Aletsch Arena: la Svizzera vicina in un luogo senza tempo

Mucche brune svizzere al pascolo @Ivan Burroni

Il campanaccio delle braunvieh, le tipiche mucche brune svizzere, echeggia all’imbrunire per la vallata e nel silenzio delle piccole stradine senz’auto. Il sole sta per tramontare ma i suoi raggi, ancora tiepidi, illuminano i profili di alcune fra le vette più imponenti delle Alpi. Siamo a Riederalp, nel Vallese svizzero, all’interno del comprensorio dell’Aletsch, il più grande ghiacciaio delle Alpi.

Nelle giornate limpide, da questo balcone naturale, si ammirano distintamente alcune delle cime più iconiche delle Alpi, dalla sagoma inconfondibile del Cervino a quella del Dom. Di sera, invece, non si arriva così lontani con lo sguardo.

Luoghi unici al mondo

Panorama da Bettermerhorn @Ivan Burroni

Eppure, di fronte alla vastità di questo spettacolo, sentimenti di dominio commisti a una sottile sensazione di fragilità sono l’humus su cui si palesa l’incanto. Una magia che accoglie chi raggiunge questi luoghi lontani dal mondo; una sensazione che non abbandona neanche al termine del viaggio, restando ricordo indelebile, tatuato nella mente del privilegiato viandante.

Sono luoghi, questi, in cui è possibile dimenticare la civiltà, anche solo per un po’. Luoghi che, per una precisa scelta degli abitanti, non sono raggiungibili dalle auto, bensì esclusivamente da una serie di modernissimi impianti di risalita che collegano i paesini dell’Alta Valle del Rodano ai 2000 metri dei tre villaggi dell’Aletch Arena, ognuno con una sua identità ben definita. Riederalp, piccino e romantico, Bettmeralp, più vivace e turistico, e Fiescheralp, defilato, solitario e selvaggio.

Panorama sull’Aletsch, il ghiacciaio più grande delle Alpi

Veduta sul ghiacciaio dell’Aletsch dalla vetta dell’Eggishorn @Ivan Burroni

Proprio da Fiescheralp parte la funivia che porta ai 2926 metri dell’Eggishorn, sulla cui cima si ha il primo incontro con il vero protagonista di questi luoghi, il ghiacciaio dell’Aletsch; Patrimonio dell’Umanità dal 2001, una lunghezza di 23 km per 26 miliardi di tonnellate di ghiaccio spesso fino a 900 metri, una lingua immensa di permafrost delle dimensioni di 11.000 campi da calcio; come un fiume, si muove lentamente verso valle, limando, erodendo e modellando il paesaggio da milioni di anni.

Dalla vetta dell’Eggishorn, dove si odono solo i fischi dei gracchi alpini ed il suono del vento, ci si fa un’idea delle dimensioni complessive del ghiacciaio; si poi ammirano le linee rette delle morene depositatesi nel tempo, ci si stupisce di fronte all’atipicità di un paesaggio così particolare; magari di fronte a una colazione sui tavolini esterni dell’Horli Hitta Eggishorn, baita all season, che offre pranzi, aperitivi e cene vista ghiacciaio, sia d’estate che d’inverno.

A piedi sul ghiacciaio perenne

Dalla cresta panoramica si scende fino al placido bacino di Vordersee e alla capanna Gletscherstube, ristoro e punto di partenza per escursioni organizzate sul ghiacciaio, accompagnati da guide alpine professioniste, con trekking sul ghiaccio perenne e pic-nic sui depositi morenici. Una volta arrivati ai piedi del ghiacciaio, quella distesa di permafrost che dall’alto pareva una cartolina si trasforma improvvisamente in un’entità totemica, un gigante di ghiaccio dai colori cangianti, una parete bianca e azzurrognola che pare un passaggio artico nello stile dei documentari più estremi girati in Antartide.

In cordata sul ghiacciaio @Ivan Burroni

In realtà il passaggio per salire sul ghiacciaio è semplice e l’esperienza è più o meno alla portata di tutti, ovviamente rispettando le istruzioni della guida alpina. Sul ghiacciaio si cammina in cordata, qua e là seracchi e crepacci profondi decine di metri dal color turchese, così belli, magnetici, ma anche spaventosi all’idea di finirci risucchiati nel fondo. La guida cerca una via percorribile, ogni volta diversa, perché il ghiacciaio, emblema del cambiamento lento e paziente, muta nel tempo la sua forma. Come un fiume, infatti, l’acqua solida dell’Aletsch si muove, solo molto più lentamente, con una velocità di scorrimento di 100-200 metri l’anno a seconda del punto.

L’inizio e la fine di un viaggio

Il ghiacciaio è disseminato di seracchi e crepacci profondi decine di metri @Ivan Burroni

Così si prosegue a camminare su questa massa mobile di ghiaccio, fino ad arrivare alle morene centrali, quegli accumuli di sedimenti e detriti che il movimento del ghiacciaio ha portato con sé in superficie. Arriva il momento del pic-nic, seduti su una roccia, nella pace assoluta, e poi giunge anche il tempo del ritorno, emozionante tanto quanto l’andata. Man mano che ci si avvicina ai lati del ghiacciaio, infatti, la difficoltà aumenta, e trovare subito una via d’uscita non è una cosa scontata.

