Ostenda e Ensor, una accoppiata vincente, verrebbe da dire. E proprio nella città natale dell’artista, si visita il Mu.ZEE, uno dei più importanti musei dedicato all’arte moderna e contemporanea del Belgio. In occasione di Ensor 2024, il Mu.ZEE dedica al pittore una mostra che racconta una delle sue produzioni meno conosciute: quella delle nature morte.

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Mu.ZEE Art Museum, Ostenda, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

Nella regina delle località balneari sulla costa delle Fiandre, un po’ nascosto nella Romestraat, si trova il Kunstmuseum Aan Zee (il Museo d’arte al mare) o, più semplicemente, Mu.ZEE.

Ospitato in un edificio modernista progettato, alla fine degli anni ’40, dalla matita geniale dell’architetto Gaston Eysselincke utilizzato per molti anni come grande magazzino, il Mu.ZEE è il museo di Ostenda che ospita una collezione unica di arte belga dal 1830 fino ai giorni nostri, con particolare attenzione per gli artisti attivi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.

Il museo conta circa 3500 opere (tra dipinti, disegni e incisioni), tra cui una ampia rappresentanza di opere di Permeke e Léon Spilliaert, lavori di Jan Fabre, René Magritte e Paul Delvaux. E di James Ensor, ovviamente, il figlio più celebre di Ostenda.

Ensor? Chi era costui?

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Il pittore James Ensor riprodotto in paglia e collocato di fronte alla Stazione di Ostensa per l’anno di Ensor, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

Ensor nasce nel 1860 proprio in città: qui vive e lavora tutta la vita, ispirato dalla natura selvaggia, dai panorami struggenti del Mare del Nord, dal fascino discreto della città che vive in quegli anni il suo periodo d’oro, grazie alla presenza di teste coronate e aristocratici di mezza Europa che amano villeggiare tra le atmosfere calme e rilassate della città.

Nel suo atelier posizionato nell’attico del palazzo dove si trova la bottega di famiglia, Ensor dà vita alle sue opere d’arte intrise di simbolismi, di bizzarrie, di innovazioni ma anche di malinconica ironia.

Dice di Ostenda “è la regina dei volubili mari, della morbida sabbia e del cielo carico di oro e opale” e la luce naturale della città ha un ruolo fondamentale per la produzione artistica di Ensor: tele contraddistinte da colori puri, cariche di atmosfere liriche, dove la luminosità diventa materia viva e co-protagonista insieme al soggetto ritratto.

Ensor, va detto, non è solo pittore ma anche uomo di lettere, di teatro, di musica, un innovatore trasversale, che si cimenta in forme e tecniche di diversi settori artistici: sperimentatore di natura, Ensor lascia un corpus artistico vario e prezioso fatto non solo di tele ma anche di sceneggiature e di partiture musicali.

Ensor: maschere, scheletri e rose

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La mostra Rose, Rose, Rose, à mes yeux. James Ensor al Mu.ZEE di Ostenda, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

“Il 2024 è l’anno di Ensor a Ostenda perché Ensor è Ostenda e Ostenda è Ensor”, ha annunciato Dominique Savelkoul, direttrice del Mu.ZEE.

Così, dopo il triennio dei maestri fiamminghi della Età d’oro, l’Ente del Turismo delle Fiandre fa riscoprire il pioniere dell’arte moderna nel 75° anniversario della sua morte.

E tocca proprio al Mu.ZEE aprire le celebrazioni con la mostra Rose, Rose, Rose, à mes yeux. James Ensor e la natura morta in Belgio 1830-1930, aperta al pubblico fino al 14 aprile 2024, un grande evento destinato ad essere il capofila di una serie di iniziative che, in tutto il Belgio, hanno la mission di celebrare il pittore.

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Nature morte di James Ensor al Mu.ZEE di Ostenda, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

Rose, Rose, Rose accende i riflettori su una produzione non così celebre del Maestro fiammingo, riduttivamente meglio conosciuto come il pittore delle maschere e degli scheletri.

La mostra presenta, infatti, un nucleo di still life (una cinquantina) realizzati da James Ensor nel corso della sua carriera artistica, attorno a cui ruota la selezione di nature morte di vari artisti belgi, esponenti del Realismo di fine Ottocento e delle Avanguardie del Novecento.

L’allestimento è parte fondamentale nella fruizione della mostra stessa: l’open space del primo piano del Mu.ZEE è diventato uno sorta di spazio industriale che ben si sposa con le forme dell’ex grande magazzino commerciale che era un tempo il Mu.ZEE.

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L’allestimento della mostra al primo piano del Mu.ZEE, Ostenda, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

Gli architetti Kris Coremans e Guy Châtel hanno, infatti, dato vita a una scenografia speciale con strutture in legno grezzo che evocano gli spazi di un museo, classico ed effimero allo stesso tempo.

Le sale che così vengono a formarsi sono raccordate tra loro e le aperture attraverso le quali si passa di continuo permettono di confrontare i dipinti di Ensore quelli dei suoi contemporanei, in uno stop&go tra le cromie e le forme sperimentali ensoriane fino alle classicissime nature morte degli altri pittori belgi che non si discostano dalle regole della Accademia.

Pesci, frutta e… rose

Nello spazio interamente dedicato a Ensor si inizia con i suoi still life ancora legati alla tradizione e alle regole accademiche (Ensor frequentò per qualche anno l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles) ma si passa ben presto ai dipinti dove la sperimentazione è visibile attraverso l’uso di colori puri e di richiami onirici e spettrali, per arrivare alle opere tarde caratterizzate da uno stile espressivo sintetico e luminosissimo.

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Le nature morte classiche realizzate dagli artisti della tradizione belga del XIX secolo esposte al Mu.ZEE, Ostenda, Fiandre ©Lucio Luigi Rossi

Ma in Rose Rose Rose (il titolo della mostra è una citazione da un discorso di Ensor, in cui, oltre al fiore e al colore, Rose è un nome di donna) è centrale soprattutto il rapporto dialettico e antitetico tra le nature morte classicheggianti realizzate dagli artisti della tradizione belga del XIX secolo e le bizzarre nature morte realizzate da James Ensor, a volte rivedute e corrette in diversi momenti della sua carriera come succede, per esempio, nelle tre versioni di Blue Flask and Chicken, dove il pittore inserisce, a distanza di anni, dettagli e toni cromatici.

Si può notare, ad esempio, come nei primi still life di Ensor accanto ad frutta, cibo, pesci ed oggetti quotidiani, il pittore inserisca conchiglie, chinoiseries ed elementi di provenienza esotica che trovava nel negozio della madre e della zia.

Invece di scene cupe e ombrose, Ensor dipinge situazioni immerse in una luce chiarissima, perlopiù rosa, per dare ad ogni particolare ritratto una trasparenza che fa sembrare il dipinto quasi incompiuto.

Succede in modo esemplare nel dipinto simbolo dell’esposizione, Roses. I colori dei fiori – sistemati in un vaso insieme a delle viole, o deposti sul tavolo in piccoli mazzi – sfumano dal rosa carico a quello più delicato, digradano, sfumano e, contemporaneamente, si accendono ed esplodono, anche se rivolte alla vista, le nature morte di Ensor riescono a coinvolgere anche l’olfatto, il gusto e il tatto.

Opere olistiche, si potrebbe dire.

Testo di Enrico Saravalle foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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