Un sogno normanno chiamato Gerace

Gerace, Calabria ionica. Il sigillo dei Normanni, cavalieri ardimentosi calati da nord, ancora si scorge fra le pietre antiche e riecheggia nelle leggende.

Gerace – Il castello, posto in posizione dominante, era un presidio bizantino che durante l’XI secolo venne ampliato e potenziato dai Normanni.

Sono loro i protagonisti del progetto europeo Smarth Eritage, ideato sia per migliorare la fruizione culturale ai fini turistici delle località coinvolte, sia per far vivere emozionalmente luoghi attraversati dalla storia, identificandoli tramite un personaggio simbolo.  La scelta del Comune di Gerace è caduta sulla figura di Ruggero I d’Altavilla detto Il Normanno. Lui condurrà chi vorrà seguirlo alla scoperta di uno dei Borghi più Belli d’Italia. E noi lo accompagneremo come fidi scudieri, senza rinunciare a qualche deviazione dettata dall’ispirazione del momento, il bello di ogni viaggio.

Gerace – Bifora moresca della “casa catalana”. Molti edifici raccontano la sovrapposizione di stili a partire dall’epoca Bizantino-Normanna a tutto il Regno delle Due Sicilie.

Un terrazzo roccioso, porta d’Aspromonte, che domina il mare e l’entroterra. Chi lo possedeva vantava un controllo strategico su queste terre fertili baciate dal sole. I Normanni seppero dare forza e splendore al mirabile borgo arroccato. E ne fecero uno dei centri più attivi e floridi del vasto possedimento che per la prima volta univa l’intero Sud d’Italia. La Gerace che oggi vediamo è piuttosto diversa, ma con un’identità artistica fra le più belle e importanti della Calabria. Questo grazie a un nucleo storico in cui gli edifici presentano ancora intatti e ben identificabili gli antichi stili architettonici Gotico, Bizantino, Normanno e Romanico.

Gerace – Due delle absidi della cattedrale di Santa Maria Assunta in stile romanico-normanno viste dall’esterno in Piazza Tribuna.

Nel sogno il tradimento e il perdono

Le vicende della città nelle varie epoche hanno spesso contorni poco definiti, qualcosa di onirico. Così, quando a Gerace si è trattato di scegliere un nocchiero per raccontarla, e un sentimento a tracciare la rotta, il pensiero è corso a Ruggero I e all’episodio del perdono da questi concesso al fratello Roberto, il Guiscardo. Il plot narrativo, sospeso tra realtà storica e leggenda, vuole che il valoroso normanno della piccola nobiltà francese d’Altavilla (di Hauteville-le-Guichard), lanciata fra peripezie e battaglie alla conquista di Puglia, Calabria, Sicilia ritorni in sogno a Gerace. Ripercorrendo lungo le sue strade, fra chiese, palazzi gentilizi, mura e torri fortificate i momenti cruciali che gli ispirarono la riconciliazione con Roberto, e lo indussero a risparmiargli la vita, nonostante il tradimento.

Gerace – Nella storia della città, nobiluomini e guerrieri. Sarcofago funebre di Nicola Ruffo di Calabria, chiesa di San Francesco d’Assisi.

Qui ci sarebbe materiale d’avanzo per una serie tv su Netflix e affini. Considerando il gran numero di componenti della famiglia d’Altavilla; l’intreccio vasto e articolato di eventi che li condusse al potere in Italia; gli scenari magnifici, naturali e non, ancora disponibili nel nostro Sud. Intanto un assaggio ce lo regala Gerace con l’indomito Ruggero protagonista di tre degli strumenti strategici previsti dal progetto Smart Heritage. Dal coinvolgente video-storytelling The Norman Dream, al ruolo di guida (insieme a due giovani e graziose damigelle), all’ologramma che lo riproduce per narrare la sua storia e quella della città.

Gerace – La “città di pietra” è fatta di piccoli giardini, corti nascoste nei palazzi nobiliari, angoli celati da vicoli e passaggi.

