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Un’immagine aerea della sponda piemontese del Lago Maggiore ©Shutterstock

Sponda piemontese

Da sud a nord l’itinerario ideale parte da Arona, porta d’ingresso del Lago Maggiore, per risalire fino a Cannobio, approfittando nel frattempo dei traghetti per una crociera sul lago che tocca le Isole Borromee. Questa è la zona più visitata del lago, con alcune perle assolutamente imperdibili.

Arona, adagiata fra dolci colline, è in una felice posizione; sulla sponda opposta si erge la Rocca d’Angera. È stata una stazione di soggiorno turistica rinomata con testimonianze storiche e religiose di rilievo.

La Piazza del Popolo fronte lago ad Arona, sponda piemontese del Lago Maggiore ©Shutterstock

Nel Medioevo venne posseduta prima dai Benedettini, poi dai Visconti e quindi dai Borromeo che, come in tutto il Lago Maggiore, lasciarono un’impronta indelebile della loro presenza, protrattasi anche durante la dominazione spagnola, austriaca e dei Savoia.

Nel 1538 qui nacque San Carlo Borromeo (divenuto poi Vescovo di Milano a soli 22 anni) in un vecchio castello-fortezza, lasciato in seguito per la nuova residenza principesca dell’Isola Bella. Il castello fu abbattuto nell’800 sotto gli occhi di Stendhal e oggi ne rimangono solo alcuni resti.

Ma la presenza dei Borromeo era già ben segnata dalla enorme statua di 23 metri dedicata proprio a San Carlo. Disegnata dal Cerano, venne eseguita in rame e bronzo da Falcone e Zanelli su un alto blocco di granito, e ultimata nel 1698

Nella pancia del santo

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La statua di San Carlo Borromeo ad Arona ©Shutterstock

La statua è visitabile all’interno: dopo una salita faticosa si giunge nella testa del santo, da cui si può apprezzare una vista che spazia su tutto il lago. Di notevole interesse anche la collegiata in stile gotico lombardo della Vergine Maria.

Qui si trovano la delicata Adorazione del Bambino di Gaudenzio Ferrari e le Sei storie della Vergine del Morazzone.

Nella chiesa dei Santissimi Martiri si trova un capolavoro quattrocentesco di scuola leonardesca: la pala raffigurante la Madonna in trono fra angeli e santi, opera di Ambrogio da Fossano.

Molto piacevole la passeggiata sul lungolago e sempre affollato il budello di via Cavour con negozi griffati, pasticcerie e bar, che sfocia nella Piazza del Popolo, con l’antico Palazzo di Giustizia, dalle inconfondibili arcate, edificato dai Visconti tra il XIV e XV secolo.

Affacciata alla piazza sorge la chiesa di Santa Maria di Loreto o Santa Marta eretta nel 1592 per volere di Federico Borromeo. “Che cosa dire del lago Maggiore se non compiangere coloro che non ci sono stati?” scriveva proprio Stendhal.

Ville sontuose, hotel storici, superbi giardini

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La chiesa di Santa Margherita a Meina ©Shutterstock

Dopo Arona attraversiamo i paesi rivieraschi. Ecco Meina, con una sfilata di incantevoli ville ottocentesche tra cui l’imponente Villa Faraggiana, e poi Lesa, che vide il Manzoni ospite assiduo nel prestigioso Palazzo Stampa.

A Belgirate la densità di ville e dimore dai superbi giardini è quanto mai elevata e altisonanti i nomi di aristocratici, ministri, capitani d’industria che le edificarono.

Accompagnati da tanta magnificenza si giunge a Stresa, la più nota e quasi mitica località del Lago Maggiore. Prima però, nella bella stagione è consigliabile una sosta a Villa Pallavicini, un’area di 20 ettari ripartita tra viali fioriti, alberi secolari e un meraviglioso giardino botanico.

Nel parco è possibile osservare più di 40 specie tra mammiferi e uccelli esotici (lama, canguri, zebre, fenicotteri), che vivono in ampi spazi naturali.

