Alaska, ultima frontiera

Un viaggio on the road, ma anche nel tempo, per esplorare l’ultima frontiera. Partendo da Anchorage, spingendosi a nord per poi piegare verso est, alla scoperta di un mondo del tutto insolito

Foto di David Mark da Pixabay

Aspettavo con ansia l’estate per andarmene venti giorni in Alaska, lo stato più grande degli USA, che da solo occupa un terzo del territorio dell’Unione. Quest’anno purtroppo non sarà possibile e, credetemi, non ripercorrere quelle strade è davvero qualcosa che mi dispiace; da Anchorage vanno a nord verso Fairbanks, passando per il Denali park, fino a Purdue Bay, o a sud verso Seward, a sud est a Valdez o verso Juneau, la capitale che raggiungi solo in nave, in aereo o attraversando il Canada della corsa all’oro, nello Yukon e Klondike.

Gli spazi, le persone amichevoli e sorridenti, i cieli di un intenso blu con tramonti infuocati, il sole di mezzanotte; e poi, se stai fino a settembre, le prime avvisaglie di Northern Lights (l’aurora boreale) e le prime nevicate; tutte queste cose fanno dell’Alaska, davvero, l’ultima frontiera.

Una storia insolita

Sorvolando i territori del nord ©Massimo Terracina

Un’America insolita, selvaggia, che ricorda gli avamposti nelle terre inospitali del XIX secolo. La storia di questa immensa regione è singolare: apparteneva alla Russia, poi con un’intuizione geniale, nel 1867, il segretario di stato del presidente l’acquistò dalla Russia; a quanto pare infatti l’approvvigionamento di pelli, pellicce e legname, per un cent l’acro non era più così interessante. Furono spesi sette milioni per 1.7 milioni di kmq di nulla, si disse all’epoca dileggiando il segretario, cui in seguito fu dedicata una città della penisola di Kenai. Tuttavia quel territorio inospitale, vasto il doppio del secondo più grande stato dell’America continentale, il Texas, a dar ragione all’acquirente: metalli preziosi, materiali rari, petrolio e panorami meravigliosi.

Il solito paesaggio cittadino

Lo Skyline di Anchorage ©Massimo Terracina

L’Alaska evoca scenari legati alla gold rush ed alle avventure del grande nord. In realtà qui si vive come nelle città americane continentali, con le dovute proporzioni, ma anche come all’epoca della corsa all’oro: la fantasia si mescola alla realtà ed un viaggio in Alaska non è solo nello spazio ma anche nel tempo.

In Alaska si arriva dagli Stati Uniti, dak Canada o con un comodissimo volo che segue la rotta polare dalla Germania, in 10 ore, atterrando al moderno aeroporto di Anchorage. Sebbene non ne sia la capitale è la città più popolosa, che ospita quasi la metà dei poco più di 700 mila abitanti dello stato.

La capitale

Denali National Park Foto di David Mark da Pixabay

Anchorage si trova nella parte meridionale dello stato, circondata da duversi canali attraverso i quali il mare entra nelle frastagliate coste. I monti Chugach la circondano ad est e, se la giornata è limpida, si può vedere la poderosa silhouette dell’ex McKinley, il monte più alto del nord America; dal 2015 è inoltre tornato alla sua denominazione originale, Mount Denali (quello alto), come lo hanno sempre chiamato i nativi.

Anchorage è città di contrasti, dove si possono osservare, uno accanto all’altro, grattacieli di cristallo e costruzioni in legno. Scorrazzando per l’area urbana incontri gente abbigliata in stile business ed altra in pelliccia di mukluk (caribù). Rimane comunque una città unica dentro e fuori l’Alaska, sospesa fra passato da pionieri e la modernità, immersa in una natura potente, che non manca neanche di attrazioni degne di nota.

Le principali attrazioni

The Anchorage Museum of History and Art contiene al suo interno il planetario ed offre tante opportunità per comprendere la storia tribale del paese.

