El Conquistador, sesto nome del famoso Hernan Cortés

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Più che nome, un appellativo dovuto (conquistador) quello attribuito al nobile militare divenuto condottiero capace di sottomettere alla Corona spagnola l’intero popolo Azteco del Messico.

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La statua di Hernan Cortes nella città natale di Medellin in Spagna ©Shutterstock

Hernan Cortés Monroy Pizarro Altamirano nasce a Medellin in Estremadura nell’anno 1485 da famiglie di provata nobiltà, sia per parte di padre che di madre. Il padre (Martin Cortés de Monroy) è un hidalgo (nome dato ai nobili che possiedono beni, ricchezze; titolo che avrebbe poi trasmesso al figlio) che combatterà per la reconquista dell’Estremadura, in mano ai musulmani.

La madre (Catalina Pizarro Altamirano) è imparentata per linea materna con i Pizarro; ne consegue che Hernan e Francisco (quello degli Inca peruviani) sono cugini di secondo grado, accomunati dall’identico destino che avrebbe modificato in modo sensibile la storia del mondo.

Dal Nuovo Mondo, subito inviato in Messico

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L’incontro di Hernan Cortes con gli indios del Messico, Museo delle Cere di Madrid ©Shutterstock

Con tutta probabilità è ragionevole pensare che il giovane Hernan abbia trascorso in Spagna una prima infanzia agiata ma forse non molto spensierata: sia per la rigida osservanza cattolica della famiglia, sia perché interamente preso dall’addestramento e dalla carriera militare impostagli ma anche scelta già da ragazzo.

Hernan Cortes
Hernan Cortes

La grande avventura americana ha inizio comunque in giovane età, intorno all’anno 1504, al servizio del governatore di Cuba Diego Velazquez de Cuellar, il quale gli affida incarichi prima a Santo Domingo quindi nella stessa Cuba, territori entrambi appartenenti alla Corona spagnola.

Hernan Cortés è però un caratterino difficile da gestire; se ne accorge lo stesso governatore de Cuellar che lo fa arrestare a seguito di ripetute insubordinazioni, più che per marachelle vere e proprie.

Uomo navigato, il governatore capisce tuttavia ben presto che il giovane Cortés possiede i “numeri” giusti per far emergere il suo naturale talento militare.

Due spedizioni in Messico, rispettivamente affidate ai capitani Cordoba e Grijalva del contingente di servizio a Cuba, hanno avuto esito negativo; decide quindi di affidare a Cortés la preventivata terza spedizione di conquista.

La conquista dell’Impero Azteco

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Il complesso delle piramidi di Teotihuacan vicino a Città del Messico ©Shutterstock

La prima zona messicana toccata dagli spagnoli (1518) è la penisola dello Yucatan; i contatti con le popolazioni Maya del luogo rivelano l’esistenza di un grande impero: quello degli Aztechi.

Normale quindi che il governatore che risiede a Cuba, avendo sottomano un personaggio come Hernan Cortés – forse un po’ scomodo ma di sicuro affidamento per le capacità militari che possiede – gli affidi una nuova spedizione per cercare di approfondire le realtà esistenti all’interno del territorio messicano.

Hernan Cortés parte quindi da Cuba il 18 febbraio del 1519 con undici navi, cento marinai e 508 militari; la spedizione comprende inoltre numerosi cavalli, animali sconosciuti in America, cani da combattimento e numerose armi da fuoco.

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L’isola di Cozumel in Messico, prima terra toccata da Hernan Cortes ©Shutterstock

Poco dopo sbarca a Cozumel, nello Yucatan; qui si unisce al naufrago Jeronimo de Aguilar ed esplorando la costa messicana familiarizza con la tribù dei Totonachi, facendone ben presto degli alleati per la prevista conquista dell’impero Ateco-Méxica.

Il naufrago spagnolo diviene un punto di riferimento per Hernan: parla la lingua dei Maya e questa particolarità fornisce a Cortés le giuste basi per far emergere le riconosciute capacità di comunicatore e, perché no, di sottile manipolatore dei possibili interlocutori.

L’azione decisa e incalzante assunta da Cortés irrita il governatore de Cuellar: la prima decisione è quella di revocargli l’incarico di segretario personale e gli impone quindi di far ritorno a Cuba.

Nemmeno per sogno: il già conclamato Conquistador gli fa sapere di essere fedele alla sola autorità del Re di Spagna e incendia le proprie navi (evitando possibili desideri di ritorno) dando avvio alla fondazione della città di Veracruz, sua base militare e organizzativa.

