Me ne torno in Paraguay

Il Rio Paraguay e il profilo di Asunciòn al tramonto Foto di chulhwan yoon da Pixabay

Luglio e Agosto sono i mesi delle vacanze. Quest’anno, lo sappiamo, siamo tutti orientati a riscoprire il nostro Paese piuttosto che andare all’estero. I motivi sono noti: pandemia diffusa un po’ dappertutto; famiglie economicamente in crisi e quindi orientate a contenere le spese; misure di sicurezza per evitare i contagi di ritorno nelle varie località con conseguente minore godibilità delle strutture ricettive. Le notizie più recenti parlano poi di una generale insofferenza della gente per ciò che ancora andrebbe osservato in tema di prudenza sanitaria; come dire: un andrà tutto bene sostituito da un speriamo vada tutto bene.

Per quanto mi riguarda, a cominciare da questa settimana, ho deciso di passare le mie quasi immobili vacanze in maniera diversa: proponendo ogni venerdì una rivisitazione (a modo mio) di ciò che è stato nel tempo: un viaggio, una città, persone, situazioni e sensazioni rimaste indelebili nella mente; mai comunque tradotte in articoli, documentari radiofonici o libri. Salti geografici settimanali un po’ dappertutto, sull’onda di pensieri, considerazioni. La mente è prodigiosa quando si tratta di conservare i ricordi e questi finiscono per animarsi all’istante, se stimolati come meritano.

Il Palazzo Presidenziale a Asunciòn, Paraguay Foto di Viktor Kisman da Pixabay

Ecco allora che mi scopro a bighellonare sotto i portici de La Recova, ad Asunción, a due passi dal palazzo della dogana e dal trafficato porto della città. In questo punto il Rio Paraguay si allarga in una specie di ansa che dà respiro al movimento incessante di imbarcazioni grandi e piccole. Questa è la zona storica di Asunción e La Recova, sull’onda del ritornello tanto caro ai paraguagi (mi casa, cuna de la alegría) pullula di gente che entra ed esce dai cento negozietti che vendono di tutto.

Posso sottrarmi al rito dell’acquisto? Certo che no, e la mia scelta cade su un corno lavorato per bere mate caldo e freddo, su una cintura di cuoio chiaro e – non prevista – su una bellissima amaca di robuste corde intrecciate, da montare nel prato di campagna. Gente semplice e viva, i paraguaiani; gente che osserva con diffidenza il bellissimo Palacio de los López perché sa che qui abita il potere, incarnato dal Presidente della Repubblica; e meno male che con il nuovo millennio non è più un dittatore!

Asunciòn, il centro della capitale del Paraguay Foto di Veronika Schaale da Pixabay

Cittadini di una grossa città-paese, quelli di Asunción, che si tolgono il copricapo e sostano silenziosi al cospetto delle guardie gallonate del Panteón Nacional de los Héroes; qui riposano le spoglie del maresciallo Francisco Solano Lopez e di altri militari caduti nei terribili anni di guerra (dal 1865 al 1870) contro la Triplice Alleanza formata da Brasile, Argentina e Uruguay. Asunción: parchi, viali alberati, belle case e palazzi “recuperati” come Manzana de la Rivera, centro culturale molto frequentato dai giovani o come la coloniale Casa Viola del 1758, Museo Memoria de la Ciudad. Ora, verso il sud del Paese, con l’auto. Peccato: sarebbe stato bello poterci andare con la locomotiva del 1861, che si pavoneggia, statica, nel Museo de la Estacion Central del Ferrocarril.

La foresta nella zona di Encarnaciòn, Paraguay ©Lucio Rossi

Diverso il respiro naturale che circonda Encarnación, nell’estremo sud del Paraguay, al confine con l’Argentina. Il fiume larghissimo è il Rio Paranà che in questo punto è scavalcato da un lunghissimo ponte a collegare Encarnación con Posadas. Gli uomini che indugiano a pescare lungo la riva raccontano la storia di questo ponte che ha preso il nome di un santo gesuita vissuto nel XVI secolo.

Le cose sono andate così: Juan Domingo Perón, dittatore argentino, voleva costruire la diga di Yacyretà che avrebbe finito per allagare più territori paraguaiani che argentini e Alfredo Stroessner, dittatore paraguaiano, ha chiesto in cambio la costruzione del ponte di collegamento fra i due Paesi. Dopo dieci anni di lavoro, il ponte entra in esercizio nel 1990, ed è fuori di dubbio che contribuisca in maniera determinante allo sviluppo commerciale e turistico dei due centri lungo il Paranà.

Dal fiume, Encarnación sale insieme alla riva e le stradine che si inerpicano con dolcezza mostrano casette colorate e vivaci insieme a edifici dall’intonaco slabbrato ed incolore. In un piccolo ristorantino con i tavolini sul marciapiede, c’è la sorpresa di un galletto allo spiedo contornato da favolose patate dorate. La giovane cameriera dalla pelle ambrata deve combattere con piatti, vassoi, bottiglie di birra e con i lazzi e le risate degli amici motorizzati che stazionano nei pressi del locale. Solo per lei.

Libertas Dicendi n° 269 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com