Alto Foggiano, vino, olio e tesori ritrovati nelle terre dei Dauni

Foggiano, terra ancestrale, custode dello smisurato Tavoliere, granaio d’Italia. Crocevia di storia, e antichi cammini. Oggi terra da esplorare, specie dove la collina coi Monti Dauni gradualmente si fa Appennino. E più forti le tradizioni si mantengono, così come il cibo contadino.

Autunno stagione benedetta

Nelle luci dei tramonti d’inizio autunno le stoppie di grano sembrano un tappeto vellutato per le pale eoliche.

Andateci in primavera o, meglio, quando il sole ha cessato di arroventare le messi e gonfiare grappoli fino a farli scoppiare. Daunia, ampia fascia di Puglia settentrionale vuole l’arrivo dell’autunno per trovare vendemmie e cantine in fibrillazione, frantoi pronti a ricevere cascate di olive nostrane, mercati di sapidi ortaggi, come i primi, sospirati, carciofi. Il tempo lento, quello che meglio si presta per girovagare fra cittadine, borghi e campi distesi a pioggia verso il confine con Molise e Irpinia, in compagnia delle onnipresenti pale eoliche. Viaggio di piaceri e scoperte, ma anche di racconti avvincenti e tragici.

Dopo i primi abitanti calati dal nord, e il dominio di ceppi italici, ecco la lunga epopea degli Japigi popolazioni illiriche e cretesi che conquistarono tre regioni attigue, Daunia, Peucezia e Messapia. Una colonizzazione di secoli, assorbita con l’arrivo dei Romani. I quali, com’era loro costume, spesso assoggettavano i popoli, ma non li opprimevano, lasciando che conservassero cultura e modelli di vita propri. Naturalmente anche qui affievolendosi sempre più, fino a essere indistintamente inglobati e metabolizzati nella grande regio Apulia.

Tesori di archeologia

Parte di corredo funerario dauno – Ascoli Satriano

Per questo, occultati qua e là fra pendii e rocce tufacee, e giù fino alla piana, si trovano edifici e tombe dauno-romane che vanno dal VII secolo a.C. al I secolo d.C.; si trovano manufatti e corredi funebri man mano più vari, ricchi, raffinati. Dopo i Romani un susseguirsi di dominazioni e scorrerie, fino ai Borboni e all’Italia unita. Ne parleremo, con molto spazio alle produzioni che sono il marchio di una tradizione sempre viva e prolifica.

L’area di Troia è certamente una delle più attive. Nell’agro attorno alla bella cittadina disposta su un colle a dominio del Tavoliere sono tanti i produttori d’olio e vino da conoscere, giusto per circoscrivere il campo a due specialità tipiche del territorio. Il vino è nelle radici di questi luoghi e l’olivicoltura, da sempre bio, è una pratica ancor più antica e utilizza cultivar locali.

Una cooperativa nata dalla passione

Il Nero di Troia, uvaggio ricco di polifenoli, che conferiscono una colorazione particolarmente scura. Il sole gonfia gli acini pronti per la vendemmia.

Le cantine DECANTO si possono definire come una sorta di matrioska. Il nome contiene più significati e la loro storia, dall’origine all’oggi, è un viluppo di scelte sempre più impegnative. Accade che un gruppo di giovani cugini ricevano in eredità un appezzamento a vigna; così invece di pensare a distrazioni e bagordi, si dannino a coltivarla, migliorarla e a vinificare con l’aiuto di cantine amiche.

Nel tempo l’hobby si trasforma in passione e oggi, con superfici più ampie, sono parte attiva di una cooperativa vocata alla valorizzazione dell’uvaggio Nero di Troia. DECANTO è voce del verbo decantare, quindi elogiare, magnificare, ma anche il gesto di versare lentamente il vino invecchiato perché ossigenandosi si esprima al meglio. Infine DECANTO è pure un acronimo in cui emergono terroir e spirito cooperativo.

Tutte le etichette sono a base di Nero di Troia. Unus (rosso), Aika (rosè) ed Extra-Dry (spumante rosè) in purezza. Nel Trinus (rosso) è invece in equilibrato assemblaggio con Aglianico e Primitivo. Una nota a parte per il Monsignore, solo Nero di Troia ma super selezionato, per una bottiglia da ricordare. Una delle vigne guarda la sede della cantina, ricavata da un edificio rurale, con accanto un casale e le vecchie stalle; un quadro che racconta di un’epoca di duro lavoro e fatica, chissà quanto superata.

