Nei grandi spazi statunitensi che il cinema ha portato nelle nostre case si respira quel sogno di libertà da sempre anelato, tra quei lunghi e lunghissimi campi dove la figura umana si integra nel paesaggio infinito come elemento tra gli elementi. Ecco alcuni dei motivi per fare gli USA On The Road.

Perdersi tra paesaggi desertici e canyon, montagne boscose e cime innevate, è un anelito di libertà: dalla Florida lontana dalle aree battute dal turismo di massa, fino ad arrivare nell’Alabama estrema della Gulf Coast tra le dune del Gulf Shore State Park e il bird sanctuary di Dauphin Island; e poi in Louisiana lungo l’antico binario dismesso del Tammany Trace.

E poi ancora da Dallas, la Big D, città d’affari contemporanea, ricca e alla moda verso sud, fino alle incredibili dune bianche di White Sands, in New Mexico, alla scoperta dei grandi spazi delle culture native e i pueblos.
Un viaggio adatto per tutte le stagioni, dato il clima temperato tutto l’anno. L’immensità dei paesaggi selvaggi del Texas sono entrati nelle nostre serate attraverso i vecchi film western, universo maschile per eccellenza. Ritroviamo le tracce e l’origine del mito americano alle caverne che si trovano sotto il deserto del Chihuahua, dalle tribù Apache del New Mexico fino a Santa Fe.

E poi Los Angeles con i suoi immensi outdoors, per chi ama la foresta il Joshua Tree National Park, per chi ama il mare un ventaglio di isole, molto diverse tra loro e facilmente raggiungibili: la rilassante e chic Santa Catalina Island, ad un’ora da Long Beach; San Pedro e Dana Port con hotel, negozi e spiaggette rilassanti; le Channel Islands National Park senza hotel e strutture fisse (solo campeggi).
Ed ovviamente non poteva mancare il famosissimo arcipelago delle Hawaii, da Oahu a Big Island, da Kauai a Maui, spiagge per tutti i gusti, per chi fa surf e per i più pigri che vogliono semplicemente fare un bagno e stendersi al sole.

E poi ancora da San Francisco, la città che è sempre riuscita a tenere la natura come parte integrante del suo tessuto e dell’immaginario urbano, anche nelle visioni più iconiche della città a Seattle, passando per ’Earthquake Trail che attraversa la faglia di Sant’Andrea e l’antica foresta di sequoie dell’Armstrong Redwoods State Reserve, alla scoperta di vulcani e crateri, per l’Humboldt Redwoods State Park che protegge l’80% delle specie di alberi più alti del pianeta fino al lago più profondo degli Stati Uniti, il Crater Lake, famoso per il suo blu intenso, dovuto alla purezza delle sue acque che nascono solo dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi.

E poi c’è Columbia River Gorge Scenic Area, la più grande scenic area degli USA, con i suoi diversi ecosistemi, le cascate, paesaggi bellissimi e ovviamente la possibilità di trekking fin nello stato di Washington ed a Seattle la città smeraldo, poiché molto verde per le frequenti piogge, con il suo skyline pittoresco chiuso tra le nevi perenni del Mount Rainier (il più alto vulcano della Cascade Range), circondato da antiche foreste e praterie di flora selvatica, e il fiordo. Ed è proprio nel fiordo che termina un arcipelago di isole poco conosciute, le St Juan Island che sono il posto migliore in tutto il nord America per l’avvistamento delle orche.
Luogo perfetto per chiudere questo itinerario dove la natura regna sovrana.

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Testo Anna Maria De Luca |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com















































