Sessant’anni senza Hemingway

Il 2 luglio del 1961 lo scrittore americano Ernest Miller Hemingway si toglie la vita sparandosi un colpo di fucile in bocca, al termine di un’esistenza avventurosa e intensa. Era nato in un sobborgo di Chicago il 21 luglio del 1899

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Ernest Hemingway ©Wikipedia

Una vita sempre di corsa

Hemingway ha rappresentato, per gli uomini e le donne dell’America, dell’Europa e in definitiva per la gioventù del mondo dei primi decenni del Novecento, tante cose tutte assieme.

Di lui è stato scritto che era “un personaggio affascinante che scriveva ispirandosi a uno stile di vita pervaso da vigoria fisica e morale, dallo sprezzo del pericolo, ma anche dai dubbi e dalle perplessità che il mistero della morte reca con sé”.

Tutti gli avvenimenti della sua vita sono stati ben raccolti e documentati dai numerosi biografi. E lo scrittore, ad essere sinceri, era davvero un soggetto difficile da ignorare e persino da seguire nei suoi tumultuosi viaggi e negli importanti incarichi editoriali che ha avuto in vita.

Padrone di un fucile da caccia all’età di dieci anni (che manovrava con destrezza); diplomato nel 1917 e studi abbandonati subito dopo, deludendo il padre che lo voleva laureato e la madre che si sarebbe accontentata di vederlo suonare il violoncello!

Si sentiva portato per la scrittura e gli inizi sono stati come cronista nel quotidiano di Kansas City, dove ha avuto modo di mettersi in mostra per il linguaggio moderno, rapido e oggettivo.

Uomo di grande fascino ha avuto quattro mogli e un numero imprecisato di relazioni sentimentali. Il suo continuo girovagare per il mondo gli ha consentito di conoscere scrittori, uomini politici, scienziati, regnanti e (perché no) avventurieri di ogni tipo.

Le opere e i riconoscimenti

La produzione letteraria di Hemingway (libri, inchieste, articoli, saggi ecc,) è vastissima. Alcuni romanzi – veri e propri capolavori della letteratura mondiale – sono noti più di altri: Il sole sorgerà ancora (Fiesta) pubblicato nel 1926 a New York, la cui trama racconta di un gruppo di amici americani e britannici che viaggiano da Parigi a Pamplona.

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La prima pagine de ‘Il vecchio e il mare’ ©Eugenio Bersani

Celebre è Addio alle armi (1929)che parla della prima guerra mondiale; romanzo che attinge a piene mani dalla Grande Guerra. La storia si svolge in Italia e si sviluppa intorno al periodo della battaglia di Caporetto.

Quindi il celeberrimo Per chi suona la campana (1940) una delle migliori opere dello scrittore statunitense; Hemingway ha voluto raccontare l’esperienza che ha vissuto come corrispondente di guerra durante il conflitto civile spagnolo.

Infine Il vecchio e il mare, romanzo del 1952 grazie al quale ha ottenuto il Premio Pulitzer nel 1953 e il Premio Nobel per la Letteratura l’anno successivo. Il romanzo narra di un vecchio pescatore, Santiago, e del suo giovane aiutante Manolin.

In questo romanzo, Hemingway affronta il tema della tenacia, del coraggio, dell’amicizia e del rapporto tra l’uomo e la natura.

Hemingway e l’Italia

Dopo varie peregrinazioni in numerose località del nord Italia, nel 1918 è presente a Schio, in carica alla Croce Rossa Internazionale.

Ma l’indole di protagonismo non l’abbandona e viene quindi spedito dalle parti di Fossalta di Piave come assistente di trincea con il compito di distribuire generi di conforto ai soldati in prima linea; raggiungerà più volte le postazioni in bicicletta (!) rimanendo ferito dalle schegge di una bombarda austriaca.

Un militare italiano, più vicino all’ordigno bellico, gli salverà casualmente la vita.

Salvo per caso, in più di un’occasione!

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Una vecchia foto di Ernest Hemingway and Fidel Castro di cui era amico ©Eugenio Bersani

Hemingway ha vissuto, oltre a quelle della guerra in Italia, altre esperienze negative. Nel gennaio del 1954 in Kenya; l’aereo, per evitare uno stormo di ibis, colpisce un filo del telegrafo che danneggia elica e fusoliera.

L’atterraggio di fortuna in Uganda gli procura la rottura di una spalla e con la moglie trascorre la notte all’addiaccio in attesa degli aiuti. Una barca li conduce il mattino dopo a Butiaba e da qui prendono un piccolo aereo per raggiungere Entebbe; ma l’aereo prende fuoco e lo scrittore, nel tentativo di sfondare un portello con la testa, subisce gravi danni fisici che lo segneranno negli anni a venire.

Infine, raggiunta Nairobi, si sposta con un amico sulla costa del Kenya dove la tragica avventura si conclude: accorso per aiutare le vittime di un incendio nell’accampamento, rimane ustionato gravemente.

Coraggioso, quasi incosciente, ma tutto sommato sfortunato! Nel 1957 Hemingway comincia a soffrire di una forte depressione; verrà ricoverato più volte e sottoposto a ripetuti trattamenti di elettroshock.

Dopo pochi anni si suiciderà. “Morire è una cosa molto semplice; ho guardato la morte e lo so davvero”, diceva spesso.

Libertas Dicendi n°320 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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