Il Molise esiste

Anni fa la CNN lo definiva la più bella destinazione segreta d’Italia. Ha dato i natali agli avi di personaggi blasonati come Robert de Niro. Tuttavia, agli occhi di molti, il Molise continua ad essere una regione sconosciuta. Ora una mostra fotografica, di cui diamo anticipazione in queste pagine, ne celebra le bellezze.

Testo di Antonella Presutti Foto di Franco Cappellari

Il Molise è stato raccontato attraverso le parole di Giose Rimanelli, Eugenio Cirese, Felice del Vecchio, Francesco Jovine, Lina Pietravalle, Guido Piovene, in un viaggio che ha commosso, lasciato indifferenti, infastidito, insegnato. Poi è venuto il tempo dello slogan ripetuto e corretto il Molise non esiste, il Molise resiste, che ha una sua accattivante essenzialità quando non si protrae all’infinito e quando non si trasforma, da una sintesi un po’ sarcastica è un po’ affettuosa, in una frase liquidatoria.

Questa regione esiste, esiste territorialmente, ed è considerazione banale, storicamente e culturalmente, ed è considerazione meno banale in barba ad una negazione di maniera del suo passato. Il problema è che il Molise, piccolo e ricchissimo di potenzialità, è stato negli anni schiacciato tra il troppo è il troppo poco. Schiacciato tra modelli di sviluppo turistici ed economici invasivi e aggressivi e l’idea bucolica di un mondo agropastorale rimasto intatto. Un mondo fatto di semplicità, bellezza ancestrale e mancato sviluppo letto come un valore, piuttosto che come disvalore.

Una terra da riscoprire

Il Molise potrebbe piuttosto essere l’incarnazione di una terza via, in cui non basta dire bellezza e paesaggio per garantire il futuro, ma in cui è pure importante fare riferimento a ambiente, territorio, storia e tradizioni. Anzitutto, dismettendo l’atteggiamento oltranzista positivo o lamentoso, senza dimenticare le criticità in termini di infrastrutture, di connettibilità. Sarebbe opportuno considerare ciò che il Molise è e, di ciò che non ha, quanto è indispensabile avere e quanto è opportuno resti un’assenza.

Una regione piccola, non del tutto compatta, nella quale si passa dal mare alla montagna in una manciata di ore. Un territorio segnato dalla varietà del paesaggio, ma, soprattutto dall’intensità del paesaggio. Un contesto generale e globale, in cui le peculiarità territoriali si sono trasformate in uniformazione e scempio dei luoghi.

Terra e acqua

In questo fazzoletto ricamato dai borghi, per parafrasare Giose Rimanelli, ogni elemento ha mantenuto la sua forza e la sua conduttività di emozioni. L’acqua che abbondante segna il tracciato di fiumi, rigagnoli, fonti sorgive, cascate disseminate dovunque e oggi diventate mete turistiche e attrazione di luoghi che mantengono una riservatezza e una impenetrabilità affascinante. La dolcezza dell’acqua delle direttrici dei mulini, dei riti che ad essa sono legati. L’acqua con la sua forza domata ed imprevedibile, che connota, forse più di altro, la regione.

La terra, che conosce tutte le sfumature di colori e di possibilità, dalla montagna alla pianura senza nessuna forma che sia definitiva e stabile. Un alternarsi di asperità e di aggiustamenti tra frane che la tagliano, la segano e che l’hanno modellata con quella trasversalità improvvisa di ferite, che raccontano la fatica di un luogo in cui nulla è facile e gratuito.

Aria e fuoco

L’aria e i suoi colori preziosi, mai banali, mai appiattiti sulla caligine delle grandi aree metropolitane, industriali soffocanti. L’atmosfera dove l’azzurro, il rosso, il grigio, il bianco valgono nella loro puntuale definizione, ma anche nella ricchezza delle screziature. L’aria che incornicia il profilo dei monti e delle colline, la distesa del mare e quel numero impressionante di paesi che compaiono all’improvviso aggrappati ad un cucuzzolo, ad una roccia, in una specie di tenace perseveranza per la propria sopravvivenza.

Il fuoco dei riti ancestrali, tanti, che costellano il Molise e raccontano di quel mescolarsi e confluire di tradizioni precristiane e cristiane, qui come altrove, ma che in alcune zone hanno mantenuto, in luoghi aspri e poco domati, intatta la loro complessa fusione di sacro e profano.

La bellezza inaspettata

Il Molise è la bellezza che arriva dove non te l’aspetti, quando non te l’aspetti, una bellezza non facile da leggere, lontana dai canoni più immediati. Una bellezza legata ad un’idea arcaica più che antica, per nulla scontata, non fatta di proporzionalità ed armonia, ma di forza ed evidenza. Una bellezza che non ti abbraccia docilmente, ma ti viene incontro e ti blocca sulla punta della commozione, in bilico tra persistenza e dimenticanza.

Chi cerca il Molise attraverso i filtri di un turismo orgiastico, disattento e invasivo, un po’ barbaro è un po’ manierato, resterà deluso, profondamente deluso. Chi invece arriverà disposto all’ascolto, curioso e rispettoso, conquistato dall’idea della discrezione, dal fascino di ciò che è impervio, dalla lentezza del ritmo, come dal grande silenzio della terra, sarà sorpreso e conquistato.