Troia – Nel nome DECANTO tanti significati, un solo impegno: migliorare costantemente e promuovere il territorio

L’olio di Atena

Troia – Le ruote in pietra nel frantoio tradizionale dell’Oleificio DIOMEDE

Poco lontano, un altro presidio di tradizione familiare. Si tratta dell’OLEIFICIO DIOMEDE, oggi condotto da Amedeo Casoli, quarta generazione: giovane affiancato da giovani. L’olio extra vergine viene lavorato a freddo, le ruote del frantoio sono in pietra, la spremitura una sola.

Risultato, un succo di oliva il quale, in un mitologico gioco ad incastro con il nome della casa, si chiama Palladio. In onore della statua raffigurante Pallade Atena, si narra custodita nella mitica città di Troia per renderla invincibile. Dopo averla rubata insieme ad Ulisse, l’acheo Diomede se la portò in Apulia e lì, forse proprio sotto lo sperone di roccia dove sorge la sorella minore della Troia omerica, la pose in un tempio dedicato alla dea. Deduco che per questo l’olio ha un sapore antico, di condimento giustissimo sopra una fetta di pane casareccio e qualche succoso pomodorino: gaudium magnum.

Troia, la magnifica cattedrale

Troia – Concattedrale di Maria Vergine Assunta. I portoni bronzei portano la firma di Oderisio da Benevento.

Ormai siamo prigionieri di vicende remote e saliamo verso il centro di Troia, lungo il lastricato di Via Regina Margherita, strada principale del cuore cittadino. Sono tanti i palazzi nobiliari che incontriamo, per una miscellanea di diversi domini e signorie, ma l’occhio è catturato fatalmente dalla magnifica concattedrale di Maria Vergine Assunta in Cielo; edificata tra il 1093 e il 1125, esempio originale di stile romanico pugliese. Gli elementi più significativi della facciata esterna sono il rosone traforato con il corredo di figure ai lati e a semicerchio e il portale bronzeo d’ingresso, come il laterale opera del maestro Oderisio da Benevento.

Simboli misteriosi e lotte di potere

Troia – Concattedrale di Maria Vergine Assunta. La facciata, frutto di progressivi abbellimenti, è colma di figure e simboli e si evidenzia il bellissimo rosone a 11 raggi.

Anche il profano si renderà conto dell’eterogeneità dei materiali. Nasce infatti sulla base di un preesistente edificio bizantino ed è pressoché completamente edificata con materiali di risulta a partire da rovine romane. La facciata è talmente densa di significati simbolici da costituire una sorta di puzzle che solo approfonditi studi hanno potuto comporre.

Noi ci limitiamo a rilevare che Troia era attraversata già all’epoca da molte vie importanti, dalla Appia Traiana alla Francigena, fino alla costa, porta d’Oriente. Da qui innegabili influssi stilistici d’oltre mare; poi la posizione strategica della città come presidio della Chiesa, in cui il vescovo governava e doveva dare segno della propria forza. Scontrandosi infine con potenze superiori. Lo vediamo andando sul retro della cattedrale. Da una colonna spunta la testa di un moro dall’espressione truce. A ricordo delle distruzioni di Federico Secondo di Svevia con i suoi fidi saracini di Sicilia, per punire la città che lo aveva tradito: Troia, “serpe lunga”.

Un vino dalla tradizione all’ecosostenibilità

Troia – ELDA Cantine, radici ben salde nel territorio e voglia di affrontare nuove sfide, all’insegna dell‘ecosostenibilità. All’interno della sede, un’accogliente sala degustazione.

Torniamo all’agro, all’oggi, alle produzioni che vogliamo inseguire per sintonizzarci sempre di più con queste terre. All’apparenza la sede di ELDA CANTINE è niente più di un capannone anonimo, ma dentro ha il confort di un salotto, dall’area di stoccaggio e maturazione, alla zona botti, all’ampio angolo degustazione con un tocco elegante di moderno design.

Forse perché il proprietario è anche ingegnere nel settore dell’energia verde, si coglie una propensione all’innovazione, e la volontà di mantenere ben saldi i legami con il territorio, dando spazio a nuove sfide. Infatti il Nero di Troia è l’architrave della produzione ed il possente Ettore, rosso in purezza invecchiato, miete riconoscimenti a pioggia.

