Il quartiere di Brixton a Londra

Alla scoperta del vivace quartiere a Sud di Londra e dei suoi mille aspetti: un mulino ottocentesco, graffiti art, luoghi di spettacolo, condomini popolari e il mercato multietnico più bello della città.

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La O2 Academy in Stockwell Road ©Maria Ilaria Mura

Brixton, a Sud di Londra, è innegabilmente uno dei quartieri più vivaci della città. Il suo forte senso di comunità è saldamente radicato nella cultura black, soprattutto giamaicana.

I luoghi che vediamo oggi sono il risultato di un processo storico attraverso il quale l’area ha cambiato faccia più volte negli ultimi due secoli. E in cui artisti come Winifred Attwell, i Clash, Eddie Grant e Ty firmano la colonna sonora.

Le origini di Brixton

Il nome Brixton parrebbe derivare da Brixistane, cioè “la pietra di Brixi”, probabilmente un cippo di confine posto da un lord sassone di nome Brixi. Era aperta campagna e rimarrà tale fino a tutta la metà dell’Ottocento. I primi insediamenti stabili si ebbero infatti dopo l’apertura del Vauxhall Bridge, nel 1816, ma si trattò di singoli cottage rurali, alcuni dei quali sono ancora visibili lungo Brixton Water Lane.

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Londra, il Brixton Windmill ©Maria Ilaria Mura

La testimonianza più significativa di questo periodo è il Brixton Windmill, uno dei rari mulini a vento sopravvissuti a Londra. Fu costruito nel 1816 e cadde in disuso intorno al 1860, con l’urbanizzazione dell’area circostante che, letteralmente, tolse il vento alle pale. Fu riattivato all’inizio del XX secolo, usando l’energia del vapore e, successivamente, del gas.

Un altro monumento di questo periodo è la chiesa di St Matthew. Fu eretta nel 1824 a seguito dei Church Building Acts che stabilivano la costruzione di chiese anglicane nelle aree di nuova urbanizzazione.

Si tratta di un imponente edificio neoclassico, i cui elevati costi di gestione hanno spinto, a partire dagli anni Settanta, a cercare soluzioni per sfruttare alcuni spazi a scopo commerciale. Fra queste, la creazione del Mass Club che ha ospitato fino a poco tempo fa il Torture Garden, il più grande party fetish in Europa.

L’espansione di Brixton

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La Tate Library in Windrush Square ©Maria Ilaria Mura

A partire dalla metà dell’Ottocento la popolazione di Londra aumentò esponenzialmente a causa dello sviluppo industriale. Le case in città erano insufficienti e così iniziò l’espansione nei sobborghi circostanti. Il successo di Brixton fu definitivamente consacrato nel 1860, con l’apertura della stazione ferroviaria.

Lo sviluppo di un’area porta con sé anche la costruzione di edifici istituzionali, comela Town Hall (il municipio), di inizio Novecento, divenuta uno dei landmark del quartiere grazie alla sua torre con l’orologio. L’inquilino più eminente è stato il conservatore John Major che, prima di diventare primo ministro negli anni Novanta, è stato consigliere nel suo council di origine.

Di fronte alla Town Hall, in Windrush Square, c’è la Tate Library, una delle tre librerie pubbliche dell’area sud di Londra donate alla fine dell’Ottocento da Sir Henry Tate, magnate dello zucchero e fondatore della Tate Britain.

Il cuore commerciale di Brixton

In quanto sobborgo della classe media, Brixton diventò rapidamente un importante luogo di commercio. Lungo i lati di Brixton Road si trovano il mercato e una serie di grandi magazzini. Tale era la vivacità commerciale di questa strada a inizio Novecento che si conquistò il soprannome di “Oxford Street del sud di Londra”.

In Electric Avenue, primo nucleo del Brixton Market, c’è il mercato all’aperto, con coloratissime bancarelle. La strada deve il suo nome per l’essere stata, intorno al 1880, una delle prime a Londra ad avere l’illuminazione elettrica. Ciò rappresentò un fattore determinante per il successo dell’intera area commerciale.

Intorno al 1920 si iniziarono a studiare delle soluzioni per creare nuovi spazi all’interno del mercato. Nacquero così, fra il 1924 e il 1937, le Arcade, gallerie coperte con piccoli negozi sui due lati: Reliance Arcade, Market Row e Brixton Village.