Le vacanze dei regnanti e il giovane Ernest

L’Hoel des Iles Borromees sulla sponda piemontese del Lago Maggiore ©Shutterstock

Stresa è il maggior centro turistico del Verbano, il più rinomato per lo scenario panoramico e per le strutture alberghiere di alto livello altrettanto mitiche, che hanno ospitato negli anni aristocratici, politici, attori, scrittori, poeti, personaggi di assoluta levatura intellettuale.

Uno per tutti il grande Ernest Hemingway, che al Des Iles Borromees era di casa e vi ambientò il capitolo del breve soggiorno felice di Frederick e Catherine prima del tragico epilogo in Addio alle armi.

La rinomanza della località lacustre iniziò a diffondersi nel mondo con i soggiorni della regina Vittoria d’Inghilterra, la zarina Alessandra, Elisabetta di Sassonia, dopo che la nobiltà e l’alta borghesia piemontese e lombarda avevano valorizzato l’ambiente climatico naturale con giardini e ville disegnate da famosi architetti, a cui seguirono la costruzione di lussuosi alberghi capaci di accogliere l’élite europea.

La grande musica fiorisce qui

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Veduta di Baveno, località prediletta dai regnanti d’Europa ©Shutterstock

Prima delle restrizioni dovute alla pandemia, Stresa è sempre stata un notevole punto d’incontro per convegni, vertici di governo, meeting di golf, manifestazioni d’arte. Famosissime le settimane musicali classica e jazz. Sul lungolago, ville, fondazioni e hotel sono circondati da lussureggianti giardini.

Punto di arrivo e partenza per la visita alle isole e alle interessanti e pittoresche località circostanti, possiede un imbarcadero con una nutrita flotta di battelli di linea e imbarcazioni private.

Baveno era la località prediletta dai regnanti d’Europa e da musicisti come Wagner e Giordano, che qui compose la Fedora. Ancora ville padronali, parchi e giardini. Originale nelle linee architettoniche è Villa Branca, edificio in stile gotico inglese affacciato al lungolago, realizzato dall’eccentrico Sir Henfrey intorno al 1870.

Nel centro del paese si trova la chiesa dei SS. Gervaso e Protaso che contiene opere di Camillo Procaccini, Isidoro Bianchi, Defendente Ferrari, e l’adiacente Battistero, del XII secolo.

Un capoluogo con tre anime

Veduta di Pallanza, oggi rinomato centro turistico ricco di alberghi ©Shutterstock

La strada costiera, superato l’estuario del Toce contornato da fitti canneti, conduce a Pallanza e Intra, che con Suna e altre piccole frazioni costituisce il Comune di Verbania, capoluogo della Provincia Verbano-Cusio-Ossola, e chiusura a settentrionale del meraviglioso Golfo Borromeo.

Le tre cittadine son ormai di fatto un unicum urbanistico. Per prima s’incontra Suna, da cui ha inizio il lungolago condiviso con Pallanza, una litoranea privilegiata dall’impagabile vista sulle isole.

Pallanza è oggi un rinomato centro turistico ricco di alberghi, ville e parchi. Il centro storico è percorso da antiche contrade e piazze fiancheggiate da signorili palazzi d’epoca decorati da portali, portici, capitelli e archivolti.

La Chiesa di Madonna di Campagna, graziosa basilica romanica decorata da elementi cinquecenteschi, si trova nella parte interna dell’abitato.

Splendida per integrità e collocazione la Chiesa di San Remigio, nei giardini dell’omonima Villa, è un oratorio romanico del XI-XII secolo situato in cima al promontorio della Castagnola.

Il sogno romantico dedicato a Sofia

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Villa Taranto a Pallanza ©Shutterstock

La Villa, oggi sede della Provincia, venne invece costruita nei primi del ‘900 e rappresenta l’incarnazione del sogno romantico, il paradiso in terra, del marchese Valle di Casanova, poeta e musicista napoletano, e della moglie Sofia Browne, pittrice irlandese. Una serie di giardini dedicati a momenti e stati d’animo della vita si susseguono fino a raggiungere l’oratorio.

