La stagione perfetta per scoprire l’arte, le terme, i parchi, le grotte, la cucina e i vini di un Paese che è ancora tutto da scoprire. Autunno in Ungheria, una meta semplice da raggiungere ma preziosa per la ricchezza delle esperienze di viaggio che può offrire.
Testo di Anna Maria De Luca

La capitale Budapest in autunno
Un modo originale per conoscere la Perla del Danubio è guardarla dall’alto, sfruttando la seggiovia di Zugliget che dal 1970 porta gli escursionisti sul colle János e ritorno.
Copre un dislivello di 262 metri e regala una incantevole vista a volo d’uccello su Budapest, utile per individuare i posti da scoprire e pianificare gli spostamenti.
Questa seggiovia è, storicamente, la prima di tutta l’Ungheria. Si prende dal colle di Buda e, una volta scesi a terra, si parte all’esplorazione via terra della capitale. Da dove iniziare? Sicuramente dai tre luoghi patrimonio Unesco: le rive del Danubio, il quartiere del Castello di Buda e il viale Andrássy.

E poi, ovviamente, il Parlamento, il Bastione dei pescatori, il Ponte delle Catene, la Basilica di Santo Stefano e la Piazza degli Eroi.
L’autunno è perfetto anche per godersi gli storici caffè, le gallerie, i musei e, soprattutto, i vini. Il centro cittadino del vino è sempre stato Budafok, il XXII distretto della capitale, roccaforte della produzione dello spumante in Ungheria.
Il sistema delle cantine a Budafok è importantissimo a livello mondiale: è lungo più di 50 km ed in autunno pullula di turisti per il Festival del vino e dello spumante.
Una volta scoperti i vini 2024, è consigliata una piacevole passeggiata all’aperto, nei parchi della capitale, come il giardino Károlyi, nel centro di Budapest.
Per una immersione nella natura, tra parchi e grotte

Fuori dalla capitale, l’Ungheria in autunno è straordinaria per la bellezza dei suoi parchi nazionali. Il primo, Hortobágy, nacque nel ’73, vanta il riconoscimento Unesco dal 1999 e si trova a poco più di 30 chilometri da Debrecen.
Immagine simbolo del parco sono il ponte a nove arcate e il parco zoologico. Con i suoi 82mila ettari, Hortobágy è l’area protetta più grande del paese: steppa erbosa, prati, puszta (la grande pianura ungherese), boschi alluvionali, stagni e laghetti sono l’habitat perfetto di tante specie in via di estinzione ed è navigabile in barca e percorribile in bici.
In autunno poi il parco attrae molti uccelli migratori ed è proprio uno spettacolo vederli. Tantissimi sono i programmi del parco, dalle proiezioni in 3D alle iniziative nel centro visitatori, dallo spettacolo dei mandriani alle passeggiate notturne organizzate dalla Riserva naturale di Hortobágy per osservare le stelle (ma conviene prenotare).
Altro posto da visitare in autunno è il lago Fertő: si trova al confine con l’Austria, nella parte nord-occidentale dell’Ungheria, ed è il lago di steppa più occidentale d’Europa.
Oltre 300 chilometri quadrati che sono punto d’incontro di zone climatiche, vegetali e zoogeografiche.
Sul lato ungherese del lago, tra i fitti canneti, c’è un sistema di canali artificiale lungo 240 km che vede come protagonista l’airone bianco maggiore, fortemente protetto, che nidifica qui ed è anche raffigurato sullo stemma del Parco nazionale Fertő-Hanság.
Anche il centro del parco, il Kócsagvár (Castello dell’airone bianco) di Sarród, porta il suo nome.
Spettacolari sono poi le grotte carsiche del Parco Nazionale di Aggtelek, oltre 20 mila ettari nel carso di Aggtelek: delle 1200 grotte che si trovano nel territorio di Gömör-Torna, 273 hanno l’entrata nei confini del Parco Nazionale di Aggtelek.
La più famosa è quella di Baradla-Domica che, con i suoi 25 chilometri, è la grotta più lunga d’Ungheria e delle zone temperate, la cui origine risale a circa 2 milioni di anni fa. Al suo interno, la grotta Rákóczi 1 è famosa per il trattamento delle malattie respiratorie.
Nel sud, l’anima religiosa di Pecs

Nell’antica Sopianae romana, oggi Pécs, nel sud dell’Ungheria, la necropoli paleocristiana del IV secolo è ormai una popolare destinazione turistica.
Le tombe si trovano sui pendii meridionali dei monti Mecsek, nella parte nord-ovest della città, nell’area appartenente alla cattedrale. Salendo sulla torre della cattedrale si apre una vista mozzafiato su Pecs.
Una volta fuori dalla chiesa, è un must la passeggiata verso i giardini del Barbacane alla ricerca della statua di Janus Pannonius, sotto le chiome dei mandorli.
Pecs è famosa anche per gli edifici ottomani. Il più famoso è la moschea di Pascià Qasim, su piazza Széchenyi tér, poi diventata una chiesa cristiana.
L’esempio di architettura islamica meglio conservata in Ungheria è sicuramente la moschea di Pascià Yakovali Hassan con il minareto.
Gli amanti dell’arte non possono mancare di fare una passeggiata a Káptalan utca, la “via dei musei”, per scoprire il Museo Amerigo Tot, il lapidario rinascimentale, il Museo Zsolnay, il Museo Victor Vasarely e la Galleria moderna ungherese.
Sempre di spirito religioso ma nell’Ungheria occidentale, merita sicuramente una visita l’Abbazia benedettina di Pannonhalma, fondata nel 996. Funziona ancora oggi come centro religioso ed artistico, con tutto il suo arboreto, orto botanico, il chiostro, il museo dell’abbazia, la galleria e la cappella.
Ungheria a tavola, non solo gulash