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L’Arcade del Brixton Village ©Maria Ilaria Mura

L’altro lato di Brixton Road è occupato da negozi e grandi magazzini. Il primo fu Bon Marché, creato nel 1877 da James Smith, un tipografo che aveva guadagnato un discreto capitale grazie alle vittorie del suo cavallo da corsa.

Decise di investirlo ispirandosi all’omonimo grande magazzino francese, ma il progetto fu forse troppo ambizioso. Così, già quindici anni dopo l’apertura, Smith dovette dichiarare il fallimento. Dopo essere passato per vari proprietari, il palazzo è ora diviso in spazi commerciali affittati ai grandi high street brand.

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La facciata del Bon Marche in Brixton Road ©Maria Ilaria Mura

Anche il palazzo di Quin and Axens, all’angolo con Stockwell Road, è stato diviso in negozi e uffici dopo che il suo interno fu completamente devastato da una bomba durante la Seconda Guerra Mondiale. L’unico grande magazzino superstite è Morleys, creato nel 1880.

Sia i commercianti del mercato che Morleys accettano il Brixton Pound, la valuta creata localmente nel 2008 per fronteggiare la crisi economica cercando di mantenere i soldi circolanti all’interno del sistema commerciale locale.

Teatri, cinema e gente di spettacolo

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Il Ritzy Cinema in Windrush Square

Lo sviluppo urbano di Brixton portò alla costruzione, fra la fine dell’Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale, di diversi luoghi di spettacolo. Il Ritzy Cinema del 1911, in Windrush Square, è il secondo cinema più antico di Londra tuttora esistente (il più antico è il Phoenix ad Islington). Al suo fianco sorgeva il Brixton Theatre, con una capacità di 1.500 posti, distrutto da una bomba durante la guerra.

Il Ritzy è l’unico superstite di dieci cinema che furono costruiti a Brixton fra il 1911 e il 1915. Sopravvive come edificio, ma ha cambiato funzione, anche la Palladium Picture Playhouse, diventata a partire dagli anni Ottanta un club con il nome di The Fridge e, attualmente, di Electric Brixton.

Anche la O2 Academy fu originariamente costruita nel 1929 come cinema e teatro, con il nome di Brixton Astoria Theatre.

Grazie alla presenza dei teatri e ai costi delle case più ragionevoli che in centro città, molti artisti sceglievano Brixton come luogo di residenza. Il padre del futuro primo ministro John Major, ad esempio, era un artista di music hall e viveva in un piccolo appartamento in Coldharbour Lane. Don Arden, suocero di Ozzy Osbourne, prima di diventare un manager musicale di successo, si esibiva come cantante nei teatri di Brixton.

La sua padrona di casa era una pianista di ragtime originaria di Trinidad e Tobago di nome Winifred Attwell, che ebbe un discreto successo negli anni Cinquanta, diventando la prima musicista nera a vendere un milione di dischi in Gran Bretagna. Nel 1956 Winifred si ritirò dalle scene ed aprì il primo salone del Paese specializzato in acconciature afro, naturalmente a Brixton.

Brixton nel dopoguerra

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Brixton conobbe un periodo di grande declino, con un ricambio quasi completo della popolazione a partire dagli anni Cinquanta. Per agevolare la ricostruzione delle città inglesi, il governo incoraggiò l’arrivo di migranti, soprattutto dalle Indie Occidentali. Nel 1948 arrivò a Londra il primo nucleo di 500 emigrati dalla Giamaica, sulla nave Empire Windrush, cui è dedicatala piazza principale di Brixton.

I migranti furono inizialmente alloggiati in un rifugio antiaereo di Clapham, ma, poiché l’ufficio di collocamento più vicino era a Brixton, iniziarono a spostarsi. Le case disponibili, in larga parte distrutte dai bombardamenti, non erano però sufficienti ed i piani di sviluppo urbano non trovavano riscontro con le risorse finanziarie a disposizione.

Si sviluppò perciò il fenomeno dello squatting, cui seguì, come parziale risposta, la costruzione di enormi complessi popolari, destinati a diventare dei ghetti. Particolarmente emblematico è Southwyck House, nato per fungere anche da barriera sonora a una superstrada sopraelevata che fortunatamente non è mai stata costruita.

