Passaporto per la “Republica de’ Cošpèia”

La data odierna (26 giugno) fa pensare a molte cose: le prossime vacanze Covid-free (o quasi); la bella stagione e finalmente il caldo; le giornate lunghe benché la più lunga di tutte (il 21 giugno) sia oramai alle spalle; in più il pensiero di cosa ci riserberà l’autunno, per una situazione economica che si preannuncia disastrosa. Per adesso, comunque, vacanze! Da trascorrere magari in Paesi piccoli (intesi come nazioni) e non molto frequentati, indubbiamente interessanti per il solo fatto di avere incredibili storie alle spalle. Non c’è bisogno di andare all’estero in micro nazioni quali Andorra (fra Spagna e Francia) o Liechtenstein (fra Svizzera e Austria) dove si avrebbero problemi di lingua; da evitare anche il Principato di Monaco; qui ogni valuta è accettata, ma corre il rischio di dileguarsi come neve al sole.

In Italia si potrebbe scegliere San Marino, solitamente molto affollata, oppure il Vaticano, dove però non si può entrare in bermuda e infradito. Rimane un luogo, sconosciuto o quasi e isolato nella natura; con poca gente ma in compenso tanti ricordi e una storia da favola. Questo luogo è in Umbria, provincia di Perugia, frazione del Comune di San Giustino e si chiama Cospaia o meglio, in dialetto umbro altotiberino: Republica de’ Cošpèja. È differente da altri piccoli luoghi italiani, a mezza via tra il nobile Principato di Seborga in provincia di Imperia e il proletario Comune di Mapsulon (Maresca, appennino pistoiese) dove anni fa hanno pensato di “isolarsi” dal resto del mondo, mettendo al bando le modernità: via i televisori, via l’asfalto dalle strade; paese da visitare venendoci a piedi, come ha fatto Tiziano Terzani, nel 1996.

La nascita di questa piccolissima repubblica sembra una favola tipo quelle che cominciavano con: “c’era una volta un re”. Ma è storicamente vera e per certi versi straordinaria. Il borgo di Cospaia ottiene l’indipendenza per un errore, una trascuratezza umana. L’anno è il 1441 e gli stati confinanti sono i territori di Firenze (Repubblica Toscana prima e Granducato in seguito) e di Roma (Stato della Chiesa).

Il papa del tempo è Eugenio IV che a seguito di beghe politiche si trova nella necessità di cedere i terreni prossimi a Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Cospaia è racchiusa tra due piccoli fiumi e gli esperti che debbono stabilire quale sia l’esatta linea di confine prendono un’incredibile cantonata: quelli di Firenze la stabiliscono sul rio a nord, mentre gli incaricati del papato si fermano al fiumicello più à meridione. Con grande sorpresa, gli abitanti del luogo (circa trecento anime) scoprono di non avere “padroni” e non si lasciano scappare l’occasione di autoproclamarsi indipendenti. Non è un gioco: nell’anno 1684 l’autonomia del territorio viene formalmente riconosciuta, sia da Firenze che da Roma. Incredibile: resisterà quasi 400 anni!

Il motto della minuscola repubblica (in un’epoca di regni, ducati, contee) è “perpetua et firma libertas” (perpetua e sicura libertà). Cospaia viene amministrata dal Consiglio degli Anziani, si dota di un vessillo ufficiale e di uno stemma che mostra il paesello tra due corsi d’acqua (Gargaggia e Riascone) con due pesci da una parte e una piantina di tabacco dall’altra; la coltivazione del tabacco diverrà infatti una delle maggiori fonti di reddito per la piccola comunità. I due fiumiciattoli detti Rio sono quindi all’origine dell’errore. Paese autonomo senza esercito e senza carceri, Cospaia, i cui capi famiglia danno vita a una Confraternita (1613) e a un Consiglio che si riunisce nella chiesa dell’Annunziata, prospera. Alle riunioni partecipa, per tradizione, il curato di San Lorenzo che ricopre la carica di “presidente” (forse l’unico in grado di leggere e scrivere) carica condivisa talvolta con un rappresentante della famiglia Valenti, la più importante del piccolo borgo.

Gli abitanti di Cospaia, per secoli, non pagano tributi né allo Stato Pontificio né al Granducato; vivono quindi felici dei loro piccoli traffici, in uno scampolo di territorio che di fatto è zona franca. Negli ultimi tempi di vita della Republica de’ Cošpèja le cose non vanno tutte lisce. Il concetto di libertà perde molto dei suoi iniziali valori e il paese diviene un sospetto ricettacolo di avventurieri e contrabbandieri; la situazione unica di Cospaia funge evidentemente da calamita. Il 26 giugno del 1826 il piccolo territorio entra a far parte dello Stato della Chiesa, con un atto di sottomissione. Come risarcimento, gli abitanti ricevono in dono una moneta d’argento (il papetto, dall’immagine di papa Leone XII) insieme al permesso di continuare a coltivare tabacco.

Libertas Dicendi n° 267 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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