Sardegna non solo mare: la provincia di Oristano

La Sardegna è una destinazione ambita soprattutto per le bellissime coste. Ma la regione offre molto altro in tutte le stagioni. Ecco ad esempio cosa si può vedere e fare nel territorio della provincia di Oristano al di fuori della stagione balneare oppure in estate, dopo alcune ore trascorse in spiaggia.

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La penisola del Sinis, fra la baia di Is Arenas a nord, ed il Golfo di Oristano Photo by Jürgen Scheeff on Unsplash

La provincia di Oristano occupa la parte centro-occidentale della Sardegna. Oltre ad ospitare alcuni tratti di costa spettacolari, il suo territorio offre tantissimo, sia che amiate passeggiare nella natura o visitare siti culturali o trascorrere del tempo seduti a tavola.

Una storia lunga millenni

Il territorio di Oristano è stato luogo di frequentazioni e insediamenti per millenni. L’area del Monte Arci è un posto importante nella storia mineraria fin dal Neolitico in quanto vi si trova abbondanza di ossidiana, la rara pietra nera di origine vulcanica ideale per fabbricare armi e utensili. Per approfondire la storia e l’importanza di questa materia prima, a Pau c’è il Museo dell’ossidiana.

Il Menhir Museum di Laconi
Il Menhir Museum di Laconi – Foto di Ottavio Beccegato da Flickr

Al periodo prenuragico (3000-2200 a.C.) risalgono decine di menhir, statue megalitiche con elementi antropomorfi, rinvenute nel territorio fra Laconi e Allai e oggi custodite nel Menhir Museum di Laconi.

L’età nuragica è ben rappresentata in tutto il territorio. Un bell’esempio di nuraghe è il Losa ad Abbasanta, massiccia fortezza trilobata con un piccolo villaggio adiacente. Un altro esempio imperdibile di architettura di questo periodo è il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino, un santuario dedicato al culto delle acque in cui l’ingresso avviene mediante una scalinata triangolare assolutamente perfetta.

Il pozzo vero e proprio è voltato con una cupola a tholos che lascia un oculo scoperto in cima, sopra il quale la luna piena cade in posizione perfettamente perpendicolare ogni 18,6 anni. È un’opera straordinaria di ingegneria, soprattutto considerata la sua data di costruzione, il 1100 a.C. circa.

Nell’area di Oristano si trova Mont’e Prama, la località nella quale sono state ritrovate le famose statue tardo nuragiche a grandezza naturale raffiguranti guerrieri, pugili e arcieri. Il sito non è di per sé particolarmente attraente, ma al Museo Archeologico di Cabras è possibile ammirare alcune statue.

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L’are archeologica di Tharros foto da www.arkeosardinia.it©G. Alvito

Il Museo di Cabras conserva anche numerosi reperti provenienti dalla vicina Tharros, la città di fondazione fenicia (VIII-VII sec. a.C.) situata in posizione panoramica nella Penisola del Sinis, meritevole di per sé di una visita.

Mentre a Cabras sono conservate soprattutto le stele provenienti dal tophet (il cimitero dei bambini), i preziosi gioielli sono stati trafugati dal sito nell’Ottocento e, dopo varie avventure, sono oggi al British Museum di Londra.

Tharros ha conosciuto una continuità abitativa fin all’Alto Medioevo. Nell’area archeologica è pertanto ben distinguibile la città romana, con le terme, i resti di un tempio e un quartiere con case e botteghe.

Un altro notevole sito di epoca romana sono le Terme di Fordongianus, l’antica Forum Traiani, che beneficiano delle acque che ancora oggi sgorgano a 54 gradi da una sorgente naturale.

Non lontano dallo Stagno di Cabras c’è l’ipogeo di San Salvatore, un unicum nell’archeologia sarda. Il sito è un tempio sotterraneo costruito attorno a un pozzo ritenuto sacro fin dall’epoca nuragica.

Il santuario attuale, con la divisione in cinque vani, risale all’epoca tardo romana (IV sec. d.C.) ed era probabilmente dedicato ad Ercole Sotér, cui era associato il culto pagano delle acque. Vi si trovano pitture di divinità romane (Marte, Venere, Ercole), iscrizioni latine e numerose raffigurazioni di navi, forse ex voto di marinai.

Per le loro caratteristiche, queste navi sono state dipinte nel periodo dal IV al XVII sec. d.C., confermando la longevità del culto in questo sito assolutamente unico e incredibile.

Infine, per chi volesse avere una visione complessiva dell’archeologia del territorio, si consiglia la visita all’Antiquarium Arborense di Oristano.

