Viaggiare leggendo ai tempi del Coronavirus 

Viaggiare con la mente Foto di Pexels da Pixabay

Viaggiare ai tempi del Coronavirus – ormai si sa – è tassativamente vietato. L’obbligo di restare a casa ci costringe, quindi, a disfare le valigie e a rimandare a tempi migliori i viaggi che avevamo in programma: una rinuncia doverosa per contribuire ad arrestare la diffusione del virus e tornare quanto prima alla desiderata normalità. La situazione drammatica e surreale che stiamo vivendo, però, non potrà certamente fermare la nostra inguaribile voglia di conoscere il mondo, l’incanto della scoperta di terre vicine e lontane, quel desiderio di meraviglioso smarrimento che proviamo ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad un posto nuovo per la prima volta.

E allora, in attesa di tornare a percorrere nuovamente le strade del mondo, non ci resta che immaginare i prossimi viaggi con l’aiuto dei validi alleati di sempre: i libri. A permetterci questo affascinante slancio creativo, infatti – ça va sans dire – non può che essere la lettura, la cui forza dirompente supera i limiti fisici dello spazio e del tempo per proiettarci in una dimensione sognante, ma al tempo stesso reale, concreta. In una parola, per avere la straordinaria possibilità di continuare a viaggiare, stando comodamente seduti in poltrona, impiegando in maniera costruttiva le lunghe ore di quarantena forzata cui ci ha costretto il diffondersi inaspettato – e certamente indesiderato – del Coronavirus.

Per tale motivo, abbiamo pensato di raccogliere in questo articolo i 5 libri che, secondo noi, meglio raccontano l’essenza del viaggio: storie di luoghi, paesaggi, popoli, tradizioni, sapori e iconografie che gli autori hanno saputo magistralmente ritrarre nelle loro pagine. Si tratta certamente di un elenco ristretto, incompleto e assolutamente personale, che cerca di fornire ai lettori non solo un breve vademecum della letteratura di viaggio, ma anche uno spunto (e una guida) sui prossimi itinerari da seguire. L’auspicio che ci facciamo è quello di superare presto questo travagliato momento e tornare a viaggiare in modo ancora più appassionato,avendo riscoperto il piacere della lettura e, soprattutto,la ricchezza del nostro tempo.

Ebano, Ryszard Kapuściński, Feltrinelli Editore, 2000.

Ebano, Ryszard Kapuściński, Feltrinelli Editore, 2000

Ebano è il racconto di quasi trent’anni di viaggi in Africa (Ghana, Kenya, Ruanda, Nigeria, Etiopia, Uganda, Sudan, Liberia) raccolti dal giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuściński. Nel suo lavoro di corrispondente estero, infatti, Kapuściński descrive esperienze, avventure e impressioni di un giovane europeo in un’Africa appena liberatasi dal giogo del colonialismo e passata a una tormentata indipendenza. Attraverso gli incontri dell’autore con gente comune e personaggi che hanno fatto storia, Ebano narra la complessità di un continente misterioso, tribale, antico e vitale al tempo stesso, percorso– ieri come oggi – da violenti contrasti sociali e politici, dalla corruzione dilagante e dall’instabilità per le continue lotte di potere. Kapuściński s’immerge totalmente in un ambiente ostile, duro e spietato, nel quale il confine tra la vita e la morte diventa labile e impercettibile: abita in case fatiscenti, attraversa sobborghi poverissimi, si ammala di tubercolosi e rischia addirittura di morire per mano di un guerrigliero, senza mai rinunciare all’osservazione acuta del reporter e allo spirito avventuriero del viaggiatore.

In Patagonia, Bruce Chatwin, Adelphi Edizioni, 1982.

In Patagonia, Bruce Chatwin, Adelphi Edizioni, 1982

Bruce Chatwin si spinge fino al confine meridionale del mondo per riscoprire l’incanto effimero e inestinguibile del viaggio. La Patagonia argentina e cilena si svela in tutta la sua mutevolezza, dalle nuvole passeggere al vento che soffia “fra i cespugli spinosi e l’erba morta”, ai rettili immobili sulle pietre bianche. Questa parte di mondo così ostile all’uomo offre,però, a Chatwin la scoperta di un sorprendente universo di umanità: le vite di Butch Cassidy e Charles Darwin, le vicende di coloni gallesi e inglesi,la sorte di esuli boeri, russi e tedeschi,le avventure di marinai, esploratori, banditi e rivoluzionari s’intrecciano nella terra arsa della Patagonia.Ma, ancora una volta, è il paesaggio a rubare tutta la scena: un mondo surreale fatto di baracche di lamiera, binari morti, fattorie isolate, strade polverose e città fantasma ci rivelano una Patagonia impenetrabile, eppure così terribilmente somigliante a quel luogo interiore d’introspezione, solitudine ed esilio che, di tanto in tanto, sentiamo il bisogno di riscoprire per rifuggire dal frastuono del mondo.

