Pitigliano fuori stagione

Un ritorno alle origini. Sì, perché quello a Pitigliano è stato un viaggio dell’anima, da assaporare passo dopo passo.

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Il borgo di Pitigliano, Toscana ©Viviana Biffani

Avrò avuto dieci anni o giù di lì, ero in viaggio con i miei genitori. Durante quella vacanza, passammo una giornata a Pitigliano. Per me era una grande emozione.

Ho trascorso gran parte della mia vita a Roma, in Via Conte di Pitigliano, quindi allora mi sembrava di poter esigere un qualche diritto su quel borgo da fiaba, che si ergeva su per un promontorio magico.

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Pitigliano ©Viviana Biffani

Non ho ricordi precisi della giornata, solo quella strana sensazione di appartenenza, che derivava esclusivamente da un nome condiviso.

A distanza di tanti anni eccomi di nuovo li, a visitare quel posto con occhi da adulta innamorata. Nonostante tutto, la sensazione è stata che quasi nulla fosse cambiato: dalla fisionomia del luogo, alle emozioni che suscita.

Una gita indimenticabile

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L’interno di una bottega a Pitigliano ©Viviana Biffani

Il periodo migliore per visitare i Borghi italiani? A gennaio, subito dopo il via-vai natalizio. Pitigliano post-Befana è un gigante di tufo addormentato dai vicoli silenziosi, dove la brezza invernale pizzica il volto e ti spinge ad entrare nei pochi negozi aperti.

Ogni bottega da visitare è una scusa per attaccare bottone con persone disponibili, che non hanno fretta e che volentieri raccontano ed ugualmente ascoltano.

E così, ti ritrovi a chiacchierare per lunghi minuti con Francesco ed Elena, del Mercatino Country, che oltre ad avere pregiate creazioni in pelle, condividono racconti di viaggio, esperienze e consigli indispensabili su cosa fare e soprattutto mangiare.

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Pitigliano ©Viviana Biffani

La seconda settimana di gennaio non è che sia il periodo più consigliato per i soggiorni gourmet, visto che gran parte dei ristoranti a Pitigliano sono chiusi.

Però, anche questo fattore è stato indicativo: nonostante l’offerta fosse ridotta, abbiamo sempre mangiato bene. Che fosse un panino all’Oasi della Frutta, o una tagliata maremmana alla Trattoria del Grillo, a suon di tartufo, affettati e vino rosso, le pause ristoro sono sempre state succulente e gioiose.

Alla trattoria è consigliata la prenotazione in qualsiasi stagione: in alta è sempre pieno, ed in bassa, essendo uno tra i pochi locali aperti, è ugualmente molto richiesto.

In inverno, prenotate un tavolo nella torre scavata nel tufo; con il caldo, optate per un tavolo esterno con vista sull’acquedotto Mediceo. Una volta seduti, cercate nel menù il tortino alla ricotta su fonduta di zafferano!

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Tra le strette strade di Pitigliano ©Viviana Biffani

Per uno spuntino mattutino, o per riportare a casa un prodotto gastronomico locale, oltre agli immancabili affettati: noi ci siamo appassionati allo sfratto di Goym, un dolce a forma di bastone, ripieno di noci e miele. Anche se per una manciata di giorni, mi ero già affezionata al forno in Via Roma, dove scambiavo due chiacchiere con la signora al banco, compravo torroni meravigliosi e Sfratti da regalare.

I prodotti tipici di Pitigliano racchiudono le tradizioni medievali del borgo e quelle della cultura ebraica, presente in queste terre già nel XV secolo.

Lo sfratto rievoca appunto un avvenimento risalente al XVII secolo, quando l’allora Granduca di Toscana, emanò un triste editto, secondo il quale si vietava agli ebrei di lasciare le proprie abitazioni e di trasferirsi all’interno del ghetto di Pitigliano.

Fu allora che gli scagnozzi del granduca iniziarono a bussare con un bastone alle porte dei cittadini di religione ebraica, intimandoli a lasciare casa e spostarsi nel ghetto. A memoria di questo momento infelice, un secolo dopo nacque un dolce per non dimenticare lo Sfratto subito.

Storie di conti, condottieri e cantine segrete

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Pitigliano ©Viviana Biffani

In famiglia, ci siamo sempre chiesti chi fosse il Conte di Pitigliano dal quale prendeva nome la strada di casa nostra. Di Conti, Pitigliano ne ha avuti 11, per lo più Orsini, tra i quali spiccò sicuramente Niccolò II, noto appunto come Niccolò di Pitigliano, dove nacque nel 1442.

