Formentera, la Isla de Aral

Formentera, un’isola magica per chi sa riconoscere la Magia. Un reportage realizzato fuori stagione quando l’isola comincia a respirare attraverso i suoni e i colori della terra e delle rocce. E da cui è nato anche un libro che ne racconta la sua evoluzione fra storia e magia.

Testo e foto di Michele Dalla Palma

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Ogni volta che posso, prendo un aereo e rincorro i miei pensieri, che fuggono dalla quotidianità come cani randagi, in uno dei luoghi dove riesco a trovare, ancora, una potente, inarrestabile e irrinunciabile connessione con la forza primordiale della terra

L’ho trovata, quasi per caso ma molto più probabilmente seguendo un istintivo richiamo ancestrale, in una piccola isola del Mediterraneo Occidentale. Nell’arcipelago delle Pitiüses, approssimativamente aggiogato al più ampio complesso delle Baleari, Formentera è l’isola che mi ha rapito la fantasia.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Io, uomo di montagna, abituato alle grandi altezze e al clima ruvido dei colossi di ghiaccio e roccia dell’Himalaya, delle Ande, dell’Alaska, alle solitudini assolute dei grandi deserti, dal Sahara al Taklamakan, ritrovo me stesso in un’isola che non c’è. Perché la Formentera che ho imparato a conoscere e amare esiste, ma è invisibile alla moltitudine che la frequenta. Non c’è.

Non c’è per i vacanzieri estivi che la affollano e la soffocano con gli stereotipi della movida balneare. Non c’è per gli sguardi distratti di calciatori, veline, starlet e personaggi in cerca d’autore che la invadono e la assediano a caccia di incontri con nomi famosi che a volte appaiono nell’epicentro della Formentera jet set, il villaggio di Es Pujols. Dove si consumano i riti pagani del divertimento ad ogni costo e ad ogni prezzo.

L’isola che c’è ma è invisibile

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

L’isola che io conosco è invisibile alla folla del caos festaiolo, dei dj set fino alle luci dell’alba, delle passerelle dove sfilano corpi abbronzati e palestra. Ma c’è. È un luogo selvatico, ispido, appartato e sospettoso, che difficilmente si lascia avvicinare da estranei, se non li “riconosce” come suoi simili.

Non è facile, né semplice, entrare nel mondo della Magia. Bisogna innanzitutto riconoscerla, e poi blandirla fin quando, sicura che la saprai comprendere, si svela.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

È come attraversare una soglia spazio-temporale, trasparente ma inesorabile: da una parte il mondo degli uomini, coi loro feticci, le arroganze e le paranoie di una società ormai orfana di valori e sentimenti, focalizzata sul consumare ogni stimolo senza assaporarne l’aroma… dall’altra, l’immutabile e lento scorrere del tempo sulle pietre lavorate dal sale di infinite tempeste, sui fusti contorti dei ginepri che sfidano i venti marini strisciando nella sabbia delle dune costiere, nel silenzio di antiche case di contadini, le fincas, prive di inutili comodità metropolitane ma ricche di impagabili atmosfere, lontane dalla ressa chiassosa degli hotel alla moda, intrise dell’anima autentica dell’isola. Assediata dal progresso, Formentera si difende diventando invisibile. Ma c’è.

Per scoprirla, bisogna aspettare. Attendere che il caos della vacanza balneare dei mesi estivi sfumi nelle giornate autunnali. Quello è il momento per cercare il filo, sottile ma tenace, della Magia.

Dai fenici a Bob Dylan

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

I navigatori dell’Impero Romano l’avevano chiamata “Frumentaria” per i suoi campi di cereali, utili  per rifornire i naviganti; nel Medioevo l’hanno colonizzata gli arabi, battezzandola Koluyunka – che significa “luogo per pecore” – usandola saltuariamente come punto di sosta per le scorrerie sulle coste meridionali spagnole.