Tornati a ridosso del lago non mancheremo di visitare la Chiesa di San Leonardo e il Palazzo di Città, caratterizzato da colonne in granito rosa di Baveno.

Mostre, esposizioni e iniziative culturali trovano inimitabile residenza nella Villa Giulia, fatta edificare nel 1847 dal padre dell’amaro Fernet, Bernardino Branca.

Un imbarcadero d’artista e il castello distrutto

Uno scorcio di un molo di Intra al tramonto ©Shutterstock

Basta superare il torrente San Bernardino per accedere a Intra, storicamente dedita all’industria ma gratificata da un pregevole centro storico in cui dominano barocco e neoclassico. Ne rappresenta un bell’esempio il fastoso Palazzo Peretti, mentre in Piazza Ranzoni, cuore pulsante della cittadina, risalta il Palazzo delle Beccherie.

Il lago ci calamita al vecchio porto con l’imbarcadero dell’Ottocento, evocando un passato turbolento di traffici, contrabbando e fughe rocambolesche verso le acque svizzere. E anche il nostro viaggio ci spinge a nord, fortunatamente con più pacate motivazioni. La sfilata di ville e giardini della costa lascia il passo ad una natura sempre più dominata da scorci rurali nell’entroterra.

A Ghiffa non potrà sfuggire il complesso barocco del Sacro Monte della SS. Trinità, ispirato ai modelli architettonici dei Sacri Monti di Orta e di Varese. Ancora pochi chilometri e sul profilo appena increspato del lago appaiono le sagome inquietanti di antiche rovine.

Sono i Castelli di Cannero, ruderi della Rocca Vitaliana, costruita per mano di Ludovico Borromeo tra il 1519 e il 1521 dopo aver espugnato e distrutto il Castello della Malpaga, rifugio della famiglia Mazzarditi, responsabile di violenze e scorrerie su tutta la riviera. Possiamo biasimare i Mazzarditi per la loro crudeltà, ma non certo per la scelta del luogo.

Borghi poetici nel Mediterraneo del nord

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Il porticciolo di Cannobio ©Shutterstock

L’insenatura di Cannero è quanto di più simile ad una baia del Mediterraneo, con una vegetazione che va dai cedri alle palme, dagli olivi ai limoni. Benedetta dal clima, possiede una rete di sentieri che raggiungono piccoli villaggi rurali, come Oggiogno, Piancassone, Cheggio, tra boschi di castagni e vigneti, sempre con il blu del lago sullo sfondo.

Degna di una località marina è anche la spiaggia di Cannero, con quella di Cannobio detentrice della Bandiera Blu assegnata dalla Foundation for Environmental Education ai comuni che si distinguono per qualità dell’acqua e per gli interventi di qualificazione ambientale.

Ed è proprio Cannobio a regalarci un’ultima piacevolissima immagine del Lago Maggiore in territorio italiano. Si tratta di uno di centri turistici più rinomati della riviera, collegato alle valli ossolane tramite l’impervia e fascinosa Val Cannobina, dotato di un borgo storico ricco di testimonianze dell’epoca in cui rappresentava una località strategica per il commercio.

Strette viuzze acciottolate, con gradinate e passaggi, si snodano lungo l’asse del Borgo per poi degradare al lago. È un’atmosfera antica, creata dalle suggestioni di dimore cinquecentesche, come Palazzo Omacini e Palazzo Pironi.

Sempre nel centro, risalendo da Piazza Vittorio Emanuele III, si trova il Palazzo della Ragione, della fine del ‘200 e la bella chiesa di S.Vittore, con il campanile d’architettura originale romanica.

L’incanto del Borgo di Cannobio si propaga sul lungolago, fra i bassi portici delle vecchie case dei pescatori color pastello e la passeggiata che, specie al tramonto, par concepita apposta per accendere cuori o suscitare struggimenti. Per questo, avendola pecorsa, son pochi a domandarsi come mai il primo tratto si chiami “amore”.