Nic per gli amici, fu famoso condottiero, partecipò a scontri epici, cadde prigioniero di Carlo VIII dal quale si liberò durante la Battaglia di Fornovo.

Ma le gesta eroiche del Conte non finirono qui: si sposò due volte ed ebbe undici figli. Morì a 68 anni, che per quei tempi e per la vita che aveva condotto può essere considerata un’età considerevole. Possiamo dire che, a conti fatti, Niccolò non si fece mancar nulla.

Se la vostra sete di cultura non è stata ancora appagata, ma avete un debole anche per i souvenir, La Botteghina di Sara is the answer.

Un angolo di artigianato che merita una visita approfondita. Tra cestini in paglia, giocattoli intagliati e borse in gobelin, vorrete comprare un po’ tutto e rimanere a parlare di legno, creatività e vita vissuta con Sara e Lorenzo. Ma non è tutto! Perché il retrobottega nasconde un segreto: scendendo un’antica scalinata in tufo, si arriva a due camere ipogee ricche di storia.

Nate come necropoli in età Etrusca, trasformate in magazzino sotterraneo del sovrastante Palazzo Orsini e poi sfruttate come cantine climatizzata nell’Ottocento: se le mura di questo secolare caveau potessero parlare, chissà cosa ci svelerebbero.

Noi ci siamo lasciati affascinare dai racconti di Gianluca: la guida più disponibile e appassionata che potrete trovare sulla piazza pitiglianese.

L’insostenibile leggerezza delle vacanze

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Tra i vicoli del borgo di Pitigliano ©Viviana Biffani

Senza avere nessun programma, passando le giornate per lo più passeggiando e fraternizzando con storie e persone, le ore correvano veloci e le gambe diventavano pesanti.

Con la scusa che, dopo il tramonto, nel Borgo calava il silenzio e le attrattive mondane svanivano, era bello poter tornare in camera senza sentirsi in colpa, assaporando il lusso di leggere un libro ed addormentarsi presto.

Come in una matrioska di pace e silenzio, lasciavamo le strade ormai deserte per abbandonarci al dolce far niente del Ceccottino. Pulito, discreto, elegante: un nido caldo e confortevole che favorisce lunghe dormite. E così, in un batter d’occhio, stavamo per accomiatarci da Pitigliano.

Ultimo giorno. Rush finale: Vie Cave e company

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Le cave a Pitigliano ©Viviana Biffani

Forse ci eravamo rilassati un po’ troppo, quindi le cose da fare si erano accumulate ed avevamo a disposizione un solo, ultimo giorno.

Programma serrato. Mattinata: Vie Cave di San Giuseppe. L’origine delle Vie Cave si perde nell’ombra della leggenda. Quale sia stato lo scopo che spinse gli etruschi a realizzare questi percorsi, non si è ancora scoperto.

Qualsiasi interpretazione, dalla prosaica via di comunicazione al più accattivante sentiero ritualistico, a noi non rimane altro che goderci il paesaggio, confondendo le nostre orme con quelle di chi, nei secoli, ha calpestato lo stesso tufo.

Senza rumori, respirando l’aroma umido della selva e sfiorando quelle rocce antiche, le sensazioni di chi attraversa quei sentieri bucano lo spazio tempo, riportando il viandante a memorie lontane.

Cerco di dare voce alle emozioni di quella camminata, e non fanno che tornarmi in mente le parole meravigliose di Hermann Hesse: “Un raggio della luce io sono, una foglia sull’albero di stirpi innumerevoli, le cui genti antiche vissero in boschi e in migrazione…”.

A volte, i programmi vanno rivisitati, i ritmi rallentati ed i momenti vissuti con più consapevolezza e pigrizia. Per questa volta Pitigliano ci aveva donato abbastanza, lasciandoci in bocca il dolce sapore di qualcosa da portare a termine. Non oggi, ma la prossima volta.

Testo e foto di Viviana Biffani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

I nostri blogger in viaggio
Viviana Biffani

Sognatrice per vocazione, viaggiatrice per coincidenza. Racconta con sana ironia di spiagge, compromessi matrimoniali e onde oceaniche. Leggi i suoi racconti di viaggio.