Il mito dello sparviero

Passeggiando per le strade lastricate, entrando nei vicoli dove tra i muri a secco spuntano bergamotti, fichi d’india, buganvillee, sensazioni di Mediterraneo fermo nel tempo. Profumo di pane casareccio, trecce di pomodorini stesi al sole, e in alto, una luce nutrita dal mare e da brezze montane. Un cielo dove ogni tanto marcando ampi cerchi si libra lo stesso rapace che, secondo il mito, avrebbe indicato agli abitanti di Locri il punto in cui fondare la nuova città, al riparo dalle incursioni saracene. Lo sparviero: jerax in greco, simbolo e stemma di Gerace. Intorno a noi strati e strati di storia, più indietro si torna, più i contorni sfumano. Forse in realtà il primo insediamento stabile si deve ad abitanti provenienti dalla polis Locri Epizephiri, intorno al VIII-VII sec. a.C., le cui vestigia sorgono in una vasta area archeologica a pochi chilometri, nella piana costiera. 

Gerace – La porta del Sole. I primi raggi dell’alba la attraversano, annunciando il nuovo giorno.

In epoca medievale i tre nuclei fondamentali componenti la città, Borgo Maggiore, Borgo Minore e Città Alta erano circondati da mura difensive, intervallate da una serie di porte urbiche distribuite secondo un preciso criterio. Oggi le mura non ci sono più e delle porte c’è maggiore testimonianza nel Borgo alto, del resto il più caratteristico e meglio conservato di Gerace. Particolarmente suggestiva la Porta del sole, affacciata a oriente e prossima a una spianata, detta Delle Bombarde, con una vista panoramica fantastica verso lo Ionio, da Roccella ad Africo.

Altre due sono Porta Cofino e della Sederìa. Tutto l’abitato si può girare comodamente a piedi, magari salendo dalla porta del Sole. Si raggiunge così la Piazza del Tocco, ovvero dell’assemblea. Qui e nelle vie che si diramano diversi palazzi e massicci portali ricordano epoche di splendore ma mostrano anche sovrapposizioni di stili, dovute al gusto delle diverse signorie o a interventi a seguito dei terremoti.

Gerace – La cattedrale di Santa Maria Assunta, una delle più grandi e importanti del Meridione. Si notano le colonne, tutte diverse, provenienti da templi della Magna Grecia.

La cattedrale e l’arazzo fiammingo

Proseguendo, ecco Piazza Tribuna con l’imponente parte esterna delle absidi che ci annunciano la magnifica cattedrale di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1045. In stile romanico-normanno, è una delle più grandi e importanti del Meridione. In realtà è composta da due corpi distinti. Quello inferiore (la cripta), in cui si notano interventi successivi, con evidenti influssi bizantini e collegamenti a grotte forse abitazioni di monaci. L’interno del corpo superiore è suddiviso in tre ampie navate sorrette da una doppia fila di colonne in marmo diverse fra loro (bellissime le più prossime all’altare, una verde, una rosa), provenienti dai templi della Magna Grecia. C’è solennità in questa architettura essenziale, gravida di storia, credenze ed epoche diverse.

Gerace – Museo Diocesano: particolare del prezioso arazzo di Jan Leyniers “Partenza per la caccia” del ciclo dedicato al mito di Melagro (380 x 584 cm).

Nel complesso della cattedrale il Museo Diocesano ospita numerosi oggetti sacri e opere di valore. E soprattutto lo splendido arazzo fiammingo realizzato nel XVII secolo da Jan Leyniers, su cartone (in pratica il disegno) dell’artista francese Charles Le Brun, talvolta impegnato con Pieter Paul Rubens a lavorare per i Leyniers. Per trovare qualcosa di simile bisogna andare all’Hermitage, al Louvre, al castello di Cormatin in Borgogna. La Calabria dalle mille contraddizioni è una miniera di meraviglie…

Gerace – Lo Story-telling itinerante guidati dalle damigelle e da Ruggero I il Normanno. “Era giovane e bello assai, alto di statura, pronto nel consiglio […]. Conservò sempre il carattere amichevole e allegro. Era inoltre dotato di grande forza fisica e di gran coraggio nei combattimenti. E in virtù di questi pregi si guadagnò in breve il favore di tutti.”

Culto latino e greco-ortodosso convivono

L’itinerario in compagnia di Ruggero I ha un percorso prestabilito, che culmina sulla spianata del Baglio, nella parte più alta di Gerace di fronte alle rovine del Castello. Insieme al condottiero e alle sue gentili damigelle, incaricate di raccontare luoghi ed episodi, a parte i principali monumenti, si possono vedere interni di palazzi nobiliari normalmente chiusi al pubblico, e apprezzare particolari interessanti difficilmente decifrabili.

