Il redivivo Covid e l’incognita Scuola

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Ci risiamo col Covid-19, alias Coronavirus. Terminato il periodo di chiusura (chiusura di ché? di una porta, di una storia, di una cerniera…se però scrivo lockdown tutti sanno di cosa sto parlando e la cultura linguistica è salva), si sperava che la discesa dei contagi arrivasse a zero, con i sacrifici che abbiamo fatto. Invece no. Eccola di nuovo la pandemia che ha sconvolto il 2020 e che non vuole dare segni di resa. Diverse le cause della ricaduta: i viaggi con l’impiego di mezzi collettivi (treni, autobus, aerei, navi); la parziale ripresa delle attività lavorative (spogliatoi, mense, assemblee); le tanto sospirate vacanze che, sopra ogni cosa, hanno miscelato – c’era da aspettarselo – un’umanità giunta forse ai limiti della sopportazione.

Tutta colpa dei giovani

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I benpensanti sanno chi imputare: sopracciglia inarcate e indice minaccioso rivolto soprattutto verso i giovani che non portano mascherine, non si lavano le mani con la frequenza richiesta dai protocolli, si abbandonano a danze sfrenate e liberatorie con abbracci ed effusioni varie. Non basta: bevono troppo, fumano erba (se va bene) e nelle discoteche restano appiccicati come gli Gnú della Tanzania in transumanza stagionale.

L’equilibrio emotivo dei giudizi è un traguardo che nell’attuale società è irraggiungibile, considerando le mille sfaccettature del problema Covid; ma non capire che i giovani hanno esigenze diverse da quelle (per esempio) di chi ha la mia età, vuol dire non essere realisti. Detto questo, è auspicabile che tutti non prendano sottogamba il Covid-bis.

Ci vuole poco ad ammalarsi e il ricordo dei camion militari di Bergamo è bene rimanga un filmino mentale visto su Youtube, al telegiornale e basta. Tentiamo, per lo meno, di non accelerare il percorso comune verso il raggiungimento di uno stato permanente da homo insipiens.

L’opinione degli esperti

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Sempre in tema di Covid, la seconda considerazione riguarda i cosiddetti esperti. Si è verificata una pericolosa sovrapposizione (a livello informazione) tra medici e specialisti attivi nei vari ospedali e gli esperti virologi sparsi un po’ in tutta Italia; entrambe categorie competenti, sia chiaro, ma dalle responsabilità operative differenti (in corsia i primi e nei laboratori di ricerca gli altri); ciò che non esclude che l’universo sanitario – come in tutti gli ambiti di lavoro – preveda anche professionisti bravi e altri così così.

Quasi certamente in buona fede, tutti hanno cercato di spiegare il loro punto di vista sul perché dell’insorgenza della pandemia, sul decorso della stessa, su cosa fare o non fare. Peccato che, sommando l’insieme dei pareri espressi da fine 2019 ad oggi, ci si trovi di fronte a una raccolta di dati, statistiche, interpretazioni, dogmi e prese di posizione che hanno confuso le persone, ingenerato dubbi e addirittura terrorizzato i soggetti più sensibili e impressionabili.

…e degli odiatori di professione

Non basta. I tuttologi improvvisati, gli immancabili mestatori e i famosi odiatori di professione, sono andati a nozze: rilasciando interviste, pubblicando di tutto e di più sui media e sui social. Possibile conseguenza: molta gente dubita delle “variegate” proposte sanitarie e men che meno nutre fiducia nei vaccini che verranno. Da dove? Cina, America, Inghilterra, Israele e ora, anche Italia. Tutto questo, va da sé, complica non poco l’odissea Covid-19.

Cosa succede davvero

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Infine la Scuola che riapre Lunedì 14, ma non in piena tranquillità, dopo mesi di discussioni e di rinvii (male italico) sulle soluzioni concrete da adottare e con mille dubbi e nodi da sciogliere. Ecco i principali.

1) la Scuola è argomento che compete allo Stato, ma le Regioni potranno influire (in meglio o in peggio) e questo è un primo ostacolo.

2) La Ministra dell’Istruzione, tacciata di incompetenza, se si sarà dimostrata tale potrà consolarsi perché avrà condiviso questa sua lacuna con gli altri Ministeri collegati, nessuno escluso.

3) Entriamo nella scuola, fisicamente. Ci saranno aule a sufficienza, banchi-tavolini o banchi a rotelle per tutti? Saranno garantite le distanze di sicurezza, divisori plastici se possibile, filtri d’aria certificati?

4) Sperando che la pandemia non peggiori, i ragazzi misureranno la febbre a casa o in aula, dovranno mettere o no le mascherine, specie i più piccoli? Se ci sarà qualche forma di contagio, chiuderanno l’aula o la scuola?

5) Docenti. Ce ne saranno a sufficienza, o si dovrà ricorrere al numeroso esercito dei supplenti (circa 250mila) sempreché non se ne perda qualcuno per strada, per il timore di ammalarsi

6) Infine, i trasporti, i famosi Scuolabus; pare non bastino, per via delle esigenze di distanziamento durante le corse. Per concludere: la Scuola non è l’unico problema che abbiamo, ma è una sicura cartina di tornasole per capire se vogliamo e sappiamo concretizzare l’auspicata ripresa.

Libertas Dicendi n°278 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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