Brixton iniziò ad assumere una pessima fama, con alti livelli di delinquenza e povertà. Ad aggravare la situazione, la polizia era solita attuare perquisizioni arbitrarie quasi esclusivamente sui migranti. Le tensioni crebbero e sfociarono in gravi sommosse negli anni Ottanta.

La loro colonna sonora sono le canzoni The Guns of Brixton dei Clash ed Electric Avenue di Eddy Grant. L’episodio più grave avvenne nel 1985, quando una donna fu uccisa nel suo appartamento dalla polizia che stava cercando suo figlio.

Questo evento generò nuove rivolte, ma anche la consapevolezza che la violenza è una spirale senza fine. Perciò l’attitudine della popolazione locale iniziò a cambiare e si cominciò a cercare il miglioramento sociale dall’interno.

Paradossalmente la sfiducia verso la polizia portò a rafforzare lo spirito della comunità che si ritrovò unita per creare iniziative locali di sorveglianza e sicurezza, ma anche di miglioramento generale delle condizioni di vita all’interno dei condomini.

A partire dalla fine degli anni Ottanta, i concerti pop e rock dell’Academy e di The Fridge portarono a Brixton persone provenienti da ogni parte di Londra, che scoprirono un quartiere bello, con tanti servizi e con case a prezzi ragionevoli.

La popolazione cominciò a mescolarsi, facendo di Brixton il quartiere vivace e culturalmente unico che è oggi e che cerca, non sempre riuscendoci, di respingere i continui tentativi di gentrificazione, che ne ruberebbe l’autenticità.

Brixton oggi

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Il murale dedicato a Ty in Somerleyton Road ©Maria Ilaria Mura

Brixton oggi è un quartiere multietnico. Il modo più immediato per rendersene conto è attraverso il cibo. Un giro al mercato o per i ristoranti locali svela cibi, spezie e pietanze dai posti più disparati del mondo, con contaminazioni creative spesso sorprendenti.

La comunità locale è vista come un enorme valore e le persone che contribuiscono ad essa sono rispettate e omaggiate, ad esempio con i graffiti, che sono parte integrante del paesaggio urbano contemporaneo.

Dreph, artista inglese di origine ghanese, con le sue opere rappresenta il contributo della black people alla società inglese. Così, al centro del mercato di Brixton domina il suo ritratto di Michael John, considerato una vera gloria locale, nonostante il suo lavoro umile di addetto alle pulizie.

Oppure il ritratto di Linett Kamala, in Somerleyton Road, una donna che, attraverso l’insegnamento delle arti, ha migliorato le prospettive di migliaia di adolescenti svantaggiate. Dreph ha dipinto anche il murale di Michelle Obama, in Dorrel Place all’angolo con Brixton Road, per proporre ai passanti un modello di mentalità progressista universalmente riconosciuto.

Ty, rapper di origine ghanese nato a Brixton, ha supportato la comunità locale istituendo una scuola di cultura hip hop e veicolando valori come l’individualità e la solidarietà. Purtroppo Ty è morto a maggio del 2020 a causa della pandemia di Covid, ma il suo ricordo è vivo grazie anche a due bellissimi graffiti, rispettivamente in Somerleyton Road e in Valentia Place.

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Il murale di David Bowie sulla facciata laterale di Morleys ©Maria Ilaria Mura

Il murale forse più famoso è quello di David Bowie, sulla facciata laterale di Morleys. Dipinto in occasione della mostra a lui dedicata dal Victoria & Albert Museum nel 2013, è diventato un posto di pellegrinaggio per i fan dell’artista, nato poco più in là, in Stansfield Road. Anche se Bowie è vissuto a Brixton solo per sei anni, è considerato un “Brixton boy”, come del resto è facile aspettarsi da parte di una comunità così inclusiva.

Testo e foto di Maria Ilaria Mura |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

I nostri blogger in viaggio
Maria Ilaria Mura

Nata in Sardegna, vive a Londra da sei anni. Dopo la laurea in Lettere e molti anni di lavoro nel marketing ha deciso di dedicare la fase matura della sua vita alle cose che ama di più: i viaggi. Nel 2008 ha fondato e diretto Prama Turismo, il DMC di riferimento per il turismo culturale in Sardegna. Ha coordinato il progetto delle audioguide di Cagliari sul sito cagliariturismo.it. Ora va alla ricerca di posti insoliti in tutto il mondo, costruisce percorsi e racconta ciò che scopre su magazine di viaggi e cultura.

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