Giovanni Caboto: dal Canada al mito del passaggio a Nord Ovest

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Una replica della Mattews, la caravella di Caboto, nel porto di Gloucester, UK ©Shutterstock

Dall’annuario di Bristowe (Bristol) del 1497: “il giorno di San Giovanni (24 giugno) la terra d’America venne scoperta da mercanti di Bristowe con la nave Matthew”.

Il navigatore italiano era al servizio del re Enrico VII d’Inghilterra e tra i finanziatori dell’impresa figurava il mercante Richard Ameryk; in suo onore Giovanni Caboto avrebbe chiamato America le nuove terre, due anni prima del viaggio di Amerigo Vespucci.

Una famiglia votata al mare

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Caboto padre e figlio ricevuti da Enrico VII

Così può essere considerata quella di Giovanni Caboto (per gli inglesi, John Cabot) e dei suoi tre figli avuti da Mattea: Sebastiano, Luigi e Santo.

I più famosi sarebbero divenuti, grazie alle imprese marinare, Giovanni e Sebastiano, ma tutti i figli hanno navigato molto assieme al padre nei diversi viaggi affidati al suo comando.

Come per quasi tutti i personaggi illustri di questo tempo – quello delle grandi scoperte delle terre oltre gli oceani – è sempre abbastanza difficile stabilire date certe sulla nascita, sulle imprese compiute e spesso anche sulla data della morte.

Giovanni Caboto non fa eccezione. Pare sia nato nel 1445 o nel 1450. Controverso, meglio sarebbe dire molto disputato, anche il luogo in cui è venuto al mondo.

Alcune fonti parlano di origini savonesi o genovesi (un ambasciatore spagnolo che viveva a Londra aveva parlato di lui affermando fosse genovese come Colombo); altro luogo citato Chioggia, ma è forse molto probabile che la nascita sia avvenuta a Gaeta perché una famiglia Caboto era qui presente sin dal XIII secolo.

Alla ricerca di uno “sponsor” per navigare

Nella vita di Giovanni Caboto una data importante è quella del 28 marzo 1476, giorno in cui ottiene la cittadinanza veneziana, dopo aver vissuto quindici anni nella città lagunare. I genitori avevano dovuto abbandonare Gaeta per l’avvento degli Aragonesi e quindi i Caboto erano dei veri e propri rifugiati politici.

A Venezia, Caboto sposa Mattea e qui nascono i tre figli che diverranno abili navigatori sotto la sua guida. Come tutti i marinai di quel periodo storico, anche Giovanni sogna future scoperte e avanza proposte di viaggio alla Serenissima che tuttavia vengono rifiutate, perché gli interessi della Repubblica si limitano alle rotte del solo Mediterraneo e alle terre e commerci del vicino Oriente.

Nel 1493 quindi, all’età di 43 anni, Giovanni Caboto lascia l’Italia e si reca a Valencia alla corte di re Ferdinando II d’Aragona; qui dirige i lavori di ampliamento del porto voluti dal re, lavori ben presto abbandonati per mancanza di mezzi finanziari.

Caboto propone a Ferdinando II e alla regina Isabella di Castiglia un viaggio esplorativo lungo le rotte settentrionali dell’Atlantico; Colombo è da poco tornato dall’America pensando d’aver raggiunto le Indie, ma Caboto si chiede se quello scoperto non sia al contrario un nuovo continente. Un pensiero spesso ricorrente, il suo.

Dalla Corte di Spagna a quella d’Inghilterra

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La Cabot Tower a Signal Hill, Newfoundland, Isola di Terranova, Canada ©Shutterstock

In conclusione: dopo il rifiuto dei Veneziani, arriva anche quello della Spagna. A Giovanni Caboto non resta che trasferirsi a Londra e chiedere a re Enrico VII di sostenere il suo progetto, richiesta prontamente accolta dal sovrano, con un atto ufficiale datato 5 marzo 1496, mediante la concessione di lettere di credito e patenti di viaggio.

Non dovevano comunque essere grandi somme, quelle elargite dal monarca inglese, perché il progetto – che prevedeva l’approntamento di cinque navi – finisce per ricadere sullo stesso Caboto, che le avrebbe armate a sue spese e in maggior misura sul mercante gallese Richard Ameryk, finanziatore principe unitamente ai banchieri fiorentini Bardi.

