Lombardia, la qualità della vita lontano da Milano

Sono stati resi noti i risultati di una indagine sulla percezione delle aree rurali delle province di Pavia, Mantova e Cremona da parte dei residenti dell’area metropolitana di Milano.

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Il Castello di Valeggio, (PV) Lomellina. Lombardia Lucio Rossi

Decisamente interessanti sono i risultati dell’indagine, presentata a Palazzo Lombardia, sulla percezione delle aree rurali delle province di Pavia, Mantova e Cremona da parte dei residenti dell’area metropolitana milanese.

La ricerca, condotta dal Think Tank The European House – Ambrosetti e commissionata dai GAL (Gruppi Azione Locale) di Pavia, Cremona e Mantova, puntava a capire qual è la percezione e il giudizio dei milanesi sui territori rurali ma che non sono lontani e difficili da raggiungere sia come destinazioni attrattive che, soprattutto, come possibili luoghi di residenza. Il tutto finalizzato ad impostare una strategia integrata di ricettività dei tre territori lombardi.

La ricerca

Dai dati della ricerca, che ha preso in esame oltre 500 cittadini dell’area metropolitana di Milano, emerge che esiste la volontà di allontanarsi dalla città.

Più della metà del campione si è detto disponibile, in un prossimo futuro, a lasciare la città per trasferirsi in aree “di prossimità”, come possono essere le tre province lombarde sopra citate. Tale disponibilità, però, è subordinata solo a certe condizioni.

Le condizioni

In primo luogo vi è la questione dell’offerta dei servizi di base, come i presidi socio-sanitari, le farmacie e i servizi di assistenza alla persona: per oltre il 60% del campione si tratta di priorità per condurre una vita in un’area a vocazione rurale.

Non meno importanti sono la garanzia di un ambiente “sicuro” (per 7 cittadini su 10) e la disponibilità di spazi aggregativi, socio-ricreativi e culturali (per il 44% dei cittadini). Così come è fondamentale la possibilità di avere una situazione lavorativa soddisfacente e “agile” (in media per la metà del campione intervistato).

Per il campione maschile il costo delle abitazioni e la qualità dell’ambiente sono i fattori principali da tener conto. Quello femminile assegna, invece, i voti più alti ai servizi alla persona come nidi, scuole, ospedali. Vi è un fattore determinante comune per tutti gli intervistati: la qualità dell’ambiente.

La conoscenza delle aree rurali

Altri numeri riguardano la percezione e la conoscenza delle aree rurali lombarde oggetto della ricerca. Ben il 18% del campione non conosce o non ha mai visitato le tre aree dell’Oltrepò Pavese, della Lomellina e dell’Oltrepò Mantovano e Oglio Po.

Tra chi le conosce, queste stesse zone sono apprezzate come destinazione per gite nel fine settimana e per le loro eccellenze locali (enogastronomia, paesaggio e sistema fluviale).

“Dall’indagine presso i cittadini milanesi emerge un crescente desiderio di riscoprire le aree esterne alla cerchia metropolitana, anche come possibile destinazione di vita, alla ricerca di valori e ritmi diversi, pur mantenendo un legame con la grande città – relazioni lavorative, familiari e di conoscenza”, ha spiegato Pio Parma, Senior Consultant di The European House – Ambrosetti, che ha curato lo studio.

Lo stesso Parma ha anche evidenziato che “il 15% degli intervistati dichiara di essere intenzionato a trasferirsi in una zona rurale, mentre il 51,7% afferma che valuterà questa opzione in futuro: la possibilità di (ri)programmare parte della propria vita in una zona rurale è manifestata soprattutto da chi è nel pieno della propria attività lavorativa (60,8% nella fascia 45-54 anni) o prossimo alla pensione (50,6% nella fascia 55-64 anni)”. “L’indagine e l’analisi sul posizionamento strategico dei territori rurali- ha proseguito- forniscono quindi una chiara indicazione sulla direzione da seguire nella definizione della governance dei tre GAL e nelle priorità per future iniziative di comunicazione volte a migliorare sempre più le condizioni di vivibilità e ad attrarre un bacino significativo di potenziali nuovi residenti”.

Il progetto “Dimore e Borghi”

Sui risultati della ricerca si basano le prossime azioni del progetto “Dimore e Borghi” che ha come obiettivo quello di intercettare le esigenze dei cittadini milanesi che sono inclini al trasferimento, al fine di riprogettare i tre territori GAL come destinazioni dove sia possibile trascorrere periodi di vita in una condizione di benessere.

Sono due le fasi del progetto: aumentare la conoscenza dei territori con una campagna di promozione turistica e lavorare con le amministrazioni pubbliche, e tutti gli enti preposti per costruire una nuova economia territoriale.

Luca Sormani, direttore generale del Gal Risorsa Lomellina, ha affermato che “solo una nuova crescita insediativa, infatti, potrà riempire gli spazi che l’abbandono dei nostri borghi ha lasciato deserti, aumentando in tal modo la domanda di beni e servizi che potranno essere soddisfatti localmente e attivando un circolo virtuoso che coinvolga l’edilizia, il commercio e i servizi di base. In questo modo valorizziamo anche il ruolo dei tre GAL lombardi sostenitori dell’iniziativa e ci presentiamo come best practice di riferimento, interpretando e mettendo a sistema le esigenze comuni a più aree rurali lombarde in sintonia con gli input di Regione Lombardia”.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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