Hervé Barmasse l’intervista

Herve Barmasse foto di Marco Spataro

Hervé Barmasse: alpinista, divulgatore, guida alpina e istruttore nazionale delle guide. Costituisce la quarta generazione di guide alpine del Cervino della famiglia Barmasse. Un curriculum alpinistico mondiale, che vanta salite in Patagonia, Karakorum, e ovviamente su tutto l’Arco alpino: ha aperto nuove vie su moltissime vette (molte anche in solitaria): tra queste la “sua” montagna: il Cervino. Tra i riconoscimenti ricevuti per la sua attività si contano 4 premi Paolo Consiglio e una Grolla d’Oro.ù

Sei una guida e un istruttore delle guide; ma a chi non ha mai indossato un paio di scarponi e che pure vorrebbe scalare alte vette, cosa consigli?

La prima cosa è: divertirsi. Altrimenti non ha senso.  Se devi fare una cosa del genere, devi divertirti. Non penso che la montagna sia per tutti, ma come del resto niente lo è: nemmeno qualsiasi altro sport. Ognuno deve cercare il suo. L’esperienza in montagna diverte, e io la consiglio a tutti.

La seconda cosa che consiglio è fare riferimento, sia in montagna sia in città – perché ci sono anche lì – alle guide alpine: un minimo di aiuto e di “avvicinamento” alla montagna serve sempre.

Sia il Cervino, sia tutta la Valle d’Aosta, sono esteticamente bellissime. Ma sicuramente c’è qualcosa di più oltre al fattore estetico, soprattutto per voi che le vivete in prima persona. Cos’hanno in più?

Le Alpi dell’ovest sono quelle che assomigliano di più alle grandi montagne dell’Himalaya, con i loro grandi ghiacciai; quindi ti danno quasi un senso di onnipotenza della natura. Del resto è così: l’uomo è ospite della natura. Inoltre l’alpinismo è nato sulle Alpi dell’ovest, con la scalata del Monte Bianco all’inizio; quindi c’è forse anche quel legame di tradizione e cultura della montagna che è nato per primo qui. Questo non significa che in Dolomiti o nelle altre Alpi non ci sia questa cultura! Infatti gli alpinisti più bravi arrivano sia dall’ovest sia dall’est delle Alpi.

Herve Barmasse foto di Marco Spataro

Tra voi guide alpine e alpinisti, cos’è che vi fa stimare a vicenda e cosa vi allontana?

L’autenticità e la coerenza ci avvicinano e ci fanno stimare. Non è una questione di quale scalata incredibile compi: è una questione di prendere una traccia ed andare avanti su quella traccia, perché sei convinto di ciò che pensi  (e che fai) dell’alpinismo e della montagna. E la coerenza purtroppo è una cosa che di questi tempi manca. Ed è ciò che invece ci fa avere uno stimolo l’uno dall’altro.

Per compiere belle e importanti esperienze alpinistiche, bisogna andare dall’altra parte del mondo, o se ne possono fare anche vicino a casa?

Assolutamente vicino a casa! Anzi: vicino a casa se ne possono fare di più! Soprattutto se l’altra parte del mondo significa “Everest” o altre montagne blasonate, sulle quali alla fine ti trovi in coda come la tangenziale di Milano. Spesso invece nelle Prealpi, così come nelle montagne meno conosciute delle Alpi, si è veramente soli, all’interno della solitudine, e si ha la dimensione dell’avventura, e di trovarsi in uno spazio grande, incontrollabile, infinito: lì le emozioni che percepisci sono veramente forti.

Herve Barmasse foto di Marco Spataro

Sei guida alpina e alpinista: da una parte un lavoro, dall’altra una passione. Come si coniugano questi due lati? L’alpinista è contento quando c’è tanta gente in montagna?  La guida alpina si dispiace dei turisti che alimentano l’economia del turismo in montagna? O sono due lati che si possono conciliare?

Si possono conciliare bene, questi due lati; ma ci vuole un equilibrio difficile da trovare, ma che è fondamentale cercare. La sfida è proprio questa: cercare un equilibrio che possa far coesistere queste due cose.

Intervista raccolta da Stefano Ghetti|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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