Nella splendida Valle D’Aosta tutto, dalla natura incontaminata che rinasce ogni anno rigogliosa, alle pietre millenarie che hanno resistito per generazioni, ci racconta di una cultura stratificata e da riscoprire.

Con l’arrivo della bella stagione, si sprecano le proposte per ricoprire il Bel Paese, che rinasce nelle sue bellezze naturali e architettoniche baciate dalla calda luce del sole. Ma nessun luogo è paragonabile alla piccola valle che si staglia nel Nord-Est della Penisola, custode di seimila anni di storia da riscoprire: la Valle D’Aosta.
La Primavera è infatti la stagione ideale per scoprire i piccoli e grandi testimoni della storia locale che puntellano la valle: dai siti preistorici di Aosta e del Piccolo San Bernardo, alla romanità del capoluogo, fino ai fascinosi castelli medievali e rinascimentali.
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Fra preistoria e astrologia

I primi insediamenti della Valle d’Aosta ai piedi del Mont Fallère, sono affascinanti quanto persi nella leggenda – si dice che addirittura risalgano al mesolitico, fra il 10 000 all’8000 a.C.
Una delle più preziose testimonianze della zona è sicuramente il sito del Cromlech (dal gallese cerchio di pietra) al passo del Piccolo San Bernardo: una Stonehenge nostrana ai piedi del Monte Bianco, difficile da posizionare temporalmente sia da comprendere nella sua funzione.
Una delle ipotesi più affascinanti ipotizza che questo luogo fosse in realtà un osservatorio astronomico: la pietra più grande dell’intero complesso sembra posta nel punto esatto in cui il sole si trova a mezzogiorno nel giorno del solstizio d’estate.

Ma il sito preistorico valdostano più importante è indubbiamente l’Area megalitica di Aosta: venuta alla luce solo nel 1969, oggi è visitabile tramite un preciso percorso che porta indietro l’orologio e ci immerge in epoche lontane secoli, anzi millenni, in un luogo che già 6000 anni fa era sacro alle popolazioni preceltiche della Valle.
Si parte dalla chiesetta romanica di San Martino, per poi passare alle testimonianze preistoriche di vita agricola risalenti al V millennio a.C., di seguito giungendo davanti alle stele antropomorfe dell’Età del Rame, per poi ammirare i dolmen funerari dell’Età del Bronzo fino a giunge ai piedi del grande tumulo funerario dell’Età del Ferro, risalente al I millennio a.C.
Ma anche la successiva Epoca Romana ha la sua parte: un percorso costituito da oltre 700 reperti che raccontano la vita quotidiana del territorio lontana millenni, con una fattoria, la strada e, ai suoi lati, un’estesa necropoli con anche ricchi corredi, come quelli della Tomba dello Scriba.
Una piccola Roma tra le Alpi

Aosta è una piccola Roma dentro le Alpi: nata come Augusta Prætoria voluta Ottaviano Augusto nel 25 a.C. lungo la via delle Gallie, fu tra i centri più vivaci e ricchi dell’Impero in Occidente, proprio in virtù della sua posizione di crocevia delle Alpi, oggi custode di innumerevoli testimonianze racchiuse in un territorio minuscolo.
Attraversando il Ponte di Pietra sul torrente Buthier a est raggiungiamo l’Arco di Augusto, costruito per celebrare la vittoria dell’Imperatore sulla popolazione locale dei Salassi, per poi scorgere la Porta Prætoria, il principale accesso alla città, situata poco lontano dallo splendido Teatro romano.
Ma il cuore della città è indubbiamente il Foro: articolato in tre bracci disposti a ferro di cavallo e diviso in due navate, in epoca romana aveva la funzione di sostenere la terrazza sopraelevata su cui sorgevano i due templi gemelli dedicati a Roma e ad Augusto divinizzato, mentre in epoca medievale divenne una sorta di cantina, successivamente denominata Marché des Romains.
Il dominio medievale

Il medioevo valdostano fu sotto il segno della potente famiglia degli Challant, che per conto dei Savoia poté amministrare per secoli la Valle d’Aosta in grande autonomia, lasciandosi alle spalle non solo i colori del suo stemma – il rosso e il nero, richiamati dalla bandiera della regione – ma soprattutto l’ampio patrimonio artistico e architettonico di cui furono promotori.
Fra questi, spicca il Castello di Fénis, il più famoso dell’intera regione, che si divide nella doppia anima di dimora signorile e roccaforte difensiva: saltano all’occhio soprattutto gli affascinanti affreschi del cortile centrale, tra i quali il meraviglioso San Giorgio della scuola di Giacomo Jaquerio, nonché la balconata del primo piano, adornata da massime e proverbi in francese.

Degna di nota anche la residenza signorile, un intrigante commistione di tardo-gotico e rinascimento, che al tempo doveva rappresentare il potere della casata anche in città, e che fu costruita da uno dei più importanti esponenti della famiglia, Giorgio Challant. Lo stesso lo troviamo anche negli affreschi della cappella di San Giorgio, tra scene eroiche e sacre.
Allo stesso personaggio è dovuta anche la costruzione del Castello d’Issogne, dimora rinascimentale della famiglia con la sua caratteristica forma a ferro di cavallo: da notare la fontana del Melograno, che si erge elegantemente al centro del cortile, e gli affascinanti affreschi nel loggiato, che ancora oggi ci raccontano la vita quotidiana della regione fra il XV e XVI secolo.
Insomma, la Valle d’Aosta è una regione ancora tutta da scoprire!
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Testo di Costanza Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com





