Alla fine, per motivi che non sono mai stati chiariti sino in fondo, il 2 maggio del 1497 salpa dal porto di Bristol una sola nave, la Matthew; un naviglio di cinquanta tonnellate con un equipaggio di diciotto uomini, tra i quali il figlio Sebastiano.

In meno di due mesi di navigazione, la Matthew raggiunge la costa americana, esattamente l’isola di Capo Breton e la Nuova Scozia; è il 24 giugno del 1497.

Giovanni Caboto, in omaggio alla sua primitiva intuizione di essere andato “oltre” l’India di Colombo, ritiene di aver toccato l’estremità nord orientale dell’Asia e si convince che potrebbe essere una grande impresa trovare, ancora più a nord-ovest delle terre che sarebbero divenute quelle Canadesi, un passaggio marittimo per raggiungere il favoloso Cipangu (l’attuale Giappone).

In nome di Enrico VII, il navigatore pianta la bandiera inglese e quella pontificia e fa ritorno a Bristol, accolto con gratitudine e concreti riconoscimenti dal re e dalla popolazione in festa.

Rotte Polari alla ricerca del passaggio di Nord-Ovest

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veduta dalla Cabot Tower, Newfoundland, Canada ©Shutterstock

Con un regno più vasto di quanto fosse prima, ora che il vessillo britannico sventolava in terre così lontane, Enrico VII nel febbraio del 1498 autorizza Giovanni Caboto ad approntare nuove navi e reclutare più naviganti, allo scopo di consolidare la presenza inglese nelle terre raggiunte dalla Matthew e proseguire le esplorazioni alla ricerca del famoso passaggio di nord-ovest.

Saranno infatti sei le navi, con duecento uomini d’equipaggio – sempre con Sebastiano – quelle che nell’ estate del 1498 partono dall’Inghilterra.

Si verrà a sapere dell’esplorazione delle coste del Labrador, di un approdo in Groenlandia, dopodiché si perdono le tracce dell’intera spedizione.

Fine dell’avventura e della vita di Caboto. Le molte ipotesi

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Monumento a Caboto a Gaeta

Deve esser stato con vero smarrimento che il regno britannico e l’Europa in genere hanno appreso della scomparsa del navigatore, di suo figlio, di ben sei navi e di un nutrito equipaggio.

Il navigatore, cittadino veneziano, godeva di grande considerazione e appariva inverosimile una scomparsa simultanea dell’intera spedizione; i dispacci del tempo riferiscono tuttavia della sopravvivenza temporanea – mai interamente confermata – di una sola nave e di pochi uomini naufragati non si sa bene dove; per il resto, mistero assoluto.

Da questo momento in poi verranno formulate diverse ipotesi sulla spedizione di Caboto:

  • Naufragio collettivo nell’Atlantico, con l’eccezione di una sola nave
  • In navigazione lungo le coste del Labrador, è possibile che i ghiacci galleggianti abbiano costretto le navi a piegare verso sud, addirittura sino a Capo Hatteras (Carolina del Nord); da qui sarebbero tornati in Inghilterra, con Caboto morto in viaggio o appena giunto a Bristol. Ipotesi poco verosimile; sarebbero rimaste tracce concrete.
  • Alla ricerca di un varco per raggiungere il Giappone, oltrepassata la Groenlandia, l’equipaggio si sarebbe ammutinato per l’eccessivo freddo, facendo cambiare rotta e perdendosi poi.
  • Un’altra teoria racconta di un viaggio spagnolo (1501, esploratore Gaspar Corte-Real) che avrebbe rinvenuto oggetti appartenuti alla spedizione di Caboto presso tribù indigene del nord America.

Queste le “voci” sulla fine di Giovanni Caboto, artefice in ogni modo di un’impresa rilevante: quella d’aver posto le basi per la futura colonizzazione inglese dell’America.

Altro aspetto di considerevole impatto in Europa: i geografi del vecchio continente hanno potuto rendersi conto della vastità del continente da poco scoperto, facendo proprie le intuizioni del Caboto sulla possibilità di raggiungere l’Asia attraverso i passaggi del nord-ovest.

Libertas Dicendi n°338 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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