Marocco, romanzo, Tahar Ben Jelloun, Giulio Einaudi Editore, 2010.

Marocco, Tahar Ben Jelloun, Giulio Einaudi Editore, 2010

Da Tangeri a Marrakech, da Casablanca a Fès, dal Mediterraneo all’Atlante, Tahar Ben Jelloun racconta un viaggio sentimentale attraverso il suo Paese, scoprendo un Marocco nel quale la luce abbagliante dei muri delle case, quasi contrasta con i particolari enigmatici dei suoi ospitalissimi abitanti. Il Marocco come un romanzo: è questa la trovata geniale dell’autore di Creatura di Sabbia, capace di mischiare sapientemente un paesaggio fatto di coste, città, villaggi, deserti e catene montuose, con episodi di vita personale, fatti storici, miti e leggende che sopravvivono nell’immaginario collettivo di marocchini e stranieri. Ben Jelloun, però, non dimentica le difficoltà quotidiane dei suoi compatrioti, condannati spesso ad accettare rassegnatamente un Paese soffocato dalla corruzione, dalla burocrazia e dalle ineguaglianze che ancora feriscono il Marocco. L’autore, quindi, ci accompagna verso l’anima più autentica e ammaliante del Paese maghrebino in un crescendo letterario in cui le figure del lettore e del viaggiatore si sovrappongono fino a non distinguersi più nitidamente.

Scompartimento n.6, Rosa Liksom, Iperborea,2014.

Scompartimento n.6, Rosa Liksom, Iperborea, 2014

Esiste forse un viaggio più affascinante della Transiberiana, la ferrovia più lunga del mondo? Probabilmente no. Scompartimento n.6 di Rosa Liksom narra la storia di una studentessa finlandese che nella Russia del 1986 parte da Mosca in treno per arrivare ad Ulan Bator, capitale della Mongolia; e del suo compagno di viaggio, un carpentiere russo diretto ai cantieri siberiani, convinto che l’Unione Sovietica durerà per sempre. Ma è la Transiberiana la vera protagonista del romanzo, con il paesaggio esterno in continuo movimento: “la neve, l’acqua, l’aria, gli alberi, le nuvole, il vento, le città, i villaggi, gli uomini e i pensieri” vengono attraversati dal leggendario treno lanciato a tutta velocità tra Mosca e Vladivostok. Circa 1000 fermate, otto fusi orari, quasi 9.300 km costellati di villaggi disabitati, città sconosciute e distese sconfinate: è questa la Transiberiana, da sempre considerato un viaggio eroico, quasi al limite, nel cuore di un popolo fiero e rassegnato che sembra vivere perennemente sospeso tra passato e futuro.

Così Parlò Bellavista, Luciano de Crescenzo, Mondadori Editore, 1977.

Così Parlò Bellavista, Luciano de Crescenzo, Mondadori Editore, 1977

Il nostro viaggio letterario non poteva non terminare in una città che da sempre attira le fantasie dei viaggiatori di tutto il mondo: Napoli, bellissima e impenetrabile, non svela facilmente la propria anima a chi cerca di domarla.È proprio la natura sfuggevole della città, secondo il Professor Gennaro Bellavista, ad aver fuorviato illustri letterati, giornalisti e scrittori che, nel tempo, hanno detto e scritto una serie infinita di banalità su Napoli e sui suoi abitanti. D’accordo su sole, mare, pizza e Vesuvio ma la vita a Napoli è ben altra cosa: è un’arte sottile che si fonda su una filosofia sempre audacemente in bilico tra fatalismo e condivisione, tra rassegnazione e solidarietà. L’umorismo,l’intelligenza e il sentimento del compianto Luciano De Crescenzo ci aiutano a capire meglio Napoli nel suo eterno “arrangiarsi”, nel suo faticoso mestiere di “tirare avanti”, nel suo inguaribile ottimismo. Più di quarant’anni dopo la prima pubblicazione, Così parlò Bellavista conserva la sua modernità filosofica, confermandosi una straordinaria rappresentazione del popolo napoletano e, per riflesso, della natura umana. D’altronde, proprio il Professor Bellavista lo spiega sapientemente in una sola frase: “nonostante tutto, penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere…”

Testo di Angelo Laudiero |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com