Borghi d’Italia: Bosa (Oristano)

Fondata da marinai e mercanti Fenici, Bosa si snoda tra fiume e mare; nel contrasto tra acqua dolce e salata è riuscita a far convivere il pastore col pescatore, le reti a maglie larghe con quelle piccole del ricamo femminile.

Bosa ©Shutterstock

Origini Puniche – Occorre risalire all’VIII-IX secolo prima della nascita di Cristo per scoprire che Bosa deve il proprio nome ai Fenici, la cui presenza nel periodo indicato è attestata da un’epigrafe contenente la scritta Bs’n, nome etnico collettivo per indicare “il popolo di Bosa”. L’epigrafe è stata rinvenuta sulla riva sinistra del fiume Temo, dove sarebbe sorta in seguito la Bosa Vetus romana. L’antico municipio romano, capoluogo della curadorìa della Planargia, sarebbe stato in seguito abbandonato per via delle numerose scorrerie saracene.

Una storia forgiata da toscani, catalani, aragonesi e piemontesi – La storia più recente inizia con l’anno 1122, quando ilgiudice di Torres concede il feudo di Bosa ai marchesi Malaspina, signori della Lunigiana; a loro si deve l’edificazione del castello, formato da quattro torri e da una cinta muraria a difesa; cinta che nel 1300 circa viene ampliata per far fronte alle minacce degli Aragonesi; ma questi non sono gli unici ad avere mire espansionistiche su Bosa; infatti debbono fronteggiare la concorrenza dei giudici di Arborea.

L’alternarsi di tali dispute vede infatti Bosa (anno 1238) entrare a far parte dei territori di Arborea, mentre nel 1308 i Malaspina cedono la città ai Catalani. La presenza spagnola a Bosa risale all’anno 1331, quando viene concessa in feudo al catalano Pietro Ortiz. C’è per la verità un intermezzo di potere ancora con l’Arborea di Mariano IV, ma nel 1408 la cittadinaviene conquistata dai catalano-aragonesi e diviene feudo dell’Ammiraglio Giovanni de Villamarì nell’anno 1468.

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Alla morte dell’ultima erede dei Villamarì, nel 1559, la baronia di Bosa torna alla Corona di Spagna con uno statuto giuridico di autonomia. Il percorso storico della città, se non specifico come quello di Alghero, dimostra come le tracce della presenza iberica nell’area occidentale della Sardegna siano ancor oggi così vive (usanze, linguaggio).

La comunità di Bosa è capoluogo di provincia dal 1807 al 1821, sotto il governo sardo-piemontese. All’anno 1836 si deve la soppressione dei feudi, lo sviluppo delle attività della concia delle pelli. Col benessere, vengono rinnovati e abbelliti i palazzi del borgo.

Bosa, città di fiume e di mare – Le acque immobili del Temo, le case sul lungofiume con le barche ancorate, le vecchie concerie ottocentesche, i colli intorno e dall’altra parte, la marina. La prima Bosa sorgeva un po’ più a monte della chiesa di San Pietro extra muros, incanto romanico edificato nel 1062, con la facciata del XIII secolo.

L’edificio più importante di Bosa è comunque il Castello dei Malaspina, fortezza militare costruita nel 1112; all’interno la chiesetta di Regnos Altos che contiene affreschi italo-provenzali del XIV secolo. Attorno al castello si è sviluppato il borgo medievale, ora quartiere Sa Costa, con i vicoli che seguono le curve del colle, in una mescolanza di case povere e altre di pregio.

Sa Costa è un intreccio di vicoli e slarghi con le case colorate che scendono sino alla riva del fiume, oltrepassato il quale c’è il quartiere delle Concerie (Sas Conzas). Le concerie sono oggi monumento nazionale, ma non hanno sempre goduto di grande popolarità fra gli abitanti, per via dei terribili miasmi dovuti alla concia delle pelli; odori che generavano un’aria detta fiagòsa (puzzolente!).

La malvasia di Bosa ©bosaturismo.it

L’ultima conceria è stata chiusa nel 1962. Il salotto buono del borgo è Sa Piatta (corso Vittorio Emanuele) dove in prossimità del ponte vecchio c’è la Cattedrale dell’Immacolata del XV secolo, ricostruita ai primi dell’Ottocento.

Prossima alla cattedrale c’è la Chiesa del Rosario, sormontata da un orologio bifacciale del 1875; interessanti sono anche la parte inferiore della facciata in trachite rossa e la piazzetta con la fontana di marmo.

La chiesa del Rosario è circondata dagli archi del seicentesco Palazzo Delitala e dal settecentesco Palazzo Don Carlo, tra i più belli di Bosa. Di sicuro pregio è inoltre la Chiesa del Carmine,con annesso Convento (oggi sede Comunale), edificata nel 1779 in stile barocchetto-piemontese, dato che dal 1720 qui dominavano i Savoia.

A Bosa Marina si trova la chiesa Stella Maris, completata nel 1689, fondendo elementi gotico-catalani e forme rinascimentali. Infine, la Torre Aragonese dell’Isola Rossa; architettura militare del Cinquecento.

Bosa, città sarda dalle diverse anime, con i suoi minuti filét (ricami femminili) simili alle reti dei pescatori; con la sua s’azzada (zuppa di aragosta) gustata assieme al profumato malvasia

Libertas Dicendi n°327 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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