Il Medioevo e il Giudicato d’Arborea

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La Basilica di Santa Maria di Bonarcado – Foto di Kristobalite da Flickr

Con la caduta dell’Impero Romano, la Sardegna diventò parte dell’Impero Bizantino. A questo periodo risale la chiesa di San Salvatore di Cabras, in semplice pietra arenaria con tre navate coperte da volte a botte.

Poiché la Sardegna era un territorio periferico di Bisanzio, l’amministrazione centrale col tempo non riuscì a mantenerne il controllo, lasciandola pressoché abbandonata a sé stessa. I sardi perciò si riorganizzarono formando, intorno al IX sec., quattro stati sovrani, i Giudicati.

L’attuale provincia di Oristano era sede del Giudicato d’Arborea, il più longevo (verrà sconfitto dall’esercito aragonese nel 1409 nella battaglia di Sanluri). La sua capitale fu inizialmente Tharros per poi spostarsi nel 1042 a Oristano, dove sono ancora visibili alcuni resti delle fortificazioni medievali, su tutte la Torre di Mariano.

I Giudicati, per motivi commerciali, furono affiancati dalle repubbliche marinare di Genova e Pisa grazie alle quali si sviluppò lo stile romanico in Sardegna.

Nell’Oristanese si trovano alcuni pregevoli esempi di chiese romaniche con influssi pisani: la Basilica di Santa Giusta, la Basilica di Santa Maria di Bonarcado e la chiesa di San Pietro a Bosa.

Infine la deliziosa chiesetta di San Pietro a Zuri (frazione di Ghilarza), spostata, assieme a tutto il paese, negli anni Venti per fare spazio al bacino del Lago Omodeo. Uno dei suoi rilievi esterni mostra la più antica rappresentazione del tipico ballo sardo, su ballutundu.

La storia più recente

La casa di Antonio Gramsci a Ghilarza
La casa di Antonio Gramsci a Ghilarza – Foto di Howard Stevenson da Flickr

Il paese di Ales ha dato i natali nel 1891 ad Antonio Gramsci, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, nonché del quotidiano L’Unità. La sua famiglia si trasferì a Ghilarza nel 1898, dove Gramsci rimase fino ai vent’anni, quando si trasferì a Torino per studiare all’Università.

Fu questa l’unica vera casa in cui visse, dato che dagli anni torinesi fino alla morte risiedette in camere ammobiliate, pensioni, cliniche e celle carcerarie.

La casa è oggi il Museo Gramsci dove, accanto agli oggetti appartenuti al politico, sono esposti documenti che raccontano la sua vita e la sua attività. Attraverso alcune postazioni multimediali è possibile consultare materiali d’archivio e la versione digitale dei suoi scritti.

Andare per borghi

Gli amanti dei borghi romantici non resteranno delusi da due gioiellini della provincia di Oristano: Bosa e Santu Lussurgiu.

Bosa e il fiume Temo –Photo by Jürgen Scheeff on Unsplash

Bosa sorge in prossimità della foce del Temo, l’unico fiume navigabile della Sardegna. Lungo la riva di affacciano le case del quartiere Sa Costa, caratterizzate da facciate dipinte con vivaci colori pastello. Le antiche concerie ricordano che a Bosa, fino a cent’anni fa, si producevano pellami di alta qualità.

All’interno del paese sono notevoli anche il duomo intitolato all’Immacolata Concezione e, appena fuori dal centro abitato, la già citata chiesa romanica di San Pietro.

Bosa è dominata dal colle di Serravalle sulla cui sommità, raggiungibile a piedi, sono i ruderi del castello dei Malaspina del XII sec. e la chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos, con affreschi del XIV sec.

Santu Lussurgiu è un piccolo borgo medievale circondato da boschi e foreste. Gli edifici del centro storico ospitano alcune strutture ricettive di charme, nonché botteghe artigianali.

Le sagre

Nell’Oristanese è possibile assistere a due antichissime sagre, caratterizzate da sfrenate corse equestri. La più famosa è la Sartiglia, che si svolge a Oristano alla fine del Carnevale. Le sagra è organizzata dai due gremi locali, ovvero le corporazioni dei contadini e dei falegnami.

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La Sartiglia: Foto di Alisem Lechamp da Flickr

I cavalieri guidati da Su Componidori, il cui volto è coperto da una maschera bianca, dopo una corsa mozzafiato per il centro storico della città devono centrare una stella con la spada. Il numero di stelle centrato è un segno della prosperità che si avrà quell’anno. La corsa alla stella è preceduta da spettacolari esibizioni di pariglie acrobatiche.

L’Ardia di Sedilo, invece, si svolge il 6 e il 7 luglio ed è dedicata a San Costantino, l’imperatore romano che pose fine alle persecuzioni contro i cristiani.

