Clausura: ci facciamo un pokerino?

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Qualche settimana fa questa rubrica si è occupata di una delle debolezze di vita degli uomini: il gioco dei dadi, con la sua piccola storia attraverso il tempo. Oggi diamo un occhio alla seconda, importante e riconosciuta debolezza del genere umano (così comprendiamo anche le donne!): il gioco delle carte. In tempi di clausura, o di semi-clausura, è facile pensare che giocare a carte sia stato uno degli ammazzatempo preferiti dai numerosi reclusi italiani; d’accordo che esistono le play-station e i giochini elettronici, ma le carte hanno sempre il loro fascino e coinvolgono l’intera famiglia. Le varietà di giochi con le carte esistenti nel mondo sono tantissime; da noi, i giochi più diffusi vanno da quelli preferiti dagli anziani all’osteria (briscola, scopa, tressette) a quelli preferiti dal gentil sesso (burraco, canasta, pinnacolo, bridge, solitario) sino ai giochi che vanno per la maggiore tra gli uomini (scala quaranta, ramino, sette e mezzo, blackjack, baccarà, per finire col re dei giochi: il poker). Quando è nato il gioco delle carte? In Cina è presente dal VII secolo dopo Cristo poi, attraverso gli arabi, è arrivato in Occidente. Nel medioevo le carte da gioco venivano indicate con il termine arabo di nabi (profeti) ed erano inizialmente carta moneta, banconote, usate come posta per altri giochi (dadi o domino); col tempo, sono divenute vere e proprie carte da gioco; in Europa il gioco delle carte è praticato dal XIV secolo. Attorno agli anni 13701380, parecchi documenti europei si occupano del nuovo gioco: sono decreti regi o comunali ai quali si aggiungono quelli delle autorità ecclesiastiche, che non esitano a condannare la pratica come gioco d’azzardo.

carte da gioco francesi

Col trascorrere degli anni, dato che giocare a carte aveva inaugurato la stagione dei giochi “da salotto” o “di società”, assume importanza anche l’aspetto esteriore delle stesse. All’inizio sono soggetti dell’araldica, della geografia; riflettono l’ideale cortese dell’epoca, mostrando dame e cavalieri vestiti con abiti da cerimonia o da caccia; non mancano poi gli animali: cervi, falchi, cani ecc.; con l’avvento della stampa (metà del Quattrocento) aumenta la varietà delle illustrazioni ed ha inizio quella che si potrebbe definire una specie di selezione naturale nella simbologia dei giochi di carte. Anzitutto il numero totale di carte che compongono un mazzo; in Italia varia da 40 a 52, 56, sino a 62 (Bologna) e addirittura 97 (Firenze); poi la numerazione delle carte, dall’asso al 10 con tre o quattro figure: fante, cavaliere e/o regina, re). I quattro semi, usati in Italia e Spagna sono denari, coppe, spade e fiori, mentre la variante tedesca prevede cuori, campane, fiori e ghiande. Le carte avevano e potremmo dire continuano ad avere, valori diversi. Quella di maggior valore è il Re, poi acquisisce un “peso” particolare anche l’Asso, mentre vale pochissimo, quasi niente, il Due, rivalutato in seguito con la diffusione di giochi moderni (pinella, canasta e burraco). Per un lungo periodo, i giochi di carte più diffusi sono il trentuno e il ventuno, simili al moderno blackjack, ma quello che senza alcun dubbio è il principe dei giochi, il più diffuso e “peccaminoso” (il poker) ha avuto origine da un gioco persiano chiamato nas.

tarocchi dell’amore

Parlando di carte, si può concludere ricordando i tarocchi. Diciamo subito che sono nati come carte da gioco e per lungo tempo sono rimasti tali; niente a che vedere, dunque, con la fama odierna legata alla ricerca dell’esoterico e dell’occultismo. In pratica i tarocchi sono composti dall’unione di un tradizionale mazzo di carte, con una serie di carte speciali dette trionfi, che alcuni studiosi hanno collegato all’opera allegorica di Francesco Petrarca “I Trionfi”. Anche nei tarocchi il numero complessivo delle carte varia; quello classico è composto da 78 carte: 56 di quattro semi, più 22 trionfi. La diffusione dei tarocchi data dal Quattrocento, epoca di Signorie e di Corti, epoca di carte bellissime create da pittori e miniaturisti del tempo e destinate ai giochi di prestigiose famiglie: le milanesi Visconti Sforza, gli Este di Ferrara. Fra i tarocchi più noti, si possono ricordare le cinquanta incisioni che vanno sotto il nome di Tarocchi del Mantegna (niente a che vedere con Andrea Mantegna). Molti scrittori dell’epoca (Pietro Aretino, Teofilo Folengo) hanno dedicato scritti a questo famosissimo gioco. I personaggi dei tarocchi? Il Papa, la Papessa, l’Imperatrice e l’Imperatore; oppure la Luna, il Sole, il Mondo. Ma l’inventore anonimo delle Carte de’ Trionfi ha creato la carta più autorevole di tutte: quella del Matto, poi divenuto Matta, a livello mondiale conosciuta come Jolly.

Libertas Dicendi n° 261 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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