Il ricetto di Candelo

A metà strada tra Cossato e Biella c’è il borgo di Candelo che ospita il famoso Ricetto, parola figlia del receptum latino ad indicare un ricovero, un rifugio.

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Il Ricetto di Candelo dall’alto

Piccola enclave murata visitata molte volte e ad ogni visita, percorrendo le stradine interne, il sogno ricorrente di un ritorno al medioevo, ai territori feudali, alle signorie che si succedevamo combattendo e spadroneggiando.

Se il Ricetto si è conservato nel tempo è per aver mantenuto l’originale matrice rurale, sicura e insostituibile custode della Comunità contadina.

Due millenni di presenza sul territorio

Un documento ufficiale dell’anno 988 certifica per la prima volta l’esistenza del borgo Canderium (Candelo) quale possesso feudale di Manfredo da Ottone III; l’anno dopo, lo stesso Ottone infeuda Candelo alla Chiesa vercellese.

Nel periodo fra il XIII e l’inizio del XIV secolo gli abitanti del piccolo borgo, pagando un censo annuo ai proprietari di alcuni terreni del luogo, censo che verrà alla fine riscattato, costruiscono il Ricetto; nell’anno 1360 si contano ben 157 casupole, un numero considerevole che crescerà di poco negli anni a venire; oggi le case del Ricetto sono circa 200.

La vicenda storica del luogo procede: tra gli anni 1374 e 1517 il paese passa sotto il controllo di diverse famiglie, tra le quali i Savoia, i Fontana e da ultimo i Ferrero-Fieschi, conti di Masserano.

Ed è proprio Sebastiano Ferrero – consigliere e tesoriere delle finanze prima per il Ducato di Savoia e poi per quello di Milano – a caratterizzare questo periodo; nell’anno 1489 gran parte di Candelo è in suo possesso, ma il rapporto con i suoi amministrati non è dei migliori per via delle eccessive pretese che accampa, tra le quali: i diritti sul Ricetto e la chiave per aprirlo e chiuderlo a suo piacimento; un censo annuale di 21 ducati e la riscossione delle multe e dei bandi campestri; la proprietà del mulino del paese e infine il versamento annuo (in perpetuo) di un ducato per famiglia, con l’obbligo per il Consiglio di riunirsi solo in sua presenza.

La popolazione non accettale richieste di Sebastiano e un arbitrato neutrale favorisce alla fine la Comunità di Candelo, tenuta a versare solo 100 ducati d’oro all’anno al Ferrero che, forse per consolarsi,  edifica una casa all’interno del Ricetto, da allora chiamata Torre del Principe.

Più travagliati sono gli anni compresi tra il 1554 e il 1632; il Ricetto viene più volte danneggiato dagli scontri militari tra francesi e spagnoli e la popolazione locale viene decimata da ripetute epidemie di peste.

Unica nota politica positiva: il paese da feudo viene elevato al rango di contea;dopo altre incursioni e saccheggi spagnoli si arriva all’anno 1785 con l’occupazione napoleonica che modificherà la struttura politico-amministrativa del borgo.

Nell’anno 1819 viene costruito l’attuale Palazzo Comunale e viene realizzata piazza Castello. Poco prima del nuovo millennio vengono eseguiti interventi di restauro conservativo alle strutture abitative ed espositive del Ricetto.

Ricetto, unicum architettonico

Di norma il ricetto è una struttura fortificata protetta all’interno di un paese; nel ricetto si accumulano e conservano le derrate alimentari del signore del luogo; nel caso di Candelo, oltre ad assolvere questa funzione, offre riparo e difesa alla gente in caso di attacchi militari dall’esterno.

Candelo è senza dubbio uno degli esempi meglio conservati di questo tipo di struttura medievale che è presente anche in altre località piemontesi. Il manufatto architettonico di Candelo può essere definito un sistema integrato, costituito da più nodi, più sale e cellule, unite tra loro da percorsi connessi; il complesso è attraversato da strade, definite con evidente francesismo rue: si tratta in particolare di cinque rue in direzione est-ovest, intersecate da due ortogonali.

Va ancora ricordato che gli edifici non sono stati abitati in pianta stabile nel tempo, ma il loro impiego, come detto, è sempre stato duplice: deposito per i prodotti agricoli in tempo di pace e rifugio temporaneo per la popolazione in tempo di guerra o pericolo.Il ricetto è composto da circa duecento edifici denominati cellule che occupano un’area di circa 13.000 metri quadrati dalla forma pentagonale, dal perimetro complessivo di circa 470 metri.

Il piccolo “paese nel paese” di Candelo misura circa 110 metri di larghezza per 120 metri di lunghezza.La struttura è quasi interamente cinta da mura, con torri cilindriche agli angoli, a esclusione del lato meridionale, dove nel 1819 è stato costruito il palazzo comunale, in uno stile neoclassico decisamente stridente con tutta la parte più antica.

L’unica possibilità di accesso era data da una massiccia torre edificata in massi squadrati nella parte inferiore e in mattoni nella parte superiore, con due aperture verso l’esterno: una più grande per i carri e una più piccola per i pedoni, chiuse da altrettanti ponti levatoi.

Ricetto, Museo e luogo d’incontro

In Piemonte sono presenti tre tipologie costruttive di ricetti. Alla tipologia popolare, vale a dire costruiti ex novo dalla popolazione del luogo per scopi agricoli, vinificazione (data la zona) o per necessità di difesa, appartengono quelli di Candelo e di Magnano.

Il secondo tipo è quello dei ricetti costruiti a partire da nuclei abitati preesistenti, fortificati in seguito con fossati o cinte murarie; l’esempio è il ricetto di Ponderano. Il terzo tipo si riferisce a ricetti edificati a ridosso diun castello preesistente; un’appendice fortificata per dare protezione in caso di assedio, come nel caso dei ricetti di Valdengo e Verrone.

Oggi il Ricetto di Candelo, oltre che fungere da luogo di incontro e d’ospitalità per manifestazioni varie, è anche sede di apprezzate e visitate Cellule Eco Museali.

La cellula è la casa e l’anima del complesso; più cellule, in occasione di manifestazioni, vengono dedicate di volta in volta alla civiltà della vitivinicoltura:didattica e illustrazione della cultura del vino, antichi attrezzi e metodi di vinificazione, ricostruzione museale di una cantina al Ricetto, visite agli eco-vigneti del territorio comunale.

Altre cellule ospitano un vero e proprio museo della civiltà contadina della zona, con raccolta di numerosissimi attrezzi agricoli impiegati per il lavoro nei campi;in una delle cantine, è conservato un enorme torchio per la pigiatura delle uve.

Potrebbe infine concludere la visita al Ricetto di Candelo l’emozione di partecipare alla ricerca sul territorio delle tracce di una galleria sotterranea che, partendo dalla torre angolare di sud ovest, conduceva al non lontano fiume Cervo.

Trattandosi però di un’antica leggenda locale mai storicamente attestata, ci si potrà accontentare di una passeggiata tra le viuzze, spesso fiorite, del celebre Ricetto.

Libertas Dicendi n°376 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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