Solo dai primi del 1200, dopo la spedizione militare di Jaume I° da Barcellona, che liberò l’arcipelago delle Pitiüses (le attuali Ibiza e Formentera) dalla presenza islamica, qui si insediarono alcune famiglie di cristiani che vivevano di pesca, coltivavano cereali ed estraevano un’ottima qualità di sale da alcune piccole lagune salmastre che si trovano nella parte settentrionale, piatta e arida.

Dopo la conquista, a metà del 1300, dell’arcipelago delle Baleari da parte di Pietro IV d’Aragona, queste isole diventarono un importante punto di sosta sulla rotta che portava alle Colonne d’Ercole e al grande oceano, percorsa abitualmente da flotte catalane, genovesi, veneziane, turche, olandesi, portoghesi, inglesi.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Poi, anche qui, arrivò la peste, portata probabilmente dai pirati moreschi. Quella che era stata una piccola ma dinamica comunità di contadini e pescatori, Formentera, venne travolta da eventi catastrofici che segnarono gran parte delle coste occidentali del Mediterraneo.

La devastante epidemia annientò in pochissimo tempo tutta la popolazione residente, e per oltre due secoli l’isola rimase totalmente disabitata. Di “Frumentaria“, scelta già dai Romani come punto strategico nel settore ovest del Mare Nostrum, grazie alla presenza di importanti sorgenti d’acqua che favorivano la coltivazione dei cereali sulle terre scure di quel piccolo mondo, circondato da un mare ricco di risorse, si perse velocemente la memoria.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Solo saltuariamente, qualche nave corsara getterà l’ancora sulle sue coste, e solo dopo la seconda metà del 1600, pescatori dalla vicina Ibiza torneranno a frequentare l’isola in cerca di legname. Verso la fine del XVII secolo, questo territorio venne affidato all’ibizenco Marc Ferrer, e dai primi decenni del secolo successivo iniziò il ripopolamento che, lentamente, diede nuova vita all’isola. Nel frattempo, però, le sorgenti di acqua dolce che l’avevano resa ricca nei tempi passati si erano prosciugate, e Formentera visse una povera economia di sussistenza fin quando, nella seconda metà del 1900, arrivò il turismo che la trasformò in uno dei gioielli naturalistici più preziosi di tutto il Mediterraneo.

Il sogno della terra promessa

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Alla fine degli anni ‘60, in un momento in cui il mondo si trova in bilico tra passato e futuro, la Spagna è strangolata dall’oscurantismo franchista, impelagato nelle nebbie tenebrose di un dopoguerra caratterizzato dai rigurgiti totalitari dell’ultima dittatura europea.

Ma la repressione di Franco pare essersi dimenticata di un pugno di piccole isole perse nel Mediterraneo incredibilmente, le Pitiüses godono di una sorta di immunità anarchica dalle imposizioni retrive che subisce la popolazione della terraferma.

Presto si diffuse la voce, clandestina ma efficace, che lì si trovava una specie di “terra promessa” per il bisogno di libertà dei giovani. In particolare, un’isoletta, la più lontana, e fino a quel momento dimenticata da qualsiasi rotta turistica o commerciale, sembrava incarnare tutte le caratteristiche che stava cercando, per crescere, la neonata beat generation.

Un luogo dove la Natura e il Mare erano ancora padroni del tempo e dello spazio, e definivano le regole del vivere, in armonia con gli elementi: Formentera.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Un passaparola sotterraneo, incontrollabile e inarrestabile, fece confluire, su questo scoglio di roccia e spiagge deserte, ragazzi da tutto il mondo, alla ricerca di una vita romanticamente selvatica, lontana dalle convenzioni e costrizioni della civiltà metropolitana. Capace di evocare suggestioni di un ritorno alle emozioni vere, autentiche, dei sensi e dello stare insieme senza barriere, né fisiche né, tantomeno, ideologiche. Ma anche una fonte, potenzialmente inesauribile, di creatività.

