Natale in pandemia e così sia

Inutile girarci attorno. Questo è un Natale diverso che non avremmo voluto trascorrere così, in questa specie di limbo, in perenne e angosciosa attesa di un peggio che ci si augura possa virare al meno peggio.

natale-candele
Foto di RJA1988 da Pixabay

Per l’anno nuovo alle porte arriveranno i vaccini anti Covid: non si sa bene quale bandiera avranno e cosa potranno risolvere; ma sono attesi come un Messia in grado di risolvere ogni problema. Ed è proprio Messia la parola che ci accompagna in questo giorno speciale, alla fine di un anno che suona eufemistico definire passabile. 

Messia, per ogni Fede

Tutte le fedi hanno un messia: già sceso in terra o da sempre atteso. Per quanto riguarda i credenti Cristiani si potrà obiettare che hanno già il loro Dio che si è incarnato in terra mediante suo figlio Gesù; perché mai dovrebbero attendere un Messia?

Morto, risorto e salito in Cielo, Gesù è atteso ancora in terra alla fine del mondo, quando dividerà i reprobi dai probi; e questa non è una bella notizia per la maggior parte di noi.

natale-gioia-luci
Photo by Ben White on Unsplash

Messia è parola onnicomprensiva che racchiude un coacervo di concetti teologici ed escatologici e riassume in sé l’essenza stessa della fede. L’attesa della venuta di un salvatore promesso, da sempre, rappresenta l’aspettativa di un grande definitivo rinnovamento.

Anche l’Islam aspetta il suo Mahdi (messia) così come gli Ebrei – da sempre – sono in attesa del Re vittorioso della stirpe di Davide che unirà Israele. Messia è termine semitico che ci arriva dall’ebraico mashīah, attraverso il greco messías e il latino ecclesiastico messīas.

Natale musulmano

Per i musulmani Gesù Cristo è solo un importante profeta dell’Islam, non il figlio di Dio, perché il loro Dio (…sia gloria a lui, pensando ad Allah) quando decide una cosa,“la determina dicendo: così sia, e questa avviene”; lo testimonia un capitolo della Sura.

Che i moltissimi fedeli dell’Islam non festeggino il Natale, è cosa nota; Maometto ha sentenziato che “chiunque imita gli altri popoli, è uno di loro”. Essere musulmano esclude quindi ogni diversa possibilità di avvicinarsi ad altre fedi: per conseguenza, la chiusura verso il Natale si manifesta in diversi modi e in paesi diversi. Quello al momento più rigido è il Sultanato del Brunei, nell’isola del Borneo.

natale-musulmano
Photo by Aziz Acharki on Unsplash

Il ricchissimo Sultano ha introdotto la rigida regola della sharia, applicata anche ai non cristiani, che prevede cinque anni di carcere per chi festeggi una ricorrenza non islamica; quindi, anche il Natale. Altre pene previste: lapidazione, flagellazione e amputazione di mani e piedi. Regole come nel Brunei si trovano in Somalia, Arabia Saudita, che pure ospita un gran numero di cristiani.

Nel teocratico Iran è permesso festeggiare il Natale, così come in Turchia e Marocco, ma la ricorrenza è giorno lavorativo. A Dubai e nei paesi del Golfo il Natale si festeggia pubblicamente; viene considerata una festa pagana e commerciale.

Natale ebraico

Il Natale del mondo ebraico si chiama Chanukkà e dura otto giorni (quest’anno dal 21 al 29 dicembre). Ricorda la riconquista del tempio di Gerusalemme, evento che risale a due secoli prima della nascita di Cristo.

Il simbolo di questa festa delle luci si collega alla luce divina che ha sempre accompagnato il popolo ebraico nel corso della sua storia.

Natale cristiano

gerusalemme-natale-cristiano
Gerusalemme Santo Sepolcro Foto di Till Brömme da Pixabay

A Gerusalemme, nella Basilica del Santo Sepolcro, c’è la cosiddetta pietra dell’unzione, una lastra sulla quale venne posto Gesù preso dalla croce, unto prima di essere avvolto in teli e adagiato poi nel sepolcro. Come lui, lo si voglia o meno, siamo anche noi unti dal Signore, anche se sono pochi a meritarlo.

Questo è un Natale nel quale tutti si sentono in stand by; come andrà a finire? La pandemia che ha colpito il mondo ha messo in crisi le economie dei vari paesi e ha ingenerato nella gente fragilità, paure, angosce.

Sarebbe bello vivere il Natale come l’ha vissuto per anni Madre Teresa di Calcutta: “È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano; ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro (…). È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza e ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri”.

Chissà quanti fra noi vorranno riflettere e mettere in pratica questi semplici concetti di vita, nel rispetto del prossimo. Alcuni atteggiamenti sono però d’obbligo: niente panico se salta la prenotazione del Cenone di Natale o se, causa Covid, ci dovremo accontentare di un casalingo panettone farcito.

Libertas Dicendi n°293 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.