Gerace – Cittadella vescovile: “Madonna degli angeli musicanti” (1640-1644), Fra Diego Careri. Opera in legno d’ulivo dipinto. La Vergine è ricavata da un unico tronco.

Ma anche chi decida di addentrarsi autonomamente fra stradine, piazzette, archi, sottopassi, seppure perderà qualcosa in storia locale verrà sorpreso da scorci e meraviglie che si rivelano solo svoltando un angolo, o infilandosi in un vicolo. Incrociando così atelier artigianali di tessitura, negozietti di prodotti tipici, antiche botteghe di vasai. E scoprendo i tanti edifici di culto sparsi nell’abitato (Gerace fu sede vescovile e luogo di fervente religiosità; secondo le cronache, nei vari nuclei si contavano un tempo circa cento tra chiese, conventi e monasteri).

Gerace – Chiesa di san Francesco d’Assisi. Chiare influenze siculo-arabe nel portale esterno ad arco acuto.

Un esempio originale lo troviamo in Piazza delle Tre Chiese. In uno spiazzo si sposano armoniosamente la chiesa del Sacro Cuore, dal portale barocco e dalla cupola in coppi, la piccola austera chiesa di San Giovannello, semplice, fascinosa costruzione bizantina a navata unica del X secolo dove ancora si celebra in rito greco-ortodosso, la grande chiesa convento di San Francesco del 1252. Qui la nitidezza del gotico si impreziosisce all’esterno con uno stupendo portale arabo-normanno (da brividi illuminato nella notte), mentre all’interno l’altare maggiore in marmo finemente intarsiato attribuibile al Barocco napoletano nasconde il pregevole sarcofago di Nicola Ruffo di Calabria (XIV secolo). Da non perdere tra le altre anche la chiesa “normanna” di Santa Caterina, l’Annunziatella (d’architettura bizantino-normanna), Santa Maria del Mastro (nel Borgo Maggiore), edificata nel 1084.

Gerace – Panorama dalle Bombarde. Nell’VIII secolo a.C. giunsero i Greci che si insediarono dapprima presso il Capo Bruzzano, e poi fondarono Locri Epizefiri sulla costa.

La città degli Epizefiri

C’è davvero tanto da vedere e da scoprire girovagando. Intorno all’abitato, la campagna si distende a macchia sui rilievi che lentamente degradano al piano. Campeggiano gli ulivi della cultivar locale (grossa geracese), che danno un olio di sorprendente finezza e sapidità. Poi vigna, agrumi e ortaggi, un concentrato di sapori. Se si scende verso il mare il paesaggio cambia radicalmente. Un urbanizzato anonimo ci fa subito rimpiangere la bellezza di Gerace. Ma se siamo arrivati qui è perché qualcosa d’interessante c’è, ed è l’area archeologica di cui si accennava. L’esteso perimetro dove sorgeva l’antichissima città di Locri Epizefiri, fondata dai Greci nel VIII secolo a.C. e assorbita dai romani dopo la conquista delle colonie calabre.

Sito di Locri Epizefiri – All’interno dell’area archeologica, nel Museo Macrì, l’imponente statua del “Togato”, già d’epoca romana, ritrovata nei pressi.

Vestigia e musei

Si accede all’area dalla sede del Museo nazionale di Locri, attualmente in fase di ristrutturazione. La collezione è stata spostata temporaneamente in città. Si può però girare lungo i percorsi tracciati fra i resti degli edifici, in un dolce paesaggio agreste gradualmente più scosceso, fino al grande anfiteatro. Sono quasi 7 chilometri quadrati, per tre quarti ancora da scavare, dove prima della chiusura dell’area ad ogni zolla sollevata poteva corrispondere una tomba, un’anfora, uno scrigno di monete, una statua. E chissà quanta ricchezza è stata trafugata nel tempo. All’interno si trova il Museo Macrì, una masseria edificata sui resti di un complesso termale romano. Nel museo la collezione di Locri romana, con due pezzi di grande valore: la statua-ritratto in marmo del “Togato” e la Vasca in breccia di Aleppo, un marmo estremamente pregiato proveniente dall’isola di Chio.

Gerace – La torre campanaria nel complesso della cattedrale. Esposta ai venti, effigiata dagli stemmi vescovili, uno dei simboli della Città.