Nei primi anni ’70, Formentera rappresentò per molti giovani una sorta di “Giardino dell’Eden” dove tutto sembrava possibile: ascoltare Bob Dylan mentre compone con la sua chitarra seduto in qualche angolo delle sue spiagge infinite; incontrare David Gilmour e Roger Waters, anima duale dei già leggendari Pink Floyd, vagare tra la macchia mediterranea di San Francesc a caccia di ispirazioni; ascoltare Greg Lake, voce dei King Krimson, scandire la melodia di “Formentera Lady” davanti a una bottiglia, rigorosamente ormai vuota, di Hierbas, il liquore dell’isola, alchimia di erbe mediterrane e riempirsi gli occhi e i pensieri con le fantasie cromatiche dei molti giovani che, come attratti da un’immensa calamita creativa, erano arrivati da diversi luoghi del mondo, per cercare la chiave dei loro sogni su questo minuscolo scoglio di pietra perso nel mare.  

Esiste ancora l’isola che non c’è?

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Sempre più nascosta, sempre meno riconoscibile, esiste. Bisogna cercarla lontano dagli stereotipi della Formentera pubblicizzata dai social network come calamita per attori, influencer, star dello sport e miliardari coi loro yacht ancorati nelle acque color turchese di Illetes.

E ogni anno vado a cercarla, fuori dagli schemi e lontano dalle stagioni balneari. Quando gli ultimi respiri dell’inverno, prima del caldo estivo, la accarezzano. Quando i colori d’autunno subentrano alle lunghe giornate agostane. Probabilmente era inevitabile che l’isola che non c’è diventasse un racconto immaginifico. Che fa vivere personaggi a tratti inventati, a tratti reali, che interagiscono in un palcoscenico, quello dell’isola, assolutamente vero e riconoscibile.

Formentera ©photo Michele Dalla Palma

Dalla fervida creatività di Silvia Della Rocca, autrice e narratrice innamorata ancor più di me della Magia di Formentera, è nata la trama del romanzo La Isla de Aral, che ho contribuito a trasformare in un racconto con le mie descrizioni. Una storia di pirati e sirene, di pittori e di hippie, e di tre donne unite tra loro oltre le barriere del tempo un viaggio tra fantasia e realtà, fino al cuore di questa isola magica.

Testo e foto di Michele Dalla Palma

L’isla de Aral Un’isola magica, per chi crede nella magia

Silvia Della Rocca – Michele Dalla Palma

Storie di pirati e sirene, di pittori e hippie, e di tre donne unite tra loro oltre le barriere del tempo. Un viaggio tra fantasia e realtà, fino al cuore di un’isola magica: Formentera. 2012 . Una giornalista esperta d’arte è sulle tracce di Santiago De La Fuente, pittore eremita schivo ed enigmatico che nasconde tra i colori intensi dei suoi quadri emozioni antiche che hanno segnato per sempre la sua vita. 1971.

Sullo sfondo della rivoluzione pacifica del Flower Power, una giovane hippy rincorre i suoi sogni tra le meravigliose spiagge e atmosfere di Formentera, dove la natura e il mare sono ancora padroni del tempo e dello spazio, e in cui tutto sembra possibile. 1346. Sulla stessa isola, Kibir, pirata berbero, è riuscito a rapire cuore e pensieri della figlia di un pescatore, dai capelli corvini e occhi color smeraldo, che sembra conoscere i segreti del mare e anche le sue nefaste leggende.

Cosa lega i destini di queste tre donne? Da Nizza al borgo di Bussana, paese fantasma nel Ponente Ligure, fino all’isola di Formentera… Tre storie diverse, in tre epoche diverse, unite dalla magia di un’isola che incanta… e il richiamo di misteriose creature del mare: le sirene.

Pagine 324 Editore Fotovideoacademy Italia

Il romanzo La Isla de Aral si può richiedere agli autori che potranno inviarne una copia autografata.

Per info: silvia.dr@virgilio.it

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