Andorra, valli in discesa

Ritorno nel Principato pirenaico di Andorra dopo molti anni e questa volta l’ingresso è dal confine meridionale di St. Julià, quello preferito dagli spagnoli che vengono a far rifornimento di cibi e bevande, qui più a buon mercato.

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La città di Andorra, adagiata tra i monti Pirenei @Shutterstock

La vocazione turistica e commerciale del piccolo paese non è cambiata rispetto al mio primo viaggio; allora avevo descritto la valle che scende dal Pas de la Casa (oltre 2700 metri) sino ai mille metri della capitale, come un lungo toboga di abitazioni munite di negozi e richiami commerciali.

Oggi, dico a Cate che mi accompagna, lo scopo è diverso. Scopriremo il paesaggio, le case e i trascorsi di Andorra, attraverso le parole e l’accompagnamento di chi vive qui.

Principato dalla storia antica…

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Andorra, Pont de Paris @Shutterstock

Incontro programmato da tempo quello con la dottoressa Lidia Armengol Mora, direttrice dell’Institut d’Estudis Andorrans della capitale, nella hall del Nou Hotel Andorra la Vella. Proprio dal nome dell’albergo, questa elegante e simpatica signora, prende spunto per parlare delle radici storiche del principato.

Come prima cosa il nome Andorra, che risulta attestato già nell’anno 839 e pare sia collegabile alle radici basche ama (dieci) e iturri (sorgenti) con chiaro riferimento ai dieci torrenti pirenaici che confluiscono nel fiume Valira.

Curioso anche, aggiunge Lidia, l’aggettivo vella (vecchia) che originariamente era con una sola “elle” (vela), parola catalana che significa “città”. Una colazione precede la visita all’istituto di studi andorrani che la signora dirige e le quattro chiacchiere – non esclusi suggerimenti utili per Cate in previsione dello shopping che faremo – tracciano una sintesi storica di questo piccolo paese, orgoglioso della propria autonomia.

La nascita, racconta Lidia, coincide con Carlo Magno che nell’ottavo secolo trasforma questo territorio in una Marca spagnola, di fronte alla Spagna araba di quel tempo. Nell’anno 1278 i co-principi del Regno di Francia e quello Episcopale spagnolo di La Seo de Urgell si mettono d’accordo per una sovranità congiunta.

Questo è il periodo di formazione del principato e molti edifici di Andorra sono coevi. Malgrado le mire espansionistiche di Francia e Spagna, il principato dura nel tempo e oggi è una consolidata democrazia parlamentare. Dopo la visita all’Institut, shopping e pranzo con Lidia Armengol: lumache marinate al vino bianco e cotte con salsicce, erbe aromatiche e cognac.

… e dalla curiosa storia recente

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Casa de la Vall, oggi sede del Parlamento Nazionale @Shutterstock

Poteva uno che lavorava “anche” per la radio, fare a meno di parlare con colleghi che fanno lo stesso lavoro? Ecco quindi l’incontro nella sede andorrana di Radio Valira con Jaume Ramisa, entusiasta direttore di un’emittente dalle molte lingue; quante, Jaume?

La catalana, quella principale, poi la spagnola e la francese, paesi confinanti e fratelli; infine qualche ora dedicata anche al portoghese, una comunità ben presente in Andorra. Tu volevi sapere della storia recente del principato, dopo quella, diciamo “seria”, che ti ha tracciato Lidia Armengol? È presto detto.

Nel 1806 quel furbacchione di Napoleone crea la Repubblica indipendente di Andorra, che dal 1812 al 1814 entra però a far parte del Primo Impero francese; per completare l’opera, Napoleone si impadronisce della Catalogna e la divide in quattro dipartimenti, comprendendovi Andorra. Qualcosa di buono si fa nel 1866 con la Nova Reforma, un processo di riforma istituzionale che ha consolidato l’unione politica del principato.

L’episodio divertente di Andorra avviene con la prima Guerra Mondiale; il minuscolo paese dichiara guerra all’Impero tedesco non prendendovi parte, naturalmente, perché le risorse sono pressoché inesistenti! Per assurdo, Andorra è rimasta in uno stato formale di belligeranza sino al 1939; nessuno l’ha in seguito invitata alla conferenza di pace di Parigi e il paese non ha firmato il trattato di Versailles!