Ma la gamma si estende a Merlot Syrah, Negroamaro e Primitivo fra i rossi; Sauvignon, Bombino e Falanghina fra i bianchi. Dall’uvaggio Nero di Troia anche un accattivante rosé e un originale metodo classico spumante. Tutte le vigne sono di proprietà. Punti di forza: progressive scelte green, gioco di squadra e un’enologa giovane ed entusiasta.

Il meglio della terra

Troia – L’azienda agroalimentare BORTONE, oltre a olio extravergine e vino, propone una raccolta di prodotti tipici dell’Alto Foggiano, tra cui questa saporita ricotta sott’olio.

Di nuovo in viaggio per raggiungere in Contrada Fontanelle l’azienda agroalimentare BORTONE, immersa in un fitto uliveto. In tutto sono 150 ettari di piante secolari e in parte vigne. La produzione principale è l’olio extravergine quasi interamente con oliva Ogliarola, resistente e saporita. In più un vino Nero di Troia IGP schietto e verace.

Avviso ai golosi: la proposta è vastissima. Ortaggi e formaggi sott’olio, olive in varie versioni; creme di ortaggi e verdure, e poi di frutti secchi (una di mandorle, abbagliante); salse e condimenti; legumi secchi e pronti, pomodorini, lampascioni e tanto altro. Il timone dell’azienda è in mano a Tommaso Bortone, coadiuvato dal figlio Alfonso, pure competente assaggiatore di vini e olio: ulteriore garanzia di qualità.

I doni dell’uva Nero di Troia

Troia – Cantina PIRRO coltiva e lavora solo Nero di Troia. L’originale linea i Pitappi propone anche un rosato di notevole struttura.

Più a nord, verso Lucera, odore di collina, un cielo d’Irlanda in Capitanata, immancabili generatori eolici, vigneti. Cantina piccola, vino buono. L’azienda PIRRO fa parte della stessa rete cooperativa di Decanto e lavora con la stessa passione per dare voce a queste terre e farle conoscere.

Sempre uva Nero di Troia, tanto carica di sostanza quanto difficile da lavorare. Così Stefano Maria Pirro oltre al classico rosso riesce a ricavarne Epiro, un pregevole bianco dalla struttura complessa. Colpisce nella produzione la linea Pitappi, ispirata alla parola che la figlia da piccolina usava per imitare il cinguettio degli uccelli.

Anche il disegno dell’etichetta, un simpatico ghirigoro colorato, risale a quegli anni e ha lo stesso copyright. La bimba vedeva lungo: il rosso ha notevole tempra e aspetta solo una carne decisa per esprimersi al meglio. Il punteggio massimo, a modesto parere di chi scrive, va però al rosato: un caleidoscopio di profumi e aromi, una stoffa da autentico rosé di Puglia, 14 gradi ben spesi.

Un gin made in Alta Puglia

Troia – Nella GINTONERIA si propone il Gin di Puglia, prodotto e lavorato utilizzando esclusivamente aromi dell’Alto Foggiano.

Ancora a Troia, sul corso principale, a cercare altre innovazioni e altra gioventù intraprendente. Qui dove il Venerdì Santo i penitenti trascinano pesanti catene fissate ai piedi scalzi sotto il peso delle croci conservate nella protoromanica chiesa di San Basilio, un’insegna segnala una presenza aliena.

È la Gintoneria: decrittando, un posto dove oltre al vino si mesce autentico Gin di Puglia. Il distillato made in Daunia si giova del ginepro del Gargano e di altri aromi aborigeni. Con l’aggiunta, nella versione più gettonata, di un goccio di purissimo olio EVO, per un esito davvero originale.

L’arte dauna in mostra

Ascoli Satriano – Polo Museale: il marmo cristallino dell’isola di Paros veniva utilizzato dai Greci solo per opere di particolare pregio. Il podanipter splendidamente pitturato, recuperato dal Getty Museum di Malibu insieme ad altri pezzi rarissimi sottratti ad una tomba dauna.

Il viaggio volge al termine seguendo il cammino dell’antichità. Il colle di Ascoli Satriano e la piana sottostante sono siti archeologici di grande interesse. Il Polo Museale della bella cittadina ospita l’interessante Museo Diocesano e soprattutto pezzi provenienti dagli scavi dell’antica Ausculum. Alcuni sono considerati manufatti eccezionali per più ragioni.

Il tesoro ritrovato

Ascoli Satriano – Polo Museale: il Trapezophoros dei Grifi, eccezionale manufatto di cultura dauna risalente alla seconda metà del IV secolo a.C.