il piatto simbolo dell’Ungheria è il gulash, una zuppa di carne di manzo preparata in molti modi diversi.
Molto amata è anche la zuppa di pesce che ha come ricette tipiche quelle delle città di Baja e Szeged e del lago lago Balaton. Qual è la differenza? Nella zuppa del Balaton, un terzo dei pesci devono essere predatori e si aggiungono anche patate e un bicchiere di vino del Balaton.
Lo street food tipico per chi viaggia e non vuole perdere tempo a sedersi è il làngos, una sorta di pizza fritta ricoperta di formaggio gouda, aglio e panna acida, in due versioni: il kenyérlángos, a base di pasta di pane e il krumplilángos, con patate bollite e schiacciate.
Il Töltött káposzta, letteralmente cavoli imbottiti, il Pörkölt cioè lo stufato nazionale ungherese, il túrós csuzsa, una sorta di pasta al forno all’uovo, condita con pancetta affumicata, panna acida e aneto.
Per gli amanti delle salsicce ce ne sono per tutti i gusti. Una delle più famose è il Kolbasz, una sorta di salsiccia ungherese fatta con sale, aglio, pepe nero e spezie varie, ma molto note sono anche la salsiccia Gyulai (dal nome della città di Gyula), cotta lentamente e affumicata nel legno di faggio e la salsiccia Csabai, affumicata piccante.
Delizioso è il Csirke paprikás, il pollo alla paprika. E come dolci? Ovunque si trovano i Kurtoskalacs, piccoli cannoli di sfoglia lievitata, arrotolata attorno a un cilindro di legno, cotti sulla brace.
La versione classica è con la cannella ma si trovano anche con il cioccolato, le mandorle e il gelato. E infine il dolce preferito dalla principessa Sissi: la torta Dobos, fatta da cinque strati di pan di spagna, cioccolato e caramello.
I festival del vino e le vendemmie

In Ungheria ci sono sei regioni vinicole e 22 microregioni che propongono, durante il periodo della vendemmia, programmi davvero interessanti per i visitatori.
Il vino ungherese più conosciuto è il Tokaji aszú, da dessert, prodotto nella zona protetta dall’Unesco come “Paesaggio storico culturale della regione vinicola di Tokaj-Hegyalja”: tremila cantine e vigneti coltivati a terrazza in otto comuni, tra cui appunto Tokaj e Mád, indicati sin dal 1737 come regione vinicola dell’Ungheria nord-orientale.
Famoso nel mondo enologico internazionale è anche il rovere dei monti di Zemplén che viene usato per fare le botti note come “rovere di Zemplén” è conosciuto da molto tempo, cosi come Erdőbénye, la “valle dei bottai”.
Le località di Tokaj-Hegyalja e dei monti Zemplén, oltre ai vini e ai piatti deliziosi, sono note per la bellezza dei paesaggi, i castelli in cima ai colli, la vita di provincia tranquilla e rilassante.
Attenzione all’Olaszrizling: si traduce Riesling italico ma ha poco in comune con il famoso Riesling renano.
È un bianco secco, diffuso in ogni regione vinicola ungherese, usato per produrre vini leggeri fermentati in cisterna. I migliori si trovano nei vigneti di Csopak e sulla collina Szent György nella regione vinicola di Badacsony.
L’Olaszrizling è anche base per gli spritz, molto popolari in Ungheria (vino e acqua) mentre quando viene fatto fermentare nelle botti diventa un vino corposo.
A 30 chilometri da Budapest, in direzione ovest, si arriva a Etyek, la perla della microregione vinicola di Etyek-Buda. Nota già da metà ‘800 come il vigneto della capitale, Etyek è ricca di centinaia di cantine di pietra, costruite all’epoca ma utilizzate ancora oggi.
Dalla fine dell’Ottocento si produce qui il vino bianco che fa da base ai famosi spumanti della famiglia Törley (qui le uve possono essere vendemmiate molto presto).
Ma Etyek è famosa anche per gli studi cinematografici Korda e per la sua passeggiata gastronomica che diventa una festa in occasione del festival “Picnic a Etyek”, a base di formaggi e prosciutti locali accompagnati da un bicchiere di sauvignon blanc o da un pinot noir fruttato.
Il riesling renano è invece il fiore all’occhiello della regione vinicola della Pannonia settentrionale, zona che va dai monti di Vértes, Buda, Gerecse, Kőszeg, Sopron alle colline di Velence e Pannonhalma, dai 150 ai 400 metri di altezza.
Ai piedi delle