Copán, meraviglia Maya

Nelle Americhe, questa settimana! Da San Pedro Sula, la città orientale dell’Honduras che rivaleggia con la capitale Tegucigalpa, la strada si snoda verso sud ovest per raggiungere Copán, paese e sito archeologico Maya, a pochi chilometri dal confine con il Guatemala

Una scultura maya

All’epoca dei Maya i confini non esistevano; c’era quindi un’unica grande nazione e un’imponente civiltà le cui maggiori testimonianze architettoniche sono state edificate in Messico, Belize, Guatemalae una sola – di eccezionale importanza storica – in Honduras: Copán.

Il piccolo centro con lo stesso nome si raggiunge dopo aver caracollato su una strada con molte curve, con montagne dall’aspetto di grosse colline verdeggianti, incontrando nei fondovalle corsi d’acqua che provengono dalla Cordigliera del Sud del Paese e si gettano nel Mar Caraibico.

Piccoli insediamenti

I piccoli insediamenti del centro America, di chiara impronta coloniale, sono abbastanza simili. Le località presentano in genere una pianta quadrata e hanno piazze con chiese mai troppo grandi, circondate da alberi, siepi, chioschi e panchine per il riposo e le chiacchiere degli anziani e i giochi dei bambini. Le piccole case hanno colori vivaci e le strade dei paesi – spesso saliscendi che seguono le gibbosità del terreno – sono acciottolate e festonate di fili elettrici sospesi.

Finalmente a Copàn

Sguardo sul sito

È bello quindi gironzolare tra le vie di Copán, sorseggiando un cocco fresco o gustando una salsiccia alla brace; le bancarelle della cittadina offrono di tutto. Con piccoli taxi rossi (Vespe carrozzate) coperti da teli bianchi, ci si sposta qui e nei vicini centri di Santa Rosa e Gracias.

Finalmente a Copán, sito archeologico, con le auto e i pullman dei turisti che affollano la via che arriva dal paese. Non mancano i soliti venditori di statuette che riproducono in piccolo quelle grandi dell’interno e all’ingresso fa affari d’oro la biglietteria in legno affollata di parenti dell’addetto alle vendite: sono lì per aiutare vendendo bibite, ricordini; non mancano due grossi pappagalli verdi, rossi e blù che salutano gracchiando.

Il periodo d’oro

La vegetazione lussureggiante

Copán ha raggiunto il massimo splendore tra il III e il X secolo d. C., quindi è rimasta abbandonata per secoli e la vegetazione ha coperto ogni pietra; nel 1570 lo spagnolo Diego García de Palacios l’ha riscoperta. Il bello di Copán sono gli immensi spazi verdi, le spianate fra un monumento e l’altro, le stele disseminate, le maschere, gli altari.

La Scalinata dei Geroglifici, al centro dell’Acropoli, conta 62 gradini ed è larga 10 metri; sulla scala sono scolpiti circa 2500 glifi, la più ampia iscrizione Maya scoperta finora. Interessante è anche la Scala dei Giaguari che si erge nel piazzale orientale eparimenti notevoli sono l’Altaree la Tribuna, dotata questa di gradinate. Copán è celebre per la qualità delle sue sculture, a riprova della raffinatezza della cultura Maya.

La bellezza di alcuni visi scolpiti, la solenne regalità delle rappresentazioni e la minuziosità di ogni singolo particolare sono tutti elementi che lo testimoniano. Le figure umane rappresentate sono in genere uomini; una sola è una figura femminile.

Un sito unico

Honduras, Central America

Le curiosità del sito di Copán (patrimonio dell’Umanità dal 1980) non sono poche, a partire dal Museo che al suo interno riproduce, con i colori originali di una volta, un tempio di questa antica civiltà.

Un secondo dato che caratterizza Copán è che il sito possiede il più alto numero di stele fra tutti i siti archeologici del centro America. Questi monoliti di pietra, dipinti di colore rosso e ricoperti di stucco, avevano tre specifiche funzioni: una storica, una cronologica e una terza astronomica. Per conservare le incisioni sulle loro sculture, i Maya utilizzavano infatti lo stucco; è grazie all’impiego di questo materiale se ancora oggi è possibile leggere le numerosissime iscrizioni (glifi) presenti nella famosa scalinata.

Il gioco della palla

Un’incisione datata al 731 d.C.

Altro argomento popolare e ampiamente dibattuto di Copán, il Gioco della Palla, chiamato pokyan. Gli studiosi, dopo attente valutazioni, hanno scoperto che il gioco si praticava in un campo formato da uno spazio centrale, sul quale cadevano due pareti inclinate a fronteggiarsi. In cima a queste pareti erano collocati degli anelli di pietra nei quali i giocatori dovevano infilare la palla, spingendola con gomiti, ginocchia e fianchi; naturalmente, senza farla mai cadere a terra. Pare che la palla (pesantissima) fosse di gomma dura o di tela rigida. Esercizio per super atleti!

Si deve infine all’ultimo regnante Maya (WaxaklajunUb’ahK’awil, che significa Diciotto Conigli) la costruzione, nell’ottavo secolo d.C., del suggestivo spazio pubblico della Grande Piazza. Essendo finita con lui la dinastia, con tutta probabilità non avrà nemmeno avuto il privilegio di trovare sepoltura nella stessa casa nella quale aveva vissuto. Consolidata consuetudine, questa, della popolazione Maya.

Libertas Dicendi n°274 del ‘Columnist’ Federico Formignani Foto di Lucio Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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