomma paure, ingenuità, ignoranza, malafede, ottusità, egoismi; si salvano il proverbiale buon senso e quello di responsabilità della maggior parte delle persone ed anche un po’aiuta una contenuta dose di ironia nell’affrontare i problemi che via via si presentano. Come osservatore del fenomeno sanitario e sociale, mi scopro qualche volta divertito, più spesso allibito e incredulo, per tutto ciò che vedo e sento da un paio di mesi a questo funesto fine febbraio. Le piccole storie del coronavirus che leggo e ascolto, suggeriscono più di un motivo di riflessione, anche quando sono involontariamente comiche; alcune poi rasentano i confini dell’incredibile o addirittura dell’assurdo.

Foto di Ashutosh Goyal da Pixabay

Ecco allora qualche scampolo del tempo del Coronavirus. L’infermiera che mi ha seguito con professionalità e affetto, oramai amica carissima, mi ha detto di pazienti (sono sempre visite domiciliari, le sue) che le hanno chiesto se potevano per precauzione usare l’alcool denaturato per pulire superfici e oggetti della casa oltre che mani e sedere (!) almeno una volta al giorno. Altra esperienza poco piacevole, quella di una badante che frugava nella sua sacca dei medicinali per rubare mascherine di scorta e prodotti detergenti (…ne avevo bisogno, la giustificazione). Non pochi sprovveduti hanno dato credito alla notizia che il coronavirus si combatte bevendo candeggina, in grado di distruggere il 99,9% dei malefici batteri. La psicosi della malattia incide negativamente sui più deboli: di fisico e spirito; non mancano individui spregevoli che suonano il citofono asserendo che sono lì per fare il test del coronavirus e non per rubare, una volta accolti in casa. Poi le scorte assurde di alimentari, detersivi, prodotti igienici nei supermercati: bene per i loro conti correnti, male per l’economia domestica delle sprovvedute famiglie. Non si trovano più mascherine e subito c’è chi ha “inventato” la mascherina fai-da-te: un foglio di carta scottex plissettato, piegato e un elastico fissato con un punto metallico e il gioco è fatto: lo si può appendere alle orecchie ed è rinnovabile all’infinito. Milano città fantasma; poca gente per le strade che per di più si evita; tutti tengono le distanze (due metri possono bastare?) poi, in preda al panico, si affollano al pronto soccorso respirando fiati e goccioline di chi (magari) il coronavirus l’ha per davvero in incubazione.

Ah! Le fakenews! Ce ne sono per tutti i gusti: se vai in Francia o in Inghilterra, rischi la quarantena appena arrivato. Persino il Kuwait (quanti sanno dov’è sistemato?) non vuole l’arrivo di italiani e Mauritius, l’isola dell’Oceano Indiano, li ha rispediti (solo quelli lombardi) con lo stesso aereo col quale erano arrivati. C’è chi pensa e dice che il virus sia un’arma batteriologica per ridurre la popolazione mondiale o per far crescere il valore in borsa delle aziende che producono vaccini contro il coronavirus (di là da venire, purtroppo). Secondo altri sono gli americani che lo hanno messo in circolazione, per frenare l’economia cinese e mille altre fantasie ancora. Pensierino finale: personalmente, sono tranquillo. Sono in quarantena da tre anni (gli amici sanno perché!) e non ho quindi motivo di preoccuparmi per eventuali sporadici colpi di tosse o starnuti. A tutti gli altri dico: forza e coraggio, Lombardia! Ne usciremo, magari più prima che poi.

Libertas Dicendi n° 250 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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