La Cina di Eric Pitch

“12 settembre 1978. Questa mattina partiamo per la Cina. La Cina è ora di moda. Ma ancora non è facile – ed è costoso – viaggiare in questo Paese. Per molti anni è rimasto un paese proibito”. Queste le note iniziali del diario di viaggio scritto da Eric, fotoreporter e giornalista tedesco che in seguito avrebbe organizzato viaggi in tutto il mondo, sempre con la Cina tra le mete privilegiate.

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di Federico Formignani

Lo spunto per parlare di alcune curiosità “datate” della Cina turistica degli esordi, mi viene da un volumetto edito da Moizzi nel 1979, regalo di mia moglie. Una specie di augurio e di viatico per il lavoro che avrei fatto sino a non molti anni fa: quello di viaggiare per raccontare.

Eric Pitch, l’autore, era anch’egli un addetto ai lavori perché, oltre che testimoniare con foto e testi le sue esperienze geografiche e sociali, fungeva già da organizzatore di viaggi per piccoli gruppi di persone che avevano alcuni precisi segni distintivi: internazionalità (europei di provenienze diverse) e buone disponibilità finanziarie.

“Guida alla Cina” di Pitch è un libro che contiene molte cose come un datario storico dell’evoluzione di queste terre lontane che inizia dalle origini (3000-1800 a.C.) e si conclude con una data e una notizia di una certa importanza: 1° gennaio 1979, normalizzazione dei rapporti diplomatici tra la Cina e gli Stati Uniti d’America.

Le pagine successive danno ampie informazioni su come raggiungere e viaggiare in Cina, su come comportarsi nelle varie situazioni della vita di tutti i giorni; non mancano poi ragguagli sui trasporti, hotel, cibo e vengono illustrate le caratteristiche salienti delle città più importanti da visitare perché di interesse turistico.

Dulcis in fundo: un utile mini-dizionario cinese-italiano con i termini più ricorrenti da impiegare in situazioni, diciamo così, d’emergenza. Considerato l’anno in cui è stato pubblicato, il libretto contiene in concreto una notevole raccolta di notizie essenziali e, soprattutto, sperimentate e verificate dall’autore.

Concludeva Eric nell’introduzione: “Noi saremo fra gli ultimi testimoni di un Paese ancora non contaminato dal turismo di massa, e varrà la pena di narrare molto accuratamente ciò che vedremo e incontreremo perché sicuramente fra non molto tutto avrà subito un cambiamento radicale e certamente non per il meglio; la Cina si sarà adeguata”.

Le note che seguono, capoversi che trattano ciascuno le impressioni del giornalista tedesco suddivise per gli argomenti di maggiore interesse e curiosità, possono essere il compendio della Cina turistica degli esordi.

Uomini, donne e piccoli traffici

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La prima impressione della Cina, registrata da Eric, è quella di trovarsi immerso in un esercito umano di uomini e donne tutti uguali. Pantaloni larghi, scuri o verdi, per i maschi e per le femmine camicie bianche corte sopra i pantaloni, scarpe di stoffa o sandali.

Gli uomini hanno capelli corti, le donne portano le trecce o hanno i capelli a caschetto e sono rigorosamente senza trucco. Quello che impressiona il giornalista-accompagnatore è l’età di queste persone. Sembrano tutte molto giovani; pochi i vecchi e la mezza età pare non esistere del tutto.

Come si “muova” questa umanità Eric ha modo di constatarlo entrando in una banca, dove lo attrae un bel pallottoliere per far di conto. Conto che viene poi verificato con la calcolatrice elettrica.

In banca il lavoro è molto soft, annota il cronista: le operazioni di cambio passano per diverse mani e tutti sono molto cortesi e abbastanza veloci. Uscendo dalla banca, si avviano alla stazione di Kowloon e hanno il tempo di sorbire un .

Eric nota come tutte le tazze in uso siano molto alte e capienti, con il coperchio. Per gli ospiti di riguardo le tazze sono di porcellana, a volte anche pregiata; il popolino usa tazze di latta smaltata, dipinte con colori sgargianti. Ultima annotazione: il tè viene servito da ragazze in camicia bianca che copre i soliti pantaloni larghi.

Treni lenti e paesaggi

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Le luci dei neon di Nathan Road, a Kowloon,Hong Kong ©Lucio Rossi

Il primo tragitto in treno è da Kowloon (Hong Kong) a Lowu, vale a dire al confine della colonia britannica con la Cina. Il treno, annota stupito Eric, è dotato di aria condizionata ma non di toilette, forse perché il percorso attraverso i Nuovi Territori dura un’ora soltanto.

Si attraversa la frontiera a piedi e si sale su un treno cinese, destinazione Canton. Fa molto caldo ma questo treno non ha aria condizionata; dal soffitto delle carrozze pendono in gran numero numerosi ventilatori che girano in continuazione e i finestrini, muniti di zanzariere (contro le mosche, non le zanzare!) rimangono aperti, mentre a protezione della luce solare provvedono doppie tendine abbellite da pizzi.

A inizio viaggio, il giornalista annota: “… il treno parte, ma non ha fretta. Infatti, niente e nessuno ha fretta, in Cina; né i mezzi di comunicazione, né gli uomini”.