Sponda lombarda

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Una veduta della sponda lombarda del Lago Maggiore nei pressi di Angera ©Lucio Rossi

La sponda lombarda del Lago Maggiore è un poco meno conosciuta di quella piemontese, perché non possiede località turistiche frequentate storicamente da un folto pubblico internazionale come la dirimpettaia. Anche morfologicamente è meno favorita. In compenso possiede alcuni gioielli di rara bellezza, e angoli appartati in cui si respira l’aria antica e “selvatica” del Verbano.

Dunque occorre disporsi a un viaggio itinerante tra costiera e primo entroterra, sicuri di ottenere in cambio bellissime esperienze per la gioia dei sensi. Da sud a nord, ecco la nostra rotta, riflessi nel blu.

Un presidio per potenti casati

Angera era un presidio importante da cui si controllava buona parte del Lago Maggiore meridionale ©Shutterstock

Specularmente alla sponda piemontese anche qui si inizia dalla lettera “a”. Quando si parla di Angera a molti subito sovviene l’imponente Rocca Borromea perfettamente visibile da ogni angolo meridionale del lago.

Ma limitare la visita alla sola rocca, per quanto bella e interessante, sarebbe davvero un peccato. Già arrivando nei pressi della cittadina ecco l’oasi della Bruschera. Si tratta di una zona umida che rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta allagata della Lombardia.

Riconosciuta sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale, si può percorrere a piedi o in bicicletta fra boschi, prati, stagni e canneti da cui si aprono incantevoli scorci. Ospita svariate specie di piante e costituisce un rifugio per diverse specie di anfibi, rettili, piccoli mammiferi e uccelli.

Una facile escursione lungo il Sentiero delle Erbe conduce invece alla panoramica collina di San Quirico con l’antica suggestiva chiesetta dedicata al Santo Martire. Nel centro cittadino, tra botteghe tradizionali, spiccano il Museo Diffuso, il Civico Museo Archeologico e la cosiddetta Pinacoteca a Cielo Aperto.

Una rocca grandiosa

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La Rocca di Angera al crepuscolo, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ©Shutterstock

C’è il sigillo di importanti casati lombardi sulle mura della Rocca di Angera, posta in posizione strategica per il controllo dei traffici delle contrade circostanti. Il lungo lavoro di potenziamento dell’edificio si deve ai Visconti a partire dalla fine del 1200, mentre nel 1449 passò ai Borromeo, che ne sono ancora oggi i proprietari. Questi apportarono modifiche e abbellimenti conferendole l’attuale aspetto.

L’edificio è composto da cinque diversi corpi di fabbrica, eretti a partire dal secolo successivo al Mille fino al Seicento: la Torre Castellana, l’Ala Scaligera, l’Ala Viscontea, la Torre di Giovanni Visconti, l’Ala dei Borromeo.

Le sale hanno nomi altisonanti, del tutto congrui alla magnificenza dei locali. A cominciare dalla Sala delle cerimonie dove è possibile ammirare una serie di strappi di affresco della prima metà del XV secolo provenienti dal Palazzo Borromeo di Milano.

Il museo per tornare bambini e le fornaci del lago

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Il porticciolo di Ranco ©Lucio Rossi

E poi la splendida Sala della Giustizia, interamente affrescata poco dopo la battaglia di Desio del 1277, quella del Buon Romano, della Mitologia, di San Carlo, dei Fasti Borromeo.

Meta costante di visite è il Museo della Bambola e del Giocattolo, il più grande d’Europa, che racconta la storia della bambola e del gioco attraverso l’evoluzione dei materiali e della società, fondato nel 1988 dalla principessa Bona Borromeo Arese.

Nell’Ala Scaligera si tengono oggi esposizioni di arte contemporanea. Il quadro della rocca si completa degnamente con il giardino medievale. Organizzato in diverse zone, è stato realizzato nel 2008 dopo un accurato studio basato su codici miniati e documenti d’epoca.

Risalendo, ecco Ranco, gradevole paesino e poi Ispra. Nota per l’importante istituto Centro Comune di Ricerca (CCR) – Joint Research Center (JRC), un tempo era soprattutto un sito per la produzione della calce. Ancora oggi sono visibili alcune fornaci lungo le quali è stato realizzato un sentiero.