Si tenta una via, ma è senza sbocco. Si torna indietro, se ne cerca un’altra percorribile. Con la piccozza l’alpinista crea i gradini per i camminamenti tra i crepacci, si sale e si scende dalle formazioni di ghiaccio; a volte su piccoli crinali alti anche venti metri, dove il grip delle scarpe da trekking diventa il tuo migliore amico. Alla fine la guida trova la strada, l’uscita è visibile, si scende sulla terra e ci si lascia il ghiacciaio alle spalle.

Almeno apparentemente: le immagini, i momenti di stupore misti all’adrenalina, gli attimi di pace assoluta immersi tra le cime innevate e i ghiacci perenni delle Alpi svizzere, saranno un richiamo costante nei giorni, nei mesi e negli anni a venire.

La pausa pranzo e il museo

Sull’altro view point, la cima del Bettermerhorn, a 2647 metri d’altitudine, si trova un bel museo, un ristorante panoramico e, soprattutto, una visuale alternativa sul ghiacciaio. L’ideale è partire al mattino per arrivare sulla cima poco prima di pranzo (prenotazione al ristorante consigliata almeno nei weekend), così da godersi con calma il museo del ghiacciaio; è infatti una tappa indispensabile per comprendere a pieno il nostro gigante, la sua storia, le sue peculiarità, le sue trasformazioni nel tempo e anche quello che sembra essere il suo tragico destino, barbaramente segnato e scolpito dall’intervento umano.

Secondo le previsioni della comunità scientifica, infatti, se il riscaldamento globale dovesse mantenersi sui livelli attuali, il ghiacciaio si ridurrebbe fino quasi a scomparire nel giro di qualche decennio. Triste, molto triste la sensazione che si prova uscendo dal museo e riguardando il ghiacciaio. La sua imponenza ora è diventata fragile e il desiderio è quello restare con gli occhi a lui incollati ancora un po’, come se da un momento all’altro la magia di questa colossale opera della Natura possa svanire per sempre.

Trekking sul crinale della montagna

Cumuli di pietra costruiti dagli escursionisti @Ivan Burroni

Dopo pranzo è il momento di affrontare il trekking sul crinale in direzione Riederalp. Qui si scopre presto di avere un problema che in pochi luoghi al mondo è così accentuato. Similmente alla storia dell’asino di Buridano, la sensazione è quella di non sapere da che parte voltarsi. Da un lato, infatti, ci accompagna la magnificenza del ghiacciaio e delle vette che lo circondano; dall’altro l’incredibile panorama del versante meridionale con i suoi prati verdi e i profili dei 4000 metri che sconfinano in terra italica.

La passeggiata, quasi sempre in leggera discesa e adatta a tutta la famiglia, è semplice per il fisico, ma intensa per il cuore. Qua e là ometti di pietra costruiti dagli escursionisti, specchi d’acqua abitati da tritoni e la tipica vegetazione d’alta quota, con pini mughi e distese di arnica e orchidee alpine.

La foresta di Aletsch e Villa Cassel

Arrivati ai 2277 metri dell’ultimo punto panoramico, Hohfluh, ci si ritrova nel cuore della Foresta di Aletsch, un’oasi naturale dove dal 1933, l’anno in cui fu dichiarata riserva protetta, i suoi cembri secolari crescono e si riproducono indisturbati. Nella foresta, una delle più antiche e meglio preservate della Svizzera, è vietato entrare in bici e si può fare merenda solo all’interno di apposite aree per non disturbare e contaminare l’ambiente.

Poco più sotto un altro simbolo di Aletsch Arena, Villa Cassel, una sorta di castello in stile vittoriano fatto costruire nell’Ottocento da uno degli uomini più ricchi del mondo; proprio nel 2020 ha riaperto i battenti dopo importanti lavori di ristrutturazione, che l’hanno reso edificio a zero emissioni.

Villa Cassel, che oggi è anche un hotel, è sede dell’associazione Pro Natura, che si occupa della protezione della foresta, sensibilizzando i visitatori sui temi ambientali con escursioni guidate e mostre. Un ghiacciaio da guinness dei primati, vette panoramiche, meravigliosi crinali e antiche foreste sono solo alcune delle attrattive delle terre dell’Aletsch

Una montagna di attività

Villa Cassel è una sorta di castello in stile vittoriano costruito nel ‘800 @Ivan Burroni

Con oltre 100 km di sentieri percorribili in MTB, laghi balneabili color ceruleo dove pescare o fare sup yoga, il campo da golf 9 buche più alto d’Europa, ristoranti di cucina svizzera e internazionale per tutti i gusti, l’Aletsch Arena riunisce molto di quello che gli italiani cercano per le vacanze.

Confina con Piemonte e Valle D’Aosta ed è raggiungibile in sole due ore di treno da Milano, per cui è senz’altro considerabile regione di prossimità. Offre un turismo genuino, luoghi senza traffico, smog e rumori, alla ricerca di un contatto più stretto con la natura, con sé stessi e con la propria anima.

Info utili

Per maggiori informazioni visitare il sito ufficiale.

Testo e foto di Ivan Burroni |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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