Turismo pandemico ed emozionale

Una spiaggia della Florida chiusa per Covid Photo by Hayden Dunsel on Unsplash

Il 2020 verrà ricordato (e auguriamoci, non reiterato) come l’anno del grande rallentamento, della colossale frenata al movimento perpetuo della gente nel mondo. Come se una vischiosa marmellata, o se preferite un mare di fango attaccaticcio (c’è stato anche quello, qua e là…) si fosse riversato sulla terra, impedendo alle persone di spostarsi come d’abitudine, sgomente inoltre nel constatare che ciò che era divenuta pratica giornaliera – viaggi lunghi e corti, relazioni con terzi, in altre parole mobilità continua – veniva azzerato o quasi.

Tutti bloccati o semi-bloccati e (quand’anche liberi) drasticamente condizionati dalla valanga di “provvedimenti” che ogni singolo paese, città, regione, sino al più piccolo e sconosciuto comune scopertosi nudo all’arrivo del Covid-19, ha dovuto adottare, se non imposto.

Turismo dal fiato corto, anzi, cortissimo

Le vie deserte di una cittadina olandese, simbolo dello svuotamento delle città dai turisti durante il Covid Foto di Jeyaratnam Caniceus da Pixabay

Questo nefasto sconvolgimento mondiale, solo in Italia, ha prodotto un gigantesco “buco” di circa 35 milioni di turisti stranieri che non sono venuti da noi, ai quali vanno aggiunti i 16 milioni di italiani che sono rimasti a casa per le loro vacanze.

Logica conseguenza: crisi profonda per hotel, appartamenti destinati ad essere affittati ai turisti o trasformati in piccole pensioni, ristoranti, bar e negozi legati alla stagione estiva, molti dei quali rimasti chiusi a lungo e ora col terrore che riprenda l’altalena dei contagi.

Tutto questo e molto altro ancora, dà un’idea di come abbia sofferto il grande comparto del Turismo; lasciamogli la “T” maiuscola, per rispetto di ciò che era.

Viaggi, timori concreti e psicologici

Camminare nella natura aiuta ad allentare l’ansia

A una situazione obiettivamente difficile, se la pandemia si protrarrà nel tempo, si accompagnano altri rischi, in Italia e all’estero; per esempio: che sempre più persone sottovalutino, o peggio, snobbino, le misure di protezione consigliate, rendendo più difficile muoversi per lavoro o svago; oppure che recandosi all’estero in paesi ritenuti più “difficili” di altri, non abbiano adeguata assistenza per quanto riguarda le strutture alberghiere, i medici, gli ospedali; va da sé che tutto questo ingenera nei turisti insicurezza e non pochi timori.

Ne consegue che è oramai convinzione generale cercare di scoprire un nuovo modo di viaggiare, evitando per quanto possibile luoghi eccessivamente affollati, privilegiando mete e itinerari in mezzo alla natura (agriturismi, piccole località) usando mezzi pubblici a ridotto inquinamento, meglio ancora pedalando e camminando; comunque sempre vicino a casa, vicino a dove si vive.

Questi i motivi per i quali, se il viaggio o la vacanza vanno interpretati come valido supporto e sostegno psicologico, guadagna favori sempre crescenti praticare il cosiddetto turismo di prossimità.

Turismo e geografia emozionali

La carte du pays de tendre (mappa del paese della tenerezza) della scrittrice Madame de Scudéry

A tutti sarà capitato di ripensare mentalmente ai viaggi fatti nel corso degli anni: luoghi o città visitate, persone incontrate, minuti e forse anche banali flash che hanno avuto un significato specifico per noi, attori di quel particolare avvenimento rimasto nella memoria.

Questa enorme collezione di ricordi, sensazioni, visioni retroattive, pensieri ripetuti e messi a fuoco – se rapportati a uno o più esperienze di viaggio – hanno un nome: geografia emozionale, vale a dire l’essenza visiva ed emotiva del viaggio conservata nella nostra mente e resa visibile quando le circostanze ne stimolano il ricordo.

Territori, culture diverse, identità delle persone conosciute, tutti fattori che esulano dalla quotidianità e concorrono a migliorare l’esistenza e l’invecchiamento delle persone, grazie appunto alla geografia emozionale. Non è una novità del ventunesimo secolo, questa; già nel 1654 la scrittrice Madame de Scudéry, a illustrazione del suo romanzo Clélie, ha disegnato una mappa che ha chiamato carte du pays de tendre (mappa del paese della tenerezza); una geografia del cuore: paesi, campagne, fiumi, laghi, mari, isole e montagne.

Anche Voltaire, sostenendo che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi, ha dimostrato di essere è un geografo emozionale ante litteram. La conclusione dei nostri giorni può essere quella cui è giunta la filosofa italo-americana Giuliana Bruno, che insegna ad Harvard teoria della geografia emozionale: …il segreto è visualizzare le sensazioni che provengono dal viaggio nello spazio.

Riuscire cioè ad ammantare di mistero e fascino infinito (rivisitando i personali fotogrammi che lo riguardano) anche il piccolo borgo tra i monti nel quale si è nati o quella spiaggia, quell’isola, nelle quali abbiamo pensato di aver scoperto la felicità o una sensazione di benessere mai provata prima.

Libertas Dicendi n°284 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com 

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.