Un bell’esempio di archeologia industriale in armonia con il panorama lacustre. Il borgo centrale di Ispra si sviluppa in posizione sopraelevata e possiede alcune ville storiche circondate da grandi parchi.

Tra le altre, Villa Castelli (XIX sec.- oggi sede del Municipio con un bel giardino romantico), Villa Ranci Ortigosa e Villa Brivio Sagramoso appartenuta a Antonietta Litta Arese moglie del Conte Castelbarco.

Nell’eremo che sfida l’acqua e la logica

L’eremo di Santa Caterina del Sasso, sponda lombarda ©Shutterstock

Ci avviciniamo a uno dei luoghi cult del Lago Maggiore. Situato in comune di Leggiuno, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso appare come una sfida se non alle leggi di gravità, almeno al buon senso. Eppure c’è, è reale, ed esiste da svariati secoli. Una sorta di miracolo.  Se ne sta addossato alla parete a picco sul lago.

Per avere la migliore visione del complesso conviene arrivarci in barca. Da terra bisogna scendere una ripida scalinata o utilizzare un ascensore scavato nella roccia. 

Pare che il primo nucleo sia stato edificato nel XII secolo dal mercante Alberto Besozzi di Arolo che, scampato a un naufragio, fece costruire una chiesetta dedicata a Santa Caterina d’Alessandria. Nei secoli successivi il complesso venne ampliato dai monaci che via via vi si insediarono. 

Si possono visitare il convento meridionale, il conventino (con un impressionante affresco secentesco ispirato alla Danza Macabra), e la chiesa. Numerosi cicli pittorici dentro e fuori le mura della chiesa coprono un periodo che va dal XIV al XIX secolo. Spettacolare non è un aggettivo esagerato.

La ceramica mirabile

Veduta di Laveno Mombello, anche famosissima per le ceramiche e porcellane ©Shutterstock

Adagiata fra monti e lago Laveno Mombello è considerata la capitale turistica della sponda orientale del Lago Maggiore. È anche uno dei principali porti per la navigazione lacustre. Da qui si raggiunge, a piedi o in cabinovia, il Monte Sasso del Ferro per cogliere un panorama grandioso. La cittadina è pure un importante centro di produzione di ceramiche e porcellane, tra i maggiori in Italia e in Europa.

In proposito merita una visita il Museo Internazionale del Design Ceramico (MIDeC), ospitato all’interno del cinquecentesco Palazzo Guilizzoni (oggi Perabò) a Cerro, qualche chilometro a sud di Laveno. Sempre nei dintorni, a Casalzuigno, si trova Villa Della Porta Bozzolo, dimora di campagna nel Cinquecento, proprietà del Fai.

Ha subito molteplici interventi nei secoli. Ma risultano particolarmente interessanti gli ambienti affrescati con motivi floreali, che si ritrovano su porte, finestre e mobili.

L’umanità e le strade nei racconti di Piero Chiara

Nelle viuzze di Luino ancora riecheggiano i racconti di Piero Chiara, grande narratore di queste terre ©Shutterstock

Luino è il centro principale del lato lombardo. L’aria di lago, i monti austeri alle spalle, la vicinanza con la Svizzera costituiscono un mix particolare, terreno fertile per spiriti creativi ed estrosi. Qui sono nati scrittori come Piero Chiara e Vittorio Sereni, traendo nelle proprie opere ispirazione da gente e luoghi, e pure alcuni comici come massimo Boldi e Francesco Salvi. A Piero Chiara è addirittura intitolata una targa all’esterno dello storico Caffè Clerici, dove scrisse diversi romanzi.

E sembra ancora di percepirne l’arguzia, l’ironia, lo sguardo acuto sul mondo apparentemente marginale ma invece ricco di personaggi da commedia così vivo nei suoi racconti, girovagando fra il lungolago e le viuzze centrali. O destreggiandosi fra le trecento bancarelle dell’enorme mercato all’aperto del mercoledì, uno dei più noti della regione.