Un lato positivo di questa generale lentezza, quindi anche di quella del treno, consente ad Eric di godere del paesaggio che attraversano. Sembra che tutto sia rimasto come nei secoli passati, tanto da fargli dire che la “pittura cinese diventa realtà”.

I campi hanno tutte le sfumature del verde e sembrano enormi generatori di fertilità; risaie a perdita d’occhio, stagni, boschetti, villaggi con casette di fango e mattoni, tutte a un piano.

Ogni villaggio dispone di una propria fornace e ogni pezzo di terra è coltivato. Quadretto finale ricorrente: l’uomo vestito di nero con il suo cappello di paglia e la zappa in mano;continua presenza per la cura del territorio.

Alberghi e Ristoranti

La prima esperienza è con l’albergo di Canton, ma l’autore dice subito che le uniche “differenze” riguardano i letti, o meglio, la loro morbidezza: più accentuata negli hotel del nord della Cina, cioè in città che hanno visto maggiore presenza di stranieri, mentre al sud, qui a Canton ad esempio, i letti sono più duri, spesso con stuoie che un po’ difendono dall’eccessiva sudorazione dovuta al clima.

Come sono arredate le varie stanze d’albergo? In genere hanno bagno privato o almeno la doccia e il WC. Mancano gli specchi in camera e solo uno piccolo e in alto nel muro per la rasatura degli uomini si trova nel bagno; troppo in alto per le donne, che comunque non si truccano.

Le camere degli alberghi sono in genere ampie e hanno soffitti alti; tra gli oggetti presenti c’è sempre un termos enorme con acqua calda, una scatola con foglie di tè e la tazza con coperchio per contenerlo; tende alle finestre e copriletto rigorosamente rifiniti con pizzi e merletti.

Ogni letto è munito di pantofole. Sperimentato da Eric e dai suoi compagni di viaggio anche il ristorante dell’hotel. C’è una scelta di antipasti e le pietanze offerte non sono mai meno di tre o quattro. Completano la tavola vassoi con il riso e la terrina con minestra in brodo, di solito consumata alla fine del pasto.

Fra le pietanze una è sempre di pesce, almeno una di verdura e una o due con carene di maiale o volatile. I piatti di carne sono misti, cioè anche con verdura, funghi, uova.

Le bevande, fornite a volontà, possono essere birra (ottima) o aranciata. Una volta messi i vassoi con le pietanze in tavola, ognuno si serve da sé. Per mangiare, a Canton, ci sono anche le forchette, precisa Eric. Altrove imperano le bacchette e la forchetta occorre chiederla.

Meraviglie turistiche cinesi

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La grande muraglia cinese ©Shutterstock

Ovvio che la guida di Pitch sia alla fine prodiga di suggerimenti su cosa vedere e di resoconti puntuali su ciò che il gruppetto ha visto. Si può quindi concludere l’avventura cinese “datata” del giornalista-tour operator tedesco citando alcuni luoghi simbolo tra quelli visitati in questa ormai lontana escursione del 1979.

Il primo luogo, visitato il 17 e 18 settembre, è la cittadina turistica di Kueilin, adagiata lungo il fiume Li Kiang. Pezzo forte, la gita sul fiume in battello.

Così Eric descrive ciò che ha visto durante l’escursione: “… Un paesaggio che man mano diventa sempre più fantastico, olograficamente cinese. Qualcosa come le Dolomiti, solo che le cime sono verdi e sorgono direttamente dalla pianura”.

Dal ponte superiore del battello, Pitch osserva il lento procedere tra rapide e grandi svolte del fiume. Assicura che i pittori cinesi del passato non avevano inventato niente. Vere le cime dei monti, i villaggi, il fiume, la gente, gli alberi, le atmosfere. E conclude: “… Valeva la pena di fare il viaggio in Cina solo per questo; la gita sul fiume non dovrebbe mancare in nessun viaggio in questo Paese”.

Gita sul fiume completata da visite alle colline della Pagoda, del tronco d’Elefante, della galleria con i Budda incisi nella roccia, per finire con la collina del Drago nascosto. A Chang-Sha, Cina centrale, la scoperta del Museo della Donna Cadavere; un corpo trovato in ottimo stato di conservazione in una tomba  di un sobborgo della città.

Un cadavere di duemila anni fa, forse la moglie del governatore della provincia sotto la dinastia Han. Assieme al corpo della donna sono stati rinvenuti oltre mille oggetti d’arte d’uso domestico; particolare questo che certificherebbe l’importanza in vita della defunta.

Il giorno prima del ritorno a casa, il 24 settembre, il clou della visita in Cina: l’immancabile ma importantissima Muraglia Cinese.

Due ore di treno da Pechino, immersi nella folla perché la Muraglia è sempre molto visitata, seguite da una salita ripidissima e faticosa, anche aiutandosi con le corde predisposte. Pitch aggiunge che ne è valsa la pena, anche se il manufatto è sempre stato inutile. Gli invasori lo scavalcavano facilmente e conclude che è più utile ora, con gli introiti che il turismo garantisce.

Questa la chiusa finale del giornalista tedesco: “… Ancora oggi la Muraglia delimita la Cina vera e propria dalla Mongolia. Dall’alto del muro, lo sguardo volto verso la Cina incontra colline verdi, villaggi, civilizzazione. Dall’altro lato tutto è brullo, vasto, con montagne sempre più alte in lontananza”.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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