Ocrida, Gerusalemme slava nella Macedonia del Nord

Ocrida Macedonia del Nord
Ocrida Macedonia del Nord (Ph. Shutterstock)

Libertas Dicendi n°384 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Il pulmino che sta lasciando la capitale macedone per raggiungere Ocrida, è sapientemente “amministrato” da Jagoda Strasevska che, prima di partire, mi mette al corrente di due notizie parimenti strabilianti: la prima riguarda il nome di Skopje, che arriva diretto dal turco Us Kup (vecchia pentola); la seconda contempla il suo nome di battesimo che vuol dire “fragola”.

Considerando il carattere gioioso ed esuberante, impreziosito da un italiano veloce e più che buono, la giovane donna dà tutto sommato l’impressione di essere una fragola magari dolce, ma da assaporare con estrema cautela!

Date le spiegazioni cui teneva, Jagoda affianca l’autista e durante il tragitto illustra i luoghi che percorriamo: i monti del parco nazionale Mavrovo, la riserva naturale Matka con il fiume che ospita il rafting e ha una scuola di canoa, i piccoli e raccolti monasteri prima di raggiungere la città sul lago.

Antico centro storico e religioso

Sono in larghissima parte macedoni, quelli che vivono qui, spiega Jagoda; ma ci sono anche albanesi, kosovari e di altre zone della ex-Jugoslavia. Un’amica di Jagoda, storica locale,

spiega che l’area è uno dei più antichi insediamenti europei, risalente al Neolitico (6000 a.C.). Secondo Erodoto e in armonia a fonti storiche bizantine, i primi abitanti erano popoli affini agli Illiri e la località un tempo era chiamata Lychnidos, situata lungo la via Egnati che la univa al porto di Dyrrachion (l’odierna Durazzo) sul mare Adriatico.

Il nome Ocrida compare per la prima volta nell’anno 879, dopo la conquista bulgara di qualche anno precedente; nel 1018 l’abitato diviene bizantino e acquisisce grande fama come importante centro culturale e religioso, al punto che qui ha avuto origine l’alfabeto cirillico, quasi sicuramente per merito di San Clemente di Ocrida, come riforma dell’alfabeto antico creato dai santi Cirillo e Metodio.

Dal XIV secolo sino ai primi anni del 1900 Ocrida viene conquistata e a lungo dominata dai turchi, divenendo territorio ottomano. Il numero dei residenti è passato dalle 5.000 unità del 1700 ai circa 60.000 odierni. Nel XIV e XV secolo si è verificato un arrivo di missionari francescani, anche se oggi i fedeli cattolici sono in netta minoranza; le fedi più diffuse sono infatti la cristiano ortodossa e quella islamica. Le note di viaggio di un commerciante ottomano del XV secolo testimoniano la presenza in città di ben 365 cappelle votive, una per ogni giorno dell’anno. Da qui la nomea di Gerusalemme dei Balcani.

Ma che bella, la città!

Ocrida Macedonia del Nord
Ocrida Macedonia del Nord (Ph. Shutterstock)

Quella su lago è davvero una cittadina deliziosa. Non è ancora un centro turistico molto frequentato e tutto sommato questo non è male: si può passeggiare utilizzando i molti spazi creati apposta e in genere lastricati; le case d’abitazione sono belle da vedere e le chiesette ortodosse sono un po’ dappertutto.

I locali di ristoro e i negozi sono numerosi, il verde è diffuso e gironzolare  avendo un po’ di tempo a disposizione è gradevole. Naturale che Jagoda e la sua amica conducano verso i luoghi più noti e più belli della città, a cominciare dalla Cattedrale Ortodossa di Santa Sofia, edificata nell’XI secolo; la parte frontale ha una galleria e due torri simmetriche, mentre l’ingresso è nella zona porticata; la chiesa conserva bellissimi affreschi.