O infine, visitando Palazzo Verbania, simbolo del Liberty, un tempo vero cuore della città lacustre che oggi conserva gli archivi storici dei due maggiori scrittori luinesi.

Le fortificazioni dimenticate, verso il confine

Ormai quasi al confine svizzero le vestigia della Linea Cadorna riportano all’epoca della Grande Guerra. Da qui si abbraccia un panorama grandioso sul lago ©Shutterstock

Una piacevole passeggiata lungo il lago conduce al Santuario della Madonna del Carmine, in posizione suggestiva. Occorre qualche chilometro in più, lasciata Luino in direzione Montegrino, per raggiungere con una bella camminata nel verde della Valtravaglia le fortificazioni militari della Linea Cadorna, risalenti alla Grande Guerra.

Fortunatamente mai utilizzate, rimangono un’impressionante testimonianza di un tragico periodo della nostra storia. Sollevandosi l’animo (e il corpo) con qualcosa di più frivolo, in tutta la zona si può trovare la Formaggella del Luinese DOP. A pasta molle, grassa, di breve stagionatura, viene prodotta negli alpeggi esclusivamente con latte di capra.

Il profumo di fieno e di erbe aromatiche ci attira fino nei pressi del confine elvetico. L’ultimo comune italiano è luogo di panorami privilegiati sul Lago Maggiore. Da Maccagno la vista si spinge fino alla sponda svizzera da un lato e a Stresa dall’altro. È uno dei primi insediamenti del Verbano con una storia che risale secondo la leggenda all’ospitalità accordata nel 962 a Ottone I.

In cambio, l’imperatore del Sacro Romano Impero concesse l’indipendenza al feudo, persa solo nel 1800 per volere di Napoleone. il Santuario della Madonnina della Punta a Maccagno Inferiore si sporge sul lago, mentre nella parte alta il Palazzo Mandelli conserva le torri originarie e tracce delle mura.

Qualcosa di nostalgico e suadente ci arriva da questa ultima tappa in terra lombarda: è forse l’eco di storie romantiche che certamente si sono vissute davanti a tanta meraviglia.

Sponda svizzera

Ascona è una delle località più famose del Lago Maggiore svizzero, inserita nel Grand Tour elvetico © Courtesy Svizzera Turismo

La bandiera rossocrociata sventola su questa estrema parte settentrionale del Lago Maggiore. La sponda svizzera ha molto da offrire, con località vivaci, centri di cultura, arte, eventi di richiamo internazionale.

Siamo nel Canton Ticino, che porta il nome del fiume principale immissario del Lago Maggiore. Qui la storia, la cultura, la lingua e i dialetti s’intrecciano con quelli delle vicine regioni italiane di confine. E anche in territorio svizzero il clima lacustre è particolarmente dolce e il paesaggio ameno.

Non a caso le colline che incorniciano il lago, le borgate che vi si affacciano sono caratterizzate da numerose residenze signorili barocche e neoclassiche e da nuclei primitivi tipicamente lombardi.

Due fiumi e un lago per un’oasi naturalistica

Allo sbocco dei fiumi Ticino e Verzasca nel lago si rova un’area naturalistica di grande pregio: le Bolle di Magadino ©Shutterstock

Nel lato svizzero la sponda sinistra è punteggiata da una serie di piccole località, spiaggette, strutture turistiche particolarmente frequentate d’estate. Da visitare il bel giardino botanico del Gamberogno, con diverse specie botaniche rare e una smisurata sequoia gigante.

E poco oltre, alla confluenza dei fiumi Ticino e Verzasca nel lago, la riserva naturale delle Bolle di Magadino rappresenta l’unica foce di fiume in un lago rimasta allo stato naturale al sud delle Alpi (e una delle poche in Europa).

Non è molto estesa, ma ospita numerose specie animali e vegetali tipiche di questi ambienti di transizione, palustre e golenale. Solo per quanto riguarda gli uccelli si contano 250 specie. L’area è facilmente accessibile con una serie di sentieri ben segnati.  