Un vento benefico

Guardando a occidente nei bagliori del tramonto pare di scorgere il Capo Bruzzano. Era questo il sito scelto dai Greci prima di fondare la città di Locri antica. Per loro era il Capo Zefirio. Da lì proveniva il vento benefico dell’Ovest figlio di Eolo. Il vento che ci spinge ad alzare gli occhi verso una grande rupe con le prime luci notturne di Gerace. Per ogni luce un messaggio di bellezza e speranza da tanta gente capace e di buona volontà per una terra difficile, con i giovani in prima linea a tracciare la via. Un sogno che vale la pena di inseguire.

The Norman dream, il video

Il video realizzato dal Comune di Gerace per il progetto Smart Heritage nell’ambito del programma europeo Interreg Adrion, è stato prodotto da un team giovane e girato con attori non professionisti. Impegno, entusiasmo, cretività.

Info utili

Per informazioni consultare il sito del Comune di Gerace

Mangiare

Le produzioni agro alimentari del territorio di Gerace sono un’eccellenza della Locride. Botteghe, ristoranti, trattorie e agriturismi danno la possibilità di assaggiare e acquistare cibi e prodotti della tradizione. Un’occasione speciale per entrare davvero in sintonia con la cultura enogastronomica locale è il Festival Internazionale di Strada – Borgo Incantato, che si tiene con crescente successo ormai dal 1999 nel mese di luglio e, recentemente, anche con un appuntamento invernale. Per tre giorni spettacoli con artisti provenienti da tutto il mondo invadono le strade e le piazze della città. Molti dei punti di ristoro sono allestiti dagli stessi geracesi, spesso aprendo la propria casa agli ospiti, e sfoderando ricette di famiglia da gustare.

Fra i tanti piatti geracesi e del territorio, qualcosa da non perdere assolutamente: zeppole con acciuga o nduja e frittelle di patate.

Ristorante l’Antico Borgo – Via IV Novembre, 38. In un edificio tipico del Borgo alto, un ambiente piacevole per assaggiare piatti della tradizione ma soprattutto il frutto della creatività mai eccessiva del giovane chef. Da segnalare una ricerca sapiente sulle cotture per ottenere il massimo dalle materie prime, dal pesce (esempio, un polipo leggerissimo) alle carni (come l’agnello, tenero e fragrante). Il mare è a due passi, per il resto il territorio fornisce il meglio dell’area ionica e qui trova adeguato impiego, anche nella carta dei vini.

La pasta tipica detta “stroncatura” un tempo preparata con i resti delle farine macinate. Oggi piatto tradizionale rivalutato e valorizzato, una specialità dell’Antico Borgo.

Ristorante Pizzeria la Terrazza – Via Nazionale, 2. Le ottime pizze sono solo uno dei motivi per fermarsi in questo simpatico locale. Molti dei prodotti utilizzati infatti sono home made, verdure, salumi, frutta. Tante le ricette tipiche della cucina geracese, di terra e di mare, ma anche proposte interessanti di piatti particolari, come il famoso stoccafisso di Mammola, in diverse appetitose versioni.

Alla Terrazza si può assaggiare, fra l’altro, il pregiato stoccafisso di Mammola, paese a 28 km da Gerace. In questa versione, alla griglia, condito con olio evo da oliva Grossa di Gerace.

Una citazione la merita il bar pasticceria Il Tocco, nell’omonima piazza. Paste della tradizione, dolci tipici delle festività, ma soprattutto buonissime granite, e super quella agli agrumi col bergamotto.

Dormire

B&B Palazzo Candida – Via Candida, 7. In un palazzo storico ristrutturato nel centro della città. Belle camere, molte con vista. Ricca colazione servita nei mesi miti nel delizioso giardino interno.

B&B L’Antico Borgo – Via IV Novembre, 38. Nello stesso edificio e con la stessa proprietà del ristorante, camere confortevoli e personale gentilissimo. Per chi desidera mangiare e dormire senza spostarsi, un ottimo indirizzo.

Agriturismo La Valle Incantata – Contrada Preioti. Immerso nella campagna fra querce secolari, frutteti, agrumeti e vigneti è costituito da casali tradizionali ristrutturati. Camere con ogni confort, piscina, ristorante tipico.

Testo e foto di Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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