Provenza: camminando nei quadri di Cezanne

Vagabondando tra gli scenari della Provenza, attraverso foreste e antiche cave di pietra, seguendo il filo immaginario di luci, linee, sagome e colori che Paul Cézanne ha trasformato in visioni artistiche.

Testo e Foto di Michele Dalla Palma

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©Michele Dalla Palma

Non esiste paese, in Francia, che non abbia il suo Cafè de Paris. In una soleggiata domenica d’autunno, seduto a un piccolo tavolo di marmo bianco in perfetto stile liberty, sottolineato dalle pesanti gambe in ghisa lavorata, osservo la variegata umanità che mi sfila di fronte sulla promedade di Aix en Provence.

Città-gioiello di una regione che, ben prima di essere francese, è indissolubilmente legata e connotata dalla sua anima provenzale. Non è un caso se la bandiera di questo piccolo, fiero e orgoglioso territorio che da sempre rivendica la sua indipendenza e sovranità da qualsiasi “potere centrale” collocato mille chilometri a nord, è identica a quella della Catalogna spagnola, a cui è legato dagli storici legami del regno di Aragona.

Osservo un trionfo di colori filtrato dalla lente di goccioline fredde che scivolano sul boccale di birra che sorseggio senza fretta. Complice l’autunno che imbiondisce i grandi platani di Cours Mirabeau, l’atmosfera racconta di tempi passati.

Nulla sembra essere cambiato da quando, ormai un secolo e mezzo fa, a pochi passi da qui, seduti al Café Les Deux Garçons, Paul Cézanne e il suo inseparabile amico Émile Zola criticavano e sbeffeggiavano la “buona società” di una delle più ricche e conservatrici cittadine del sud di Francia.

Sto vagabondando come uno zingaro, tra gli scenari della Provenza, seguendo un filo immaginario di inquietudini e visioni trasformate in luci, colori, ansie, intuizioni, solitudini che hanno caratterizzato  la vita e l’arte del Padre Nobile della pittura moderna.

Il pittore eremita

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La statua dell’artista e pittore francese Paul Cezanne in Cours Mirabeau, un’ampia arteria di Aix-en-Provence, in Francia ©Michele Dalla Palma

Così è stato definito, sommariamente e superficialmente, quello che Pablo Picasso e Henri Matisse definirono Padre e ispiratore della loro arte. Un personaggio straordinario Paul, figlio di un commerciante italiano arrivato in Provenza in cerca di fortuna, che la fortuna era riuscito a incontrare, diventando uno dei personaggi più ricchi e in vista della borghesia di Aix.

Città di nobili e raffinate maniere che l’artista Cézanne stravolse con il suo rifiuto di sottostare alle “etichette” che caratterizzavano la “buona educazione” della sofisticata tradizione nobiliare francese, sopravvissuta ad ogni rivoluzione sociale.

Cercando le sue tracce, studiandone il carattere e lo stile di vita, non ho timore a definirlo il primo e vero hippy della storia: anticonformista, anarchico, insofferente di ogni regola borghese che sfidava e rovesciava, probabilmente divertendosi a provocare lo sdegno e la riprovazione della “buona società” locale che però non poteva in alcun modo emarginarlo, essendo uno degli uomini più ricchi della Provenza.

Fu senza ombra di dubbio il denaro del genitore Luigi Augusto Cézanne – cognome che deriva dal luogo di origine, ancora incerto tra Cesena in Romagna o la piemontese Cesana Torinese – diventato titolare della più importante Banca del luogo, a permettere al figlio Paul di trasformarsi in ciò che poi divenne, ovvero il creatore e ispiratore di tutta la pittura moderna.

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©Michele Dalla Palma

Dandogli modo di esprimere le sue visioni e la sua arte senza il condizionamento della sopravvivenza. Una storia per molti aspetti analoga a quella di un altro genio suo contemporaneo, quel Vincent che solo grazie al sostegno economico garantito dal fratello Theo poté diventare Van Gogh. 