Fra il 1933 e il 1934 altri due avvenimenti di una certa rilevanza: una breve occupazione del paese da parte della Francia (elezioni contrastate) e la “sparata” dell’avventuriero Boris Skossyreff che si proclama principe sovrano di Andorra col nome di Boris I; otto giorni dopo viene arrestato dagli spagnoli ed espulso dai due paesi iberici.

Dopo aver attutito i riflessi negativi della guerra civile spagnola (1936), grazie alla presenza dei francesi, tra il ‘42 e il ‘44 Andorra vede persino la presenza sul proprio territorio di un distaccamento della Wehrmacht tedesca. Nel 1993 infine, il varo della costituzione democratica della quale ti ha parlato Lidia Armengol. Con il caffè finale, prima del commiato, Jaume ci tiene a ricordare che oggi Andorra partecipa con pieno diritto alle Nazioni Unite e al Consiglio d’Europa.

Case storiche, chiese e natura. La ricchezza di Andorra

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Andorra, El Canillo rinomato centro per gli sport invernali @Shutterstock

Oltre alla signora Armengol, venendo nel principato sapevo che avrei incontrato l’Avvocato Antoni Morell i Mora, civilista, scrittore e riconosciuto custode delle preziosità storiche di Andorra. La prima visita d’obbligo, dice Antoni, è riservata alla Casa de la Vall, l’edificio che ogni andorrano ama senza riserve.

La casa è stata costruita verso la fine del Cinquecento come abitazione privata; solo dopo, per la posizione fisica che aveva e per essere stata per consuetudine il luogo di ritrovo dove venivano discussi i problemi del principato, la casa è stata convertita in sede del Parlamento Nazionale.

In questo edificio hanno sede sia il Tribunal de Corts che la Sala del Consell. Una curiosità della Casa de la Vall: c’è un piccolo armadio con sette serrature che contiene i più importanti documenti storici della nazione; per aprirlo occorrono – simultaneamente – le sette chiavi conservate dai Consiglieri delle parrocchie (territori comunali) che formano il principato; nella Casa ha anche sede la Biblioteca Nazionale di Andorra.

L’avvocato ci guida poi tra le vie del Barri Antic, percorso dalla Avinguda del Prìncep Benlloch che raggruppa i luoghi più interessanti della vita attiva de La Vella, come viene chiamata la capitale. Poco distante, vera e irresistibile attrazione per lo shopping, c’è la frequentatissima Plaça del Poble; d’obbligo una scorribanda tra negozi e attrattive varie.

Gli altri luoghi del paese sono parimenti interessanti; ad esempio la bellissima chiesa di Santa Coloma del XII secolo: una struttura pre-romanica nota soprattutto per il suo campanile e per la presenza, al suo interno, di un’icona lignea raffigurante la Madonna della Misericordia.

A Santa Coloma, sopra il fiume Valira, di notevole c’è anche il Ponte della Margineda, il più grande ponte medievale del principato, costruito tra il XIV ed il XV secolo; un documento del 1487 parla infatti di “un nuovo ponte”. A una quarantina di chilometri Da La Vella, ecco il Santuario di Nostra Signora di Meritxel, un luogo religioso di grande importanza per il principato, assicura Antoni Morell; è un edificio costruito in stile romanico nel XVII secolo, ricostruito negli anni Settanta del secolo scorso in seguito a un terribile incendio, dall’architetto Bofill; interessanti le opere artistiche contenute nel santuario e suggestiva la stanza a specchio che i visitatori prediligono.

Il perfetto ospite andorrano ci riserba altre due visite, lontane da Andorra; due case tipiche: il Palau de Gel e quello di Sant Serni a Canillo, località montana che d’inverno è rinomato centro per gli sport sulla neve, ma con la stagione calda (è il nostro caso) offre panorami e visioni di verde che sono un vero balsamo per lo spirito. Le deliziose giornate andorrane finiranno con piccole escursioni, cene conviviali, concerti e spettacoli del folclore locale. Oggi, sono ricordi piacevoli da rievocare quando il tempo è uggioso e freddo. 

Libertas Dicendi n°382 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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