I cavalieri, dopo la benedizione da parte del parroco, si spostano in corteo dal centro del paese alla chiesa campestre e, una volta arrivati, compiono corse al galoppo intorno all’edificio seguendo un percorso ripido e costretto dal passaggio attraverso un arco. Il rituale è lo stesso nei due giorni, ma quello del 7 luglio è più suggestivo perché si svolge alle prime ore del mattino.

Per chi ama le passeggiate in mezzo alla natura

Chi preferisce le escursioni naturalistiche ha l’imbarazzo della scelta. Un posto particolare è il Monte Arci, il massiccio vulcanico ricco di ossidiana. Ancora oggi è possibile vederne delle tracce lungo i sentieri. Ma soprattutto un’escursione al Monte Arci significa passeggiare fra lecci e roverelle, con la possibilità di incontrare cinghiali e cervi.

Fenicotteri allo Stagno di Cabras
Fenicotteri allo Stagno di Cabras – Foto di Jürgen Scheeff da Unsplash

Chi sceglie di visitare Santu Lussurgiu può fare un’escursione nella frazione di San Leonardo de Siete Fuentes. Il centro della località è l’omonima chiesetta romanica, in passato legata all’Ordine dei Templari. Nel bosco circostante, varie sorgenti (le Siete Fuentes) formano ruscelli e laghetti. Attraverso una vecchia mulattiera si può arrivare alla cascata di S’Istrampu de sosmolinos.

Infine, per chi preferisce gli ambienti lacustri, lo Stagno di Cabras, nella Penisola del Sinis, è un posto da non mancare, specialmente per gli amanti della mountain bike e per i birdwatcher: nello stagno, infatti, vivono i fenicotteri rosa, mentre fra i canneti si possono scorgere cavalieri d’Italia e polli sultani. E, sollevando lo sguardo, non è inusuale vedere il falco pescatore.

L’artigianato

I coltelli di Vittorio Mura a Santo Lussurgiu ©www.tradizionisarde.com

Il prodotto di artigianato più tipico di questa zona è il tappeto con la tipica lavorazione a pibionis, cioè con granelli in rilievo simili ad acini d’uva. I disegni possono essere geometrici oppure naturalistici (prevalentemente fiori e uccelli), ma molto stilizzati.

Mogoro e Samugheo sono i paesi più rappresentativi in questo settore e ogni estate organizzano mostre mercato con il meglio della produzione locale, rispettivamente la Fiera dell’Artigianato artistico a Mogoro e Tessingiu a Samugheo. Tessingiu su svolge nei locali del MURATS, il Museo dell’arte tessile sarda che ospita anche una collezione permanente.

Un’altra eccellenza artigianale è il coltellificio Vittorio Mura a Santu Lussurgiu: le sue arresojas, i coltelli a serramanico dei pastori, hanno lame forgiate a mano e manici in corno di bufalo, montone o muflone.

La buona tavola

Dolci sardi e malvasia
Vini e dolci tipici dell’Oristanese Dolci sardi e malvasia – Foto di Villa Asfodeli da Flickr

I piatti più tipici dell’Oristanese sono strettamente legati allo stagno di Cabras e alle colline del Montiferru. Dallo stagno di Cabras provengono anguille e muggini, e solo in questa zona si può gustare la merca, ottenuta lessando il muggine e avvolgendolo nella zibba, una pianta che cresce a bordo stagno. Il pesce viene poi salato e asciugato.

Dalle colline del Montiferru proviene il bue rosso, nato dall’incrocio fra i bovini sardi e quelli siciliani, diventato un Presidio Slow Food. Allevato allo stato brado, ha una carne molto gustosa e di alta qualità.

I dolci tipici dell’Oristanese sono i mostaccioli, dalla tipica forma romboidale, e il pan’esaba, entrambi a base di mosto cotto, che si sposano meravigliosamente con i vini della zona: la vernaccia e la malvasia.

Testo e foto di Maria Ilaria Mura |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

I nostri blogger in viaggio
Maria Ilaria Mura

Nata in Sardegna, vive a Londra da sei anni. Dopo la laurea in Lettere e molti anni di lavoro nel marketing ha deciso di dedicare la fase matura della sua vita alle cose che ama di più: i viaggi. Nel 2008 ha fondato e diretto Prama Turismo, il DMC di riferimento per il turismo culturale in Sardegna. Ha coordinato il progetto delle audioguide di Cagliari sul sito cagliariturismo.it. Ora va alla ricerca di posti insoliti in tutto il mondo, costruisce percorsi e racconta ciò che scopre su magazine di viaggi e cultura.

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