Sufficiente e necessario

Tutto questo può bastare al Molise? Diciamo che è condizione necessaria ma non sufficiente e nello scarto tra sufficiente e necessario, si è incuneata la radicalità del giudizio e l’abbandono della terza via. Il Molise non ha vocazione industriale né è da spirito d’avventura. Non si proietta trepidante verso il futuro e non crede come un dogma alla tecnologia, guarda ai cambiamenti con tiepidezza. Ha i suoi ritmi e le sue titubanze, i suoi dubbi i suoi timori atavici e ciò non è né colpa né elemento in sé positivo o negativo, quanto piuttosto lo zoccolo duro o, piuttosto, una premessa dalla quale partire e su cui costruire.

Tutto ciò va messo rigorosamente a sistema attraverso la conoscenza delle peculiarità territoriali, sostenute dalle infrastrutture e dalla rete, che consenta di rimanere iperconnessi o sconnessi, come scelta e non come ineluttabile necessità. La pandemia, che si è abbattuta sul mondo, ha ridisegnato non solo usi e costumi, ritmi e abitudini. Al contempo ha esaltato ciò che era denegato e ha severamente marginalizzato ciò che sembrava centrale.

Una ricchezza unica

Le zone periferiche hanno acquistato un ruolo a lungo dimenticato, perché sono quei territori in cui lo spazio basta a se stesso e abbonda, in cui non si rischia la claustrofobica chiusura in un quadrato di terra, nella contiguità eccessiva e inopportuna. Sono questi i luoghi in cui la qualità della vita è una trama fina di rispetto e di cura, perché qui il territorio, l’aria, l’acqua sono meno sottoposti a fattori distruttivi. Qui si può sperimentare il fascino del silenzio, della solitudine, della bellezza restando collegati al resto del mondo, purché ciò avvenga, coniugando micro e macrocosmo.

Si tratta di trasformare il paesaggio della povertà, diventato paesaggio dell’abbandono, in paesaggio dell’opportunità rispettosa. Con un bicchiere di vino in mano, il camino acceso a difendersi dal rigore dell’inverno e la pennetta del computer per viaggiare nel mondo.

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Info utili

Come arrivare in Molise

In macchina da Roma: Autostrada A1, uscita S. Vittore; da Napoli Autostrada A1, uscita Caianello; oppure Autostrada A14, uscite Vasto sud e Termoli e Autostrada A16, uscita Benevento

In aereo da Roma si può partire dall’areoporto di Fiumicino o di Ciampino; altri areoporti utili sono quelli di Napoli, Pescara e Foggia.

In treno le stazioni principali sono Campobasso e Isernia.

Come arrivare ad Isernia

In macchina da Nord prendere l’Autostrada Adriatica A14, uscire a Montenero di Bisaccia / Vasto Sud / San Salvo; poi prendere la SS650 (Fondo Valle Trigno) in direzione Isernia, proseguire sulla SS17, prendere la SS85 in direzione di Venafro e uscita in direzione di Isernia.

In macchina da Sud dalla Autostrada Adriatica A14 seguire le indicazioni per Pescara, proseguire sulla A16, seguire le indicazioni per Benevento; proseguire sulla SS88, uscire a Campobasso, prendere la SS87 (strada Bifernina) in direzione Campobasso / Isernia; proseguire sulla SS17, prendere la SS85 in direzione di Venafro e uscita in direzione di Isernia.

Clima

La parte occidentale del territorio molisano è montuoso. Il clima è tipico montano, con estati tiepide e sopportabili, inverni rigidi e nevosi. Nella parte orientale, collinare, il clima è più mediterraneo, con estati calde-temperate ed inverni freschi.

Dove dormire

Provare l’Hotel Dora: albergo moderno, con ampio giardino, piscine e ristorante che si avvale delle proposte della cucina dell’eclettico chef Adriano Cozzolino. Gusterete grandi piatti della tradizione rivisitati in chiave moderna: baccalà alla montanara, pancotto del pastore, cosciotto d’agnello farcito, sformato di caciocavallo.

S.S. 85 Venafrana – km 24,600 – 86077 Pozzilli; Tel. 0865-908006

Cosa visitare

Musec – Il Museo dei Costumi del Molise nasce per valorizzare e rendere fruibile la prestigiosa collezione di Antonio Scasserra, raccolta in anni di appassionate ricerche. La collezione si compone di 35 costumi completi e oltre 100 elementi d’abbigliamento, tutti pezzi originali, che provengono da quei paesi del Molise che hanno, più di altri, mantenuto nel tempo l’uso dell’abbigliamento consuetudinario della tradizione.

A Isernia, Via Giovanni Berta, Palazzo della Provincia

Tel. +39 0865 441381

Il sito ufficiale.  

La Cantina Campi Valerio, ottimo indirizzo dove acquistare il vino locale è la cantina Valerio che dal 1974 produce vini di pregio e di grande carattere. Nella tenuta che fu del Principe Pignatelli, la famiglia abbina la passione per l’agricoltura all’amore per la propria terra, dando vita a una produzione vinicola che mira alla valorizzazione dei vitigni autoctoni del Sannio Pentro (Molise). L’azienda si distingue come unica produttrice del vino Pentro ed è stata la prima a realizzare un Metodo Classico nel proprio territorio.

Testo di Antonella Presutti Foto di Franco Cappellari| Riproduzione riservata © Latitudeslife.comi

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