Una tranquilla domenica californiana. Visita al Joshua Tree

Joshua Tree National Park ©Viviana Biffani

Pensare di allontanarsi da Los Angeles per la classica gita domenicale, può assumere dimensioni bibliche di tempo trascorso in macchina e file da rispettare.

Ci sono famiglie partite da downtown per il Thanksgiving 2001 – destinazione cugini a Malibu – che leggenda vuole siano ancora infognate sulla CA-1. A Los Angeles non c’è traffico, Los Angeles è il trafficoPerò, a differenza di Roma, in California come probabilmente in gran parte del mondo civilizzato, c’è la bizzarra abitudine di osservare le regole. La fila te la fai comunque, ma non devi assistere a scene patetiche di corsie di emergenza prese d’assalto, improbabili sorpassi e suonate di clacson epiche. Parlo da romana de Roma, che osserva con estrema curiosità ed inusitata sorpresa, il rispetto del codice stradale e l’educazione civica, alla stessa stregua di un marziano caduto sulla Terra che si trovasse in curva sud il giorno del derby.

Paola e Guy, i nostri amici di Los Angeles ©Viviana Biffani

Era appunto una domenica mattina, ed i nostri inseparabili amici italo-inglesi trapiantati losangelini, Paola e Guy, volevano mostrarci qualcosa di nuovo e lontano dalla città. Della serie: Only the Brave.

Joshua Tree era stato il verdetto finale.

Tornando brevemente al codice stradale ed alle abitudini malsane degli angelini di accettare il traffico quale status symbol cittadino, Guy – inglese di Birmingham – diciamo così, si distingue dalla mischia.

Mi permetto una veloce digressione: avete per caso visto Good Omens?

Una mini serie stile Monty Python che fa molto ridere ed è interpretata egregiamente. Ve la consiglio. Uno dei protagonisti è il demone Crowley, che guidando una Bentley d’annata, sfreccia per le strade di una Londra alle soglie dell’Armageddon totalmente incurante dei limiti di velocità ed ossessionato dalla sua quattroruote. Diciamo che Guy mette la stessa energia al volante: i suoi Come on! sibillini, mentre si agita sul sedile nel caos della 101, rimarranno indelebili nella mia memoria.

Con queste premesse, ci mettevamo in viaggio.

©Viviana Biffani

Hollywood Hills – Joshua Tree = 233 KM Cielo sereno. Vento sostenuto. Traffico da bollino rosso.

Per affrontare una simile trasferta, avevamo bisogno di un carico di energie extra. Dopo circa un’ora di viaggio, ci fermavamo a fare rifornimento di calorie in una delle catene di junk food che meritano di essere visitate almeno-non più di una volta nella vita.

IHop è famoso per i pancake e per le colazioni all’americana.

Abbandonate abitudini veggie ed alimentazione bilanciata, o voi che entrate: state per avventurarvi nel regno dei milkshake e del buttermilk, del Tabasco e delle patatine tanto bisunte, quanto saporite.

©Viviana Biffani

A volte ho il vago sospetto che Paola attenda le nostre visite, per tuffarsi in avventure colesterolo-friendly, nelle quali Guy non può tirarsi indietro a causa della nostra presenza e della sua eccezionale ospitalità.

Non saprei dire cosa abbiamo ordinato con esattezza, so solo che avevamo sottostimato la quantità di cibo che sarebbe arrivata, presi dall’euforia di gustare una vera colazione Made in USA.

Un consiglio posso darvi con assoluta certezza, se di passaggio da IHop, limitatevi ad una sola portata. Mi ringrazierete.

Dopo queste pillole di saggezza traffico-culinarie, veniamo a noi: Joshua Tree.

La porta di accesso al Parco di Joshua ©Viviana Biffani

Questo parco naturale ai confini della realtà si sviluppa dove il Colorado Desert ed il Mojave Desert si incontrano, e prende il nome da un gruppo di mormoni che a metà del diciannovesimo secolo, si trovarono tra queste dune desertiche. Vai a sapere il motivo, forse anche loro in gita domenicale o in fuga da Hollywood! A volte mi permetto delle innocue licenze poetiche, senza offesa.

Comunque, i religiosi in cammino equipararono i rami contorti della yucca, pianta endemica nella zona, alle braccia profetiche di Giosuè che indicavano la Terra Promessa: ecco nato l’albero di Joshua. Il parco si sviluppa su un’area di 3.200 km, può essere attraversato in auto, ci sono piste perfette per le mountain bike e naturalmente percorsi per i coraggiosi del trekking.

I rami contorti della yucca hanno dato il nome al parco ©Viviana Biffani

Per gli amanti del campeggio e dei cieli stellati, c’è anche la possibilità di trascorrere la notte a bordo del proprio camper, purché pienamente autosufficienti di provviste, bagno ed acqua, che dev’essere abbondante. Siamo nel deserto, after all.

Dimenticatevi la diffusa abitudine alla condivisione social, perché il telefono non avrà linea: quindi siate avventurosi, ma prudenti.  I rangers sono numerosi, ma l’estensione del parco rende impossibile sorvegliare costantemente ogni metro quadrato.

Tendenzialmente gelosi delle calorie accumulate a colazione, i nostri eroi optavano per la soluzione più comoda: giro in auto e brevi soste per due passi a piedi. Fra l’altro, se a casa il vento appariva sostenuto, qui il susseguirsi di raffiche feroci rendevano difficile passeggiare e rimanere pettinati.

©Viviana Biffani

Ci trovavamo nel deserto, ma tutto intorno a noi era un’esplosione di vita: piante grasse che ostentavano fioriture straordinarie, conigli che ti tagliavano la strada e rapaci che fendevano l’orizzonte. Descrivere l’azzurro limpido del cielo, la mancanza di rumori civilizzati e l’odore primordiale del deserto è troppa cosa: inseriti in determinati paesaggi ci si sente inusitatamente piccoli. In questi frangenti, quando sei circondato da cotanta energia vitale, il segreto rimane sempre lo stesso: respirare profondamente, aguzzare i sensi ed immergersi nella grandezza della Natura, di cui dimentichiamo troppo spesso di far parte.

Testo e foto di Viviana Biffani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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