Cervinia la montagna più bella anche d’autunno

La vetta più iconica al mondo: il Cervino. E alla sua ombra anche l’estate è una meraviglia fatta di sport outdoor e di rispetto per la natura. E di tante, tante emozioni. Testo di Stefano Ghetti foto di Stefano Ghetti e Marco Spataro

C’è chi dice che sia la montagna più bella che esista. Chi non è d’accordo, forse non l’ha mai vista da vicino. Non ha mai potuto ammirarne le sue ardite creste, l’altissima vetta, le pareti verticali.

Il Cervino, con i suoi 4478 metri, sovrasta la Valtournenche a sud e la Mattertal a nord, regalando ai valligiani che vi abitano – e ai turisti che qui si recano – panorami che definire “emozionanti” è riduttivo.

Il versante italiano del Cervino, in particolare, con l’evidente Pic Tyndall a sinistra e l’appuntito Picco Muzio a destra della vetta, attira turisti da tutto lo stivale e dall’estero soprattutto nelle stagioni invernali, grazie allo straordinario comprensorio sciistico che condivide con Zermatt e il versante svizzero.

D’inverno gli alpeggi candidi di neve fresca e le sottili cenge bianche del Matterhorn (così i tedeschi chiamano il Cervino) rendono un’atmosfera da montagna leggendaria e silente, che vive disinteressandosi degli occhi che tutti i giorni si alzano al cielo per guardarla.

Ma d’estate la Gran Becca (così la chiamano, forse anche con un po’ d’affetto, gli abitanti della Valtournanche) non offre certo panorami meno suggestivi; anzi: la bella stagione concede ai turisti una scelta di attività outdoor indubbiamente più ampia e variegata rispetto all’inverno.

Le guide alpine del Cervino e gli abitanti di Breuil-Cervinia optano soprattutto per attività outdoor non solo coinvolgenti, ma anche rigorosamente ecologiche. Perché il Cervino e le altre montagne qui attorno sono una ricchezza che va mantenuta e rispettata.

Mountain bike (anche elettrica!)

Può sembrare scontato, ma abbiamo provato la mountain bike tra i sentieri della Valtournanche con una bicicletta seria (e a pedalata assistita), ed è tutto un altro mondo. Trovarsi in precario equilibrio, coi piedi sui pedali e le dita delle mani sulle leve del freno, scendendo per un sentiero scosceso e pieno di sassi, è adrenalina pura. Anche se magari a piedi sarebbe un sentiero facile.

Ma la mountain bike non perdona! Eppure tornare su per la strada (o per un altro sentiero) con l’ausilio del motore elettrico è davvero una svolta: permette a tutti, anche ai meno allenati, di compiere escursioni in bici anche più lunghe e più difficili. Un consiglio spassionato: rivolgetevi ai negozi di biciclette della Valtournanche, e alle agenzie, per noleggiare una buona bicicletta e un maestro che conosca sentieri e difficoltà; vi verrà data una bici top di gamma, che aiuta in salita col motore e in discesa con le sospensioni, e sarete accompagnati da un abitante del luogo, sempre disponibile a insegnare tecniche ciclistiche e a raccontare aneddoti sulla Valle e sul Cervino.

Foraging

Quasi certamente una parola sconosciuta ai più, anche tradotta nel suo corrispondente italiano: alimurgia. Termini complicati, ma dal significato tanto semplice quanto ecologico: si tratta dell’attività di raccogliere il cibo che la natura dona spontaneamente allo stato selvatico: frutti, piante, funghi, licheni. Tutto qua? No: c’è molto di più.

Al giorno d’oggi non c’è bisogno di raccogliere cibo nei boschi per nutrirsi; ma le nonne degli abitanti del luogo lo facevano, e oggi raccogliendo una bacca commestibile o utilizzando un lichene per fare il pane, scopriamo un’infinità di valori aggiunti: acquisiamo una coscienza e una conoscenza critica attenta all’ambiente, al sottobosco, alle piante; impariamo ad avere un occhio di riguardo a ciò che mangiamo, e a capire che la qualità del cibo, che troppo spesso dimentichiamo a vantaggio della quantità, è molto più importante.

Ritroviamo sapori di tempi antichissimi, e soprattutto impariamo ricette e aneddoti che si confondono nei decenni passati, quando si raccoglieva nei boschi e quando il Cervino era ancora una cima inviolata.

Possiamo farci raccontare queste storie e queste conoscenze dalla gente del luogo e dai ragazzi e le ragazze che si sono appassionati di questa particolare attività, e che sono disponibili ad accompagnarci tra i sentieri e tra i boschi della Valtournenche, e a deliziarci con racconti e ricette che viene voglia di mettere subito in pratica.

Escursioni

VALLE D’AOSTA-Lago Goillet e Cervino (foto Enrico Romanzi)-0387.jpg

Un’escursione alle falde del Cervino non è mai banale. Sotto alla Gran Becca ci sono sentieri adatti a tutte le gambe: dalle passeggiate più semplici su terreno facile alle escursioni più lunghe su percorsi ripidi. Ogni itinerario regala scorci sul Cervino, silenzi tra i boschi secolari, profumi dei fiori e delle piante, e avvistamenti della fauna locale.

VALLE D’AOSTA-Lago Goillet e Cervino (foto Enrico Romanzi)-0470.jpg

Tra le passeggiate più semplici, eppure più panoramiche in assoluto, vi consigliamo quella che, per un breve sentiero in leggera salita, in meno di 45 minuti porta dagli alpeggi di Promindo a Cheneil: si tratta di una frazione non raggiungibile in auto, e certamente di una località tra le più interessanti a livello paesaggistico.