Il materiale utilizzato è il marmo cristallino e trasparente dell’isola di Paros, riservato solo ai capolavori della scultura greca e della Magna Grecia. La presenza dei colori, per una pittura policroma assai rara. L’epopea del ritrovamento, con un inseguimento durato anni di pezzi trafugati da tombaroli senza scrupoli e anima.

Fino al punto di spezzare in tre parti il meraviglioso sostegno dei Grifi (il trapezophoros) per infilarlo nel bagagliaio di una 127. Insieme ad uno stupendo podanipter (grande bacino con supporto) e altri oggetti, restituito dal Getty Museum di Malibu nel 2007. Tutti sembrano avere un’unica provenienza, ovvero un contesto funerario dauno della seconda metà del IV secolo a.C. destinato a un membro dell’élite.

Salutiamo con un po’ di magone questo pezzo di Puglia fuori dai classici circuiti turistici, pieno di bellezze sconosciute ai più, e forte di una tradizione contadina e un’autenticità che innervano anche le nuove frontiere dell’enogastronomia.

Alto Foggiano – Daunia, con la terra un legame antico e indissolubile.

Info utili

Per maggior info visitare il sito del Comune di Troia.

Dove mangiare

Nell’alto Foggiano per mangiar male bisogna veramente andarsela a cercare. I prodotti locali, dalle verdure, alle carni, agli insaccati ai formaggi sono già di per sè una garanzia. Ecco qualche ulteriore indirizzo a Troia.

I Cavalieri di Malta

Ristorante Pizzeria Via A. Tredenari 19/1, Troia.

L’edificio era parte di una Commenda dei Cavalieri di Malta, che accoglieva i pellegrini giunti attraverso la Strada Appia-Traiana in viaggio verso la grotta di S. Michele o Brindisi per andare in Terra Santa. Oggi serve buoni piatti della tradizione con qualche tocco innovativo, ricercando prodotti particolari, come la carne di bufalo.

In più taglieri con un’accurata selezione di salumi e formaggi di Daunia. Alla guida due giovani entusiasti. Lo chef è anche nello staff del Centro del Gusto dei Monti Dauni di Troia, dove si fanno informazione sulle produzioni del territorio, convegni, degustazioni e formazione professionale di cucina con un’attrezzatura di prim’ordine. Le pizze dei Cavalieri sono davvero speciali, a cominciare dalle farine utilizzate per la pasta. Da premio quella al grano riarso, ottima anche per le orecchiette.

L’Osteria del D’Avalos

Piazza della Vittoria 9, Troia

Porta il nome della nobile famiglia spagnola che abitava nel palazzo di fronte, ora sede del Comune. Quando Elena Mottola coadiuvata in cucina dalla giovane figlia e dal marito in sala si esprime sulle ricette della tradizione è una vera festa. L’utilizzo delle verdure locali ne svela tutta la ricchezza. Dai carciofi ripieni, agli sformati ai peperoni e di delicatissimi zucchini, alle favette con crema di pecorino, alle commoventi polpette di pane, fino alla rustica avvincente sorpresa del pancotto alle patate nostrane ed erbe di campo. Anche i primi si fanno rispettare, con l’olio dauno, naturalmente, a dar man forte.

Dove dormire

Per dormire ci sono una diverse soluzioni. Ecco alcuni B&B a Troia, carini e in posizione strategica.

B&B Il Rosone

Via Roma 77 – Troia

Come essere a casa. Due comode camere matrimoniali, un’ampia cucina soggiorno con tutte le attrezzature del caso. Colazione super, con torte e dolci fatti in casa, pomodorini appena colti, fichi, frutta fresca varia. A due passi dalle stradine centrali, curato, tranquillo.

B&B La Patronale

Via Soriani – Troia

Situato in pieno centro storico, in un edificio caratteristico, dispone di una camera con angolo cottura che ha le sembianze di un nido romantico. Fa parte dell’albergo diffuso Svegliarsi nei Borghi. Perfetto per coppie, comodissimo per vivere l’atmosfera della cittadina.

B&B Bora

Località Campo Fiera – Troia

Una bella facciata caratterizza questo b&b che nella parte posteriore offre anche una vista strepitosa sull’agro. Le stanze sono estremamente confortevoli, e la zona comune della hall è perfetta per momenti di relax dopo una giornata intensa alla scoperta delle meraviglie di Daunia.

Testo e foto di Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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