L’incontro con Montezuma e la conquista

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©Shutterstock

A questo punto Hernan Cortés, consapevole del ruolo che ha assunto, si fa ricevere dall’Imperatore Montezuma e dà inizio a una strisciante azione di insediamento nei territori aztechi, quasi agevolato dallo stesso capo tribale.

Montezuma interpreta infatti l’arrivo del militare spagnolo e degli uomini che lo accompagnano come una sorta di presagio divino, da interpretare sotto ogni buon auspicio; forse il capo azteco non se ne sarà reso conto, ma la venuta degli spagnoli produce anche effetti negativi (malattie sconosciute, mortalità) che incideranno non poco nella caduta dell’impero.

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Incontro fra Hernan Cortes e Montezuma

Dopo alcuni mesi dalla conquista definitiva dei possedimenti aztechi, convinto dalle parole persuasive di Cortés, Montezuma riceve persino il sacramento del battesimo. Questo clima tutto sommato favorevole induce Cortés ad accelerare i tempi; ora dispone di un esercito di circa tremila unità, tra indios e spagnoli; decide quindi di muovere verso Tenochtitlán, capitale dei Méxica.

Il 13 agosto del 1521, dopo due mesi e mezzo di assedio, la città viene conquistata; in definitiva in meno di un anno gli spagnoli assumono il pieno dominio del centro principale del paese e dei suoi dintorni. Su questo terreno sorgerà successivamente Città del Messico e il Conquistador, per volere dello stesso re Carlo V, acquisisce i pieni poteri come Governatore della Nuova Spagna.

Rivolta Azteca e dissapori con la Corte spagnola

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Scene di una battaglia tra le truppe di Hernan Cortes e i nativi del Messico ©Shutterstock

In battaglia gli spagnoli avevano buon gioco: armi di ferro, bocche da fuoco, azioni veloci e tempestive, in contrasto con i rituali di guerra che richiedevano tempi di preparazione agli Aztechi e ritardavano le azioni militari; logica conseguenza la supremazia degli uomini di Cortés, spesso sfociata in violenza gratuita.

Però le popolazioni autoctone si stavano riorganizzando e intendevano uccidere gli invasori, più che cacciarli dai loro territori. Questa possibilità induce Cortés ad arrestare Montezuma, per evitare il peggio. Il sovrano azteco fa intendere ai suoi sudditi di recarsi volontariamente da Cortes, ma gli studiosi sono abbastanza concordi nel ritenere che questo gesto abbia portato alla morte il capo, colpito da sassi e pietre lanciate dal popolo che, al suo annuncio, lo considerano un traditore.

Il malumore della popolazione e le fatiche delle guerre condotte indeboliscono lo schieramento spagnolo; malgrado ciò, Hernan Cortés decide di muovere verso nuove conquiste e spinge le proprie ricerche sino all’attuale Honduras. Il governatore della Nuova Spagna è oramai un uomo ricco, ma non gode di molta stima da parte dei nobili della Corona spagnola.

Nel 1528 viene infatti richiamato in Spagna e gli viene revocata la carica di governatore.

Gli ultimi incarichi e la fine

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Il mare di Cortes in Baja California ©Shutterstock

Tuttavia Cortés non si dà per vinto; non è nel suo carattere. Con il titolo di Marchese della Valle di Oaxaca riparte per l’America, malgrado il nuovo Viceré non gli sia molto amico.

Questo è uno dei motivi per i quali Hernan Cortés indirizza le proprie mire verso nuovo territori; vale a dire la  California, nella quale giunge nel 1535. Esplorerà la costa continentale e la famosa baia compresa tra il continente e la penisola della Bassa California; da allora il mare interno verrà chiamato Mare di Cortés.

Il re di Spagna lo richiama in patria e gli chiede di condurre una campagna militare in Algeria, che si tramuterà in una cocente sconfitta. Il conquistatore dell’impero Azteco, stanco fisicamente e senza dubbio anche deluso, si ritira a vita privata nella sua proprietà di Castilleja de la Cuesta, in Andalusia, dove muore il 2 dicembre dell’anno 1547.

Per suo espresso desiderio, la salma verrà inviata a Città del Messico e tumulata nella chiesa di Gesù Nazareno della capitale messicana.

Libertas Dicendi n°350 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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