Ma Paul usò il denaro soltanto per dare sostegno e forma alla sua arte. Degli agi, dello sfarzo, dell’ostentazione che caratterizzava la ricca borghesia e nobiltà ottocentesca, nulla riusciva a interessarlo.

Vestito come un viandante, con la lunga barba incolta e gli attrezzi da pittore in un logoro zaino che portava sempre sulla schiena, osservava con distacco l’opulenza della vita sociale, e trovava la sua vera e unica dimensione tra i boschi, prati, rocce che caratterizzano il panorama provenzale. En plein air. Cifra e sintesi della sua pittura. 

Il mondo di Cézanne

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La piccola casa in mezzo alla foresta dove Cezanne si rifugiava ©Michele Dalla Palma

Ho vagato per foreste e cave di pietra cercando le sue tracce. Ho trovato i suoi Gialli, i suoi Verdi, i suoi Blu. Le sue linee perfettamente e caparbiamente imprecise che ancora si possono vedere tra l’intrico dei pini marittimi e le rocce di antiche cave che hanno fornito la pietra per i palazzi di Aix en Provence.

Ho sfiorato per un attimo la pace che forse lo rapiva quando, dalla sua piccola casa in mezzo alla foresta che avvolge il cuore di pietre ocra delle cave di Bibemus, dove si rifugiava per sfuggire all’inutilità del vivere cittadino, osservava, trasfigurandola, la silhouette del Mont Sainte-Victorie, dipinta infinite volte.

Credo sia una situazione unica, nel panorama artistico mondiale, quella offerta da questo luogo a pochi chilometri da Aix. Addentrandosi negli scenari delle antiche cave romane di Bibemus, utilizzate per ricavare la pietra che ha dato vita alla città provenzale, diventati per Paul e l’inseparabile amico Émile Zola terreno di gioco durante l’adolescenza, e poi luogo di ispirazione per il pittore nella sua maturità, si vive la straordinaria suggestione di camminare dentro i suoi quadri.

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La sagoma del Mont Sainte-Victorie ©Michele Dalla Palma

Una sensazione fisica, non immaginaria, perché si riconoscono immediatamente le linee, le sagome, i colori che Cézanne ha trasformato in visioni artistiche.

Una delle sue imprescindibili caratteristiche, infatti, è aver sempre dipinto la realtà, ciò che gli stava davanti, anche se trasformato in linee metafisiche e pugni di colore. I tagli geometrici della roccia, i fusti delle conifere simili a guardiani di quell’oasi di pace e natura, il blu intenso del cielo di Provenza che invade lo spazio, sono ancora lì, identici a come li ha visti e raffigurati il grande pittore. E sentirsi comparsa dentro un capolavoro artistico è una sensazione emozionante.

Aix, cuore della Provenza

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Uno scorcio di Aix en Provence con la Chiesa di Saint-Jean-de-Malte sullo sfondo ©Michele Dalla Palma

Nonostante il suo “rifiuto” per una società che considerava futile e superficiale, lontana dalle tensioni emotive della sua arte solitaria, Paul Cézanne ha avuto la fortuna di vivere in una delle più belle e affascinanti cittadine d’Europa, straordinariamente ricca di quell’afflato artistico che contribuirà a creare la sua arte.

Le tracce dell’impero Romano, pietre che raccontano due millenni di storia, mischiate e confuse con le leggende gotiche, e poi con l’opulenza barocca, creano un cocktail da cui il giovane artista venne inesorabilmente condizionato.

Ancora oggi, camminare per i vicoli e le piazzette di Aix en Provence non lascia indifferenti, perché ogni scorcio, ogni dettaglio, ogni atmosfera è intrisa di bellezza. Non è un caso se, prima e dopo Cézanne, queste scene di Provenza hanno attirato geni assoluti dell’arte pittorica come Van Gogh, Gauguin, Matisse, Mirò, Chagall, Renoir, Picasso e infiniti altri, tutti sedotti dai colori e dalle luci di Provenza. 

Informazioni: Tutte le informazioni per viaggiare in Francia si trovano sul sito www.france.fr

Testo e foto di Michele Dalla Palma|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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