E’ una vera e propria terrazza sulla Valtournenche e sul Cervino: l’abitato, composto da casette in stile tradizionale, si adagia su una conca aperta verso la Valle e le sue montagne. Una meraviglia cui si può accedere anche tramite un ascensore panoramico, lasciando l’auto poche decine di metri di dislivello sotto alla conca.

Facilmente raggiungibile (si trova infatti a pochi metri dalla Strada Regionale) è anche il celebre Lago Blu: contornato da aghifoglie e da prati verdi, quando le sue acque sono calme riflette il Cervino nella sua maestosità: l’ideale per scattare una foto da cartolina.

La salita alla vetta

Hervè Barmasse Foto di Marco Spataro

In Valtournenche ci si va, nemmeno a dirlo, anche per scalare il Cervino. Per questo però è necessario fare alcune precisazioni: si tratta di una montagna la cui ascesa presenta difficoltà alpinistiche importanti, pur essendo attrezzata con corde e catene.

La via Normale Italiana, quella sulla famosa Cresta del Leone, è un itinerario alpinistico a tutti gli effetti: non si tratta di una ferrata, e vi si può accedere solo con l’equipaggiamento tecnico adeguato. La salita dura normalmente due giorni (passando la notte in cresta nella capanna Carrell.

VALLE D’AOSTA-Escursionisti e cascata (foto Enrico Romanzi)-4693.jpg

Certamente, sia per stare più tranquilli, sia per salire il Cervino con un valore aggiunto fatto di aneddoti, storie e chiacchiere in generale, è conveniente rivolgersi a una Guida alpina del Cervino, come ci suggerisce Hervé Barmasse nell’intervista che ci ha concesso. Il divertimento è importante, ma la sicurezza di più. E le guide del Cervino conoscono ogni passo di ogni Via alla vetta praticamente a memoria.

Anche una guida, comunque, non può sostituire l’allenamento e l’esperienza in montagna. Con tutti questi ingredienti la salita al Cervino è possibile, e regala un’emozione che qualsiasi alpinista ricorderà per tutta la vita. Garantito.

È vero: non abbiamo citato lo sci estivo sul Plateu Rosa tra le attività outdoor. È certamente una delle attività più interessanti e rare sull’arco alpino; ma non si può dire che sia ecologica, sia per gli impianti di risalita sia per le tecniche di innevamento.

Allo stesso modo non abbiamo parlato di Elibike (l’equivalente su due ruote nella stagione estiva dell’Eliski invernale) per il medesimo motivo, pur essendo questo uno sport molto praticato dai turisti e offerto dalle agenzie della Valtournenche.

Le attività eco-friendly sono meglio. All’ombra del Cervino, ancora di più.

Hervè Barmasse Foto di Marco Spataro

L’intervista a Herve Barmasse

Hervé Barmasse: alpinista, divulgatore, guida alpina e istruttore nazionale delle guide. Costituisce la quarta generazione di guide alpine del Cervino della famiglia Barmasse. Un curriculum alpinistico mondiale, che vanta salite in Patagonia, Karakorum, e ovviamente su tutto l’Arco alpino: ha aperto nuove vie su moltissime vette (molte anche in solitaria): tra queste la “sua” montagna: il Cervino. Tra i riconoscimenti ricevuti per la sua attività si contano 4 premi Paolo Consiglio e una Grolla d’Oro.

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Infoutili

Dove dormire

VALLE D’AOSTA-Colazione Rifugio Guide Cervino (foto Enrico Romanzi)-0881.jpg

Tutta la Valtournenche, ed in particolare Breuil-Cervinia, è attrezzata per ospitare un gran numero di turisti nella stagione estiva. Per chi non ha problemi di prezzo suggeriamo il Bergman Mountain Hotel: una struttura dall’architettura moderna eppure perfettamente calata nel contesto della conca di Cervinia (a differenza di altri alberghi frutto dell’edilizia indecente dei decenni passati).

L’hotel è a 4 stelle e all’interno troviamo un ottimo ristorante che propone ricette tipiche, una Spa, camere confortevoli con terrazze che danno sulla valle e sul Cervino; il tutto in posizione perfetta, trovandosi l’hotel a pochi passi dagli itinerari per le escursioni e dagli impianti di risalita.

Dove mangiare

VALLE D’AOSTA-Pranzo ristorante montagna (foto Enrico Romanzi)-4951.jpg

Una lunga lista di ristoranti, baite negli alpeggi, alberghi e tanto altro, propone cucine di prodotti tipici davvero meritevoli. Noi abbiamo provato l’eccellente Foyes des Guides, nella località di Pessey: d’inverno sembra un rifugio lungo le piste da sci, d’estate è come una terrazza panoramica sulla valle. I suoi piatti lasciano in bocca un sapore di montagna, di alpeggi verdi, di natura.

Un altro ottimo hotel-ristorante – anche per la location – è Les Neiges d’Antan: una struttura che già dall’esterno sa di tradizioni, di storia e di natura; all’interno il profumo dei piatti tradizionali ci accompagna verso il tavolo. Gli abitanti del luogo dicono che qui si mangia la miglior zuppa alla valpellinentze della zona: un piatto tipico con tre soli ingredienti fondamentali: verza, fontina, pane. Eppure è una delle esperienze culinarie migliori della Valtournenche.

Testo di Stefano Ghetti|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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