Fiume Nera: un tuffo (proibito) nel blù

Il corso del fiume attraversa tutta l’Umbria. Impetuoso, con grande portata. Il fiume Nera è potente, secondo in Italia per costanza di portata, tanto da alimentare almeno sei centrali idroelettriche. Esce da un laghetto, entra in un altro per tutto il suo corso, come un impiegato modello: produce corrente, tanta.

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Il villaggio di Stifone sul fiume Nera in Umbria (Ph.Shutterstock)

Poi, arriva, sotto Narni, a Stifone. E lì cambia atteggiamento, abito. A causa di microalghe (ma sarà vero? nessuno ne è stato mai sicuro), diventa blu cobalto, di una tonalità mai vista, affascinante. Si alza di livello, c’è una diga davanti, la sua acqua diventa calma, ancor più trasparente: niente pesci, il fiume lì non li permette, solo uno specchio d’acqua da guardare ammirati, come si guarda uno smeraldo uscito dallo scrigno.

A fare corolla una sede di vecchia ferrovia, che è diventata stracult con migliaia di visite di runner e ciclisti. Alla fine del percorso la prima tappa, alle Mole. Lì il Comune vi ha realizzato un bel solarium in legno, adoperando finanziamenti europei.

E dal solarium è un attimo scendere in una grandissima “pozza” d’acqua creata dai “fuori servizio” di una centrale che alimenta la Toscana. L’esplosione di pubblico in solo cinque anni è straordinaria: c’è gente che si porta la tavola da surf, altri, dei battellini dove prendere il sole.

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L’azzurro profondo del fiume nera nella zona di Stifone (Ph.Shutterstock)

C’è chi si tuffa, chi nuota tranquillamente. Fuori chioschi, servizi igienici, parcheggi ben messi. Le centinaia di bagnanti incuranti saltavano, sino a luglio scorso, il cartello che spiega come lì il bagno non si può proprio fare, che un “fuori servizio” improvviso della centrale potrebbe portare verso Roma, letteralmente, qualche sprovveduto.

Tutti si passano nei telefonini i clip degli effetti dell’onda anomala, ma tutti pensano di poterla dominare anzi l’aspettano con aria di sfida. Il Comune s’è stufato ed insieme all’Enel hanno impedito per adesso l’accesso ma hanno dato però via ai lavori per eliminare qualsiasi pericolosità: se ne riparlerà tra due anni.

Ed adesso? in attesa della conclusione dei cantieri i bagnanti si sono spostati a “Maiemi”, sì proprio così. L’acqua è gelida, alimentata da una fonte che scenda dalla montagna e che “produce” un milione di litri d’acqua ogni minuto. E ci si bagna in una sorta di vasconi che servivano per alimentare un’altra centralina, la seconda d’Italia, quella che portava la luce a Narni, seconda, s’è detto, solo a Milano.

L’acqua di “Maiemi” è preda facile di giovani e giovanissimi, di coloro che non si mettono paura della temperatura. Il Comune è stato preso alla sprovvista e non ha ancora ben organizzato, al di là di qualche piccola infrastruttura, ma sta correndo ai ripari. Insomma nella sua parte terminale del corso fa vedere cose bellissime in onore al vero “asse” della Regione dell’Umbria, che ha dato vita alla sua civiltà industriale. Ed anche a posti per vacanze davvero insolite.

 Testo di Marcello Guerrieri|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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