Il festival del Pardo nella bellissima piazza

La Piazza Grande, cuore di Locarno, durante il Film Festival si trasforma in suggestiva sala cinematografica all’aperto © Courtesy Svizzera Turismo

Proseguendo si arriva ai principali centri del Lago Maggiore elvetico, molto apprezzati per l’offerta culturale e la piacevolezza del tessuto urbano, accogliente e rilassante. A cominciare da Locarno, famosa in particolare per il Film Festival, una delle manifestazioni cinematografiche più importanti d’Europa.

Si tiene ogni anno in agosto e ospita produttori, registi e attori di caratura internazionale. Davvero suggestiva la sede delle proiezioni serali: Piazza Grande, che per l’occasione si trasforma nella “più bella sala cinematografica a cielo aperto”.

Piazza Grande è anche il cuore pulsante della città, con i suoi portici, la sua tipica pavimentazione in ciottoli e diversi palazzi storici, come la vecchia sede del governo cantonale.

Il segno dei Visconti

Il medievale castello visconteo a Locarno ©Shutterstock

La parte più antica di Locarno si può visitare con una breve camminata, passando ad esempio per la Piazzetta delle Corporazioni nelle vie Cittadella e S. Antonio. Sempre in zona si trova la Pinacoteca casa Rusca, ubicata in un ex casa patriziale settecentesca.

Poi la Piazza e chiesa S. Antonio costruita attorno all’anno 1664, arrivando alla Casa del Negromante una tipica costruzione signorile locarnese. Più oltre troviamo Palazzo Morettini, già convento di clausura ora sede della Biblioteca Cantonale. Non può sfuggire all’attenzione il Castello Visconteo. I primi cenni storici risalgono all’anno 998.

L’edificio attuale è del 1342, quando fu conquistato ed ampliato dal signore di Milano Luchino Visconti. Delle cinque torri originarie ne rimane soltanto una, ma il castello conserva il fascino di testimonianza storica per un territorio molto ambito in passato.

L’arte al cubo

La Funicolare di Locarno sale al santuario della Madonna del Sasso fra i palmeti! © Courtesy Svizzera Turismo

Dal borgo vecchio, a piedi o con una comoda funicolare, si sale al santuario della Madonna del Sasso. Fondato alla fine del XIV secolo, rientra tra i monumenti religiosi più importanti del Ticino, e domina Locarno su uno sperone di roccia da cui è possibile godere di una fantastica vista sul Lago Maggiore e sulle montagne circostanti.

Locarno è anche luogo d’arte moderna e contemporanea, dove trovare opere di celebri autori. Gli appassionati vengono spesso al Cubo Rosso, un edificio assolutamente originale. Si tratta di un monolite ricoperto da una sorta di maglia di ferro, in lamiera rossa traforata, senza finestre né porte.

Progettato dall’architetto ticinese Franco Moro, ospita la Ghisla Art Collection. Pescando dalla propria collezione privata dal 2014 Martine e Pierino Ghisla espongono al pubblico opere di maestri come Appel, Botero, Miró, Picasso, Tapies, Basquiat, Twombly, Haring, Indiana e molti altri.

Svizzera o New Orleans?

Star internazionali calcano il prestigioso festival JazzAscona, un evento estivo di grande richiamo © Courtesy Svizzera Turismo

Per trovare Ascona non c’è molto da faticare, perché è praticamente saldata a Locarno. Possiede un gradevole centro storico, e un lungolago dal sapore mediterraneo, con molti caffè all’aperto gremiti quasi tutto l’anno grazie al clima mite. Il borgo, quartiere antico, ruota attorno alla notevole Chiesa di San Pietro e Paolo, una basilica con colonnato del XVI secolo, il cui alto campanile rappresenta il simbolo della località.

Le ramificate stradine del centro storico, ricche di negozi e boutique, convergono sul lungolago, isola pedonale, caratterizzato da vecchie case dei pescatori oggi recuperate e dipinte con colori pastello. Piazza G. Motta è il fulcro di questo tratto, ben conosciuta dai musicofili perché qui si tengono gran parte dei concerti di JazzAscona.