Jagoda insiste perché si dia un occhio anche alle tre grosse statue sistemate nella piazza principale: la prima dedicata a san  Naums, la seconda a Cirillo e Metodio e la terzaa San Clemente; lei non manca di salutarle con un breve raccoglimento e il segno della croce opposto a quello cattolico.

Prima della colazione di mezzogiorno ci sono altri luoghi che meritano una visita: la Moschea di Alì Pascià, prossima alla Piazza della Fontana, abbellita da un vecchissimo platano. Nelle vicinanze dell’albero, ecco la chiesa ortodossa Kamensko, dedicata alla Vergine, dalla quale si gode un bel panorama cittadino.

Altri tre monumenti vicini tra loro: la chiesa della Santa Madre di Dio Peribleptos, costruita verso la fine del 1200, posta a poca distanza dall’Antico Teatro e al Museo delle Icone. Gli affreschi della chiesa ripropongono episodi della Passione di Gesù e delle vite di Maria e San Giovanni Battista, mentre nel museo vengono conservate una trentina di icone, veri gioielli risalenti al lungo periodo compreso tra l’XI e il XIX secolo.

Curioso il destino del Teatro Antico, che è stato edificato nel 200 a.C.; qui avvenivano le lotte fra gladiatori e i supplizi ed esecuzioni dei primi cristiani; episodi sempre rifiutati dalle popolazioni locali; finito infatti il dominio dei Romani, il teatro è stato interrato dai residenti e recuperato (scavato) dopo gli anni Ottanta del secolo scorso.

Sulla collina che sovrasta Ocrida ci sono altri due monumenti di rilievo: la Fortezza di Samuele di Bulgaria, del X secolo, una delle più imponenti fortificazioni dei Balcani, dotata di una cinta muraria alta sedici metri e lunga tre chilometri, oltre al sito archeologico di Plaosnik, che conserva i resti di una basilica cristiana, di un battistero e alcune tombe musulmane.

Il vicino Monastero di San Pantaleone ha ospitato in passato una delle più antiche università del mondo slavo, fondata nell’anno 893 dal vescovo Clemente di Ocrida.A sera, dalle finestre dell’hotel City Palace, si osserva il passeggio sul lungolago; una specie di struscio come quello dei paesi del meridione d’Italia; tutti insieme a passo lento, col gelato in mano.  

Il super lago di Ocrida

Ocrida Macedonia del Nord
Ocrida Macedonia del Nord (Ph. Shutterstock)

Al mattino successivo, Jagoda dispone una gita lenta, in barche larghe e basse, tra i canali e le acque sorgive di Biljana, dove nuotano trote e carpioni e dove viene spiegato che il lago, patrimonio Unesco dal 1979, è una delle più importanti zone naturali della terra; qui vivono oltre duecento specie endemiche, tra animali e vegetali.

L’ultima tappa è riservata al promontorio su cui sorge la chiesa ortodossa di San Giovanni Caneo. Dalla roccia, a picco sul lago, un gruppo di giovani studenti americani si tuffa tra risate e schiamazzi nelle splendide acque blu del lago; i fondali sono visibili per una ventina di metri, forse più, a riprova della invidiabile salute che questo specchio d’acqua, a quasi 700 metri sul livello del mare, gode.

Dalla chiesa lo sguardo spazia libero sulla grande distesa azzurra, sino alla sponda albanese, distante una quindicina di chilometri. Puntuale, Jagoda mi informa che la profondità massima raggiunge i 420 metri e che il fiume che alimenta il lago, entrando da nord dove c’è l’aeroporto, è il Drin Nero. Lago antichissimo, quello di Ocrida: un milione di anni, o giù di lì. Ma li porta molto bene, forse perché chi ha vissuto lungo le sue sponde lo ha sempre trattato con rispetto e amore. Un bene da proteggere che – ne sono certo – continuerà negli anni a venire.

Libertas Dicendi n°384 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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