Coronavirus, visita virtuale alla “Casa dei Tre Oci” di Venezia

Ecco come la “Casa dei Tre Oci” cerca di allietare il pubblico  in questo difficile momento segnato dall’emergenza coronavirus

Un’immagine dell’allestimento della mostra di Lartigue ©Luca Zanon

Anche la “Casa dei Tre Oci” di Venezia, ovviamente, rispetta le disposizioni stabilite dal Dpcm dell’8 marzo scorso per il contenimento del coronavirus e rimarrà chiusa fino al prossimo 3 aprile. Ma almeno sul web continua il prezioso lavoro di comunicazione con pillole e video in cui il Direttore artistico Denis Curti racconta la più ampia retrospettiva realizzata in Italia dedicata al grande fotografo francese, Jacques Henri Lartigue, dal titolo “L’invenzione della felicità”.

Tutto l’interessante materiale sarà pubblicato sulle pagine ufficiali di Facebook e Instagram per permettere a tutti gli appassionati che non possono recarsi fisicamente al Museo di continuare a sognare con l’arte e la fotografia. Un modo per divulgare la cultura, questo, che oggi ha anche un altro merito: far distrarre gli italiani costretti a restare in casa per l’epidemia di coronavirus.

Oltre al Direttore, sarà impegnato anche lo staff dei Tre Oci che presenterà particolari punti di vista sulla mostra e sulla Casa. Così facendo, il pubblico potrà entrare virtualmente nel “dietro le quinte” del lavoro. Verranno così svelati dettagli ancora inediti del percorso espositivo che, attraverso 120 immagini, di cui 55 inedite, ripercorre la storia di Lartigue e la sua ricerca ossessiva della felicità e della bellezza.

Saranno inoltre pubblicate le foto dell’originale allestimento che mette in scena le gigantografie di alcune pagine dei diari personali e dei 126 album realizzati dal fotografo ed artista con i suoi disegni e le sue riflessioni. Attraverso questo particolare percorso si potranno approfondire i temi principali dell’esposizione: la velocità e la passione per il movimento, l’amore e le donne, colte nella loro ironia, raffinatezza e intimità.  Esempio perfetto di questo ultimo caso è lo scatto fatto alla prima moglie, Madeleine Messager intenta a fare la pipì. Senza tralasciare le foto che immortalano Parigi e il mondo elegante dell’aristocrazia e borghesia e fiori e la loro infinita leggerezza.

Ad arricchire il lavoro ci sarà il racconto della storia e di alcune curiosità della Casa dei Tre Occhi e quella dei suoi protagonisti come Mario De Maria, che la costruì nel 1913, facendone un luogo di dialogo e incontro per artisti e intellettuali. L’attenzione sarà focalizzata anche al bookshop museale, realizzato, dalle poltrone alla scala, alle sagome umane in legno grezzo, con gli allestimenti che Mario Ceroli aveva ideato per il programma Rai, Orizzonti della scienza e della tecnica del 1960. Un visita al museo virtuale nell’attesa che l’emergenza coronavirus finisca e che le persone possano riprendere a muoversi con tranquillità.

La facciata della Casa dei Tre Oci a Venezia ©Luca Zanon

Ma il nome La Casa dei Tre Oci cosa significa? Ocio in veneziano significa “occhio” e si riferisce alle tre grandi finestre del palazzo che affacciano su piazza San Marco. Idealmente è un rinvio all’occhio inteso inoltre come obiettivo fotografico.

Il museo, nato come luogo di incontro e di scambio culturale, si trova in  un edificio veneziano in stile neogotico disegnato dall’artista Mario De Maria che la fece costruire nel 1913 sull’isola della Giudecca. Dal 2012 la Casa dei Tre Oci, riconosciuta dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto “bene di interesse storico e artistico”, è divenuto uno dei più dinamici spazi dedicati alla fotografia del Novecento tanto che oggi al suo interno si svolge un’attività didattica finalizzata ad allargare la platea degli appassionati dell’arte fotografica.

Il museo ospita il Fondo Fotografico De Maria, il Fondo Italo Zannier, e le Stanze De Maria, testimonianza in tre dimensioni della vita veneziana della famiglia. Il Fondo Fotografico De Maria custodisce tra i tantissimi lavori 230 stampe all’albumina e 11 stampe fotografiche cianotipiche realizzate dallo stesso Mario De Maria, 4500 stampe ricomprese nella sezione contemporanea, 1500 fogli provino a contatto, negativi fotografici e diapositive. In pratica, il fondo è un vero e proprio libro per immagini del costume, della storia e della cultura italiane fra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta.

Il Fondo Italo Zannier, primo docente di “Storia della fotografia” in Italia, comprende 1700 scatti realizzati fra l’Ottocento e i giorni nostri con tutte le tecniche fotografiche, ed una biblioteca specializzata con circa 12000 opere. Nella Casa dei Tre Oci si possono anche visitare diverse stanze, a testimonianza della vita quotidiana a Venezia della famiglia De Maria, adornate da mobili, manufatti, arredi dell’epoca.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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