E’ uno dei più importanti festival di musica jazz in Svizzera, e l’unico al di fuori degli Stati Uniti patrocinato ufficialmente dalla città di New Orleans che attira ogni anno un folto pubblico riempiendo Ascona di ritmi caldi appena temperati dalle brezze del lago. La prossima edizione si terrà tra fine giugno e inizio luglio; in programma oltre 300 concerti e jam session.

Cercando i nonni degli hippies insieme a Hesse e Remarque

Il Monte Verità oggi è sede di incontri, convegni, iniziative culturali, ma è ancora in qualche modo permeato dello spirito prionieristico dell’originale comunità che lo abitò nei primi Novecento © Courtesy Svizzera Turismo

Alle spalle della città si staglia un’alta collina dal nome particolarmente emblematico: Monte Verità. All’inizio del XX secolo alcuni originali pensatori lo scelsero e vi si stabilirono fondando una colonia basata su una nuova filosofia di vita.

Si propugnavano il ritorno alla natura, la libertà da ogni legame, un’alimentazione vegetariana, l’esercizio fisico all’aria aperta, i bagni di sole, il nudismo (da qui l’ironico appellativo balabiott affibiato loro dagli asconesi) e la teosofia. Ben presto divenne un polo per chiunque fosse alla ricerca di una vita alternativa.

I valori e le ideologie su cui si fondava attirarono molte personalità artistiche, come il pittore Filippo Franzoni e gli scrittori Herman Hesse e Erich Maria Remarque. Attualmente il monte ospita il centro seminariale delle università di Lucerna e Zurigo e un museo che illustra la storia dell’alternativa colonia e dei suoi fondatori.

Il Monte Verità gode di un microclima particolare, per cui è addirittura possibile coltivare il tè © Courtesy Svizzera Turismo

Con alcune delle case in cui si svolgeva la vita comunitaria. Molti sostengono che il magnetismo ispiratore degli eccentrici coloni tuttora si percepisca in questo luogo apparentemente così quieto.

Il sigaro Virginia è nato qui

Le isolette di Brissago, poco prima del confine con l’Italia ospitano bei giardini e rarissime specie botaniche provenienti a tutti i continenti © Courtesy Svizzera Turismo

Di certo bastano pochi chilometri per percepire aria di casa. Il confine è a un tiro di schioppo ma prima c’è una tappa finale da toccare. Brissago è l’ultimo comune svizzero sul Lago Maggiore prima del Piemonte. L’imponente Monte Ghiridone la sovrasta. Grazie al clima particolarmente mite, qui si sviluppano giardini subtropicali con limoni, aranci e azalee, magnolie, camelie e palme.

Ci sono alcuni bei palazzi del XVIII secolo con architetture influenzate dal sud, come il Palazzo Branca-Baccalà. In onore del compositore Ruggero Leoncavallo che trascorse dieci anni nel borgo lacustre, oggi nel Palazzo trova spazio un piccolo museo.

Brissago è nota anche per la Fabbrica Tabacchi Brissago fondata nel 1847. Si tratta della manifattura più vecchio in Ticino, dove è nato il famoso sigaro Virginia dalla forma irregolare. Accanto alla fabbrica e direttamente sulla riva del lago si trova uno degli esempi più belli di architettura lombarda in Svizzera: la chiesa rinascimentale Madonna di Ponte. Il territorio comunale si estende ampiamente verso le cosiddette tre Coste della montagna.

Un passeggiato porta sul Sacro Monte di Brissago attraverso la via Crucis fino al santuario barocco di Santa Maria Addolorata che si trova su una roccia sporgente sulla valle. Ulteriore appendice sono le isolette raggiungibili con una breve navigazione. Sant’Apollinare, la minore, è interdetta alle visite, mentre a San Pancrazio è ubicato il Giardino Botanico del Cantone Ticino. Su una superficie di 2,5 ettari, ospita preziose collezioni botaniche con duemila specie provenienti da tutti i continenti. Uno scenario spettacolare per salutare la Svizzera e il Lago Maggiore.

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Testo di Gianfranco Podestà |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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