Impronte di Sardegna #1 Cagliari, Serdiana e Cantine Argiolas, San Sperate

«Questa terra non assomiglia a nessun altro luogo»: veridiche parole di un grande scrittore, David Herbert Lawrence. La Sardegna è davvero così.

Non si può paragonare – non per storia, non per cultura, non per paesaggio e non per natura – a nessuna altra regione mediterranea, né tantomeno – benché il riferimento ai Caraibi sia quasi obbligato, per sciatteria, in troppi reportage turistici – a luoghi esotici dalle acque cristalline.

La Sardegna è la Sardegna, i sardi sono i sardi: ecco perché per conoscere davvero la Sardegna, oltre il luogo comune e oltre la superficie delle cose, è utile affidarsi alla guida di chi vi è nato.

Due grandi sardi – Sergio Mei, chef di fama internazionale, e Francesco Rizzo, titolare del ristorante Cascina Ovi a Segrate – hanno viaggiato e poi girato tre puntate video per i lettori di Latitudes: le pubblichiamo sulle nostre pagine virtuali insieme ad altrettanti articoli illustrati.

“Impronte”, prima puntata: Cagliari, Serdiana e Cantine Argiolas, San Sperate

Ottobre: l’estate si attarda sull’isola a forma di impronta – questo il significato di Ichnusa, l’antico nome della Sardegna – facendo salire il termometro oltre i trenta gradi nel primo pomeriggio. La prima tappa di “Impronte” (questo il significativo titolo del progetto) è naturalmente Cagliari: Francesco Rizzo, cagliaritano e titolare di Cascina Ovi, ha cenato e passato la notte in una delle suite del T Hotel, per poi concedersi, la mattina successiva, una passeggiata solitaria tra le vie del centro di Cagliari.

Il viaggio nello spazio diventa presto viaggio nel tempo, a ritroso nei decenni, fino all’infanzia e ai suoi luoghi del cuore, da via Roma al Bar Torino, dalla cattedrale di Bonaria al lungomare. L’appuntamento con Sergio Mei, nato a Santadi e già chef del Four Seasons a Milano, è al mercato di San Benedetto.

Una delle più importanti tradizioni per gli appassionati di enogastronomia cagliaritani è il rito del sabato mattina al mercato di San Benedetto, dove prodotti, profumi e sapori sono tre elementi che si intrecciano e danno vita alla narrazione autentica di cosa rappresenti la Sardegna nel mondo, almeno dal punto di vista dei prodotti alimentari e dei loro sapori.

Il banco di Gian Luca Cappai non è solo un piccolo tempio del gusto, ma – ancora – un luogo della memoria; il pesce, freschissimo, è la natura stessa del mercato: i nostri viaggiatori scelgono e acquistano dell’astice blu.

Qualche chilometro verso nord ed eccoci a Serdiana, sede di Argiolas, cantina diventata simbolo dei vini sardi d’eccellenza e d’avanguardia. Qui Sergio Mei saprà infondere tutta la propria arte negli squisiti astici, traendone un pranzo strepitoso, mentre Francesco Rizzo intraprenderà un altro viaggio – nel presente di qualità della produzione enoica della Sardegna e nel passato insieme, indietro fino ai primi anni del ‘900 – dialogando con Valentina Argiolas, nipote del fondatore e oggi figura di riferimento dell’azienda di Serdiana.

 «Argiolas – sono parole dello stesso Francesco – per è uno dei nomi della Sardegna che risuonano nel mio cuore e Valentina merita il mio grazie, il mio grazie di sardo».

Si rientra al T Hotel: riposarsi è fondamentale, dal momento che il programma per l’indomani prevede nuove emozioni. Sempre a San Sperate, Francesco Rizzo si abbandona all’emozione di una visita al Giardino Sonoro Pinuccio Sciola.

«Un luogo che, da solo, vale un viaggio in Sardegna e che ogni sardo dovrebbe vedere» garantisce Francesco, e un luogo – aggiungiamo noi – che mette in crisi, grazie all’arte del grande scultore, le leggi della fisica, rendendo possibile ascoltare il canto delle pietre e vedere il mondo attraverso la loro trasparenza e la loro leggerezza.

(1-Continua)

Testo di Pio Parentelli|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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