L’Alaska Native Heritage center vi accompagnerà invece nella conoscenza delle varie etnie e le loro abitudini di vita, i loro giochi di incredibile abilità atletica, attraverso la ricostruzione dei tipici agglomerati e reperti che identificano le diverse tribù autoctone; vale anche la pena di visitare The Alaska Center for the Performing Arts Anchorage Museum.

L’Ufficio del turismo, sistemato all’interno di una log cabin originale (tipica capanna in tronchi d’albero alaskana) proprio nel centro della città, fornisce molte informazioni su che fare e cosa visitare. Camminare nel reticolo di strade è la cosa migliore, incontrare le persone e fermarsi a guardare qualche vetrina, tanto di certo non vi perderete. Questo potrà invogliarvi a scoprire la dimensione umana di questo luogo dove, vista la corta estate, la socializzazione è facile e apprezzata.

La cucina locale

Glacier Brewhouse ©Massimo Terracina

Solo percorrendo la città in lungo e in largo ci si può immergere nell’atmosfera tipica del luogo. La cucina è eccellente, curata, capace di stupire ogni palato. Due o tre giorni bastano per scoprire Anchorage e ci sono diversi ristoranti che vale la pena visitare.

Uno dei più frequentati dai locali, è la Glacier Brewhouse: si arriva e, se non c’è coda, ci si siede per una ricca cena; dall’hamburger alla T-bone steak, dal salmone fino ai giganteschi king crabs.

Per uno spuntino con pizza o ricche insalate circondati da biliardi e da schermi tv con sport 24/24, da visitare il Flattop; se fosse pieno, di fianco a pochi passi va bene anche l’Humpy’s Alehouse, dove si ritrova la gente locale per una pinta delle mille birre in vendita e prelibatezze varie a corollario.

Per gli amanti della hardcore pizzaMoose’stooth è un locale sempre pieno, ma dalle cibarie superlative: è molto rinomato per l’ottima pizza ed è popolato da moltissimi personaggi “caratteristici”, è un luogo dove solo fermarsi e osservare appaga e dà un perfetto spaccato della vita cittadina.

Se, invece, vi piace l’atmosfera “Anni Cinquanta”, allora Sami’s City Diner è perfetto per una cena a base di blt sandwich (pancetta, lattuga e pomodoro) e milkshake.

Per chi preferisce posti già conosciuti, c’è anche l’Hard Rock cafè, così come potete incontrare Starbucks a volontà o McDonald’s, oltre ad altre famose catene che non mancano. Consiglio di  visitare, però, anche i piccoli ristoranti indipendenti, come il Coco Cafè o i foodcart, che si trovano un po’ ovunque.

Lo shopping

Bass pro shop ©Massimo Terracina

Per lo shopping, al 5th Avenue mall ci sono negozi interessanti e di ogni tipo; per lo più catene americane, poi una serie di esercizi indipendenti sulle strade attorno al centro. Per gli amanti dell’artigianato ed i mercatini, da maggio a metà settembre da visitare l’Anchorage Market: oltre 300 stand posizionati sulla Salmon Road.

Il più incredibile dei negozi, però, è il Bass pro shop, si trova in tutta l’America, ma qui è davvero sterminato; caccia, pesca, camping, archi, frecce, fionde, fucili, pistole, balestre, canne da pesca, esche, mulinelli, barche da pesca, abbigliamento, calzature estreme; da visitare anche l’Avenue Outfitters, che offre tantissime opportunità a prezzi decisamente concorrenziali.

Per un soggiorno in hotel l’Hilton Anchorage o the Voyager Inn sono perfetti, ma potrebbe rivelarsi una buona idea anche approfittare dell’ospitalità di alcuni B&B a gestione familiare come il Copper Whale Inn o l’Arctic Fox.

Il Viaggio Organizzato: Tecnitravel Milano è dal 1994 che programma Alaska, con la più profonda preparazione sulla destinazione nel mercato italiano.

Testo e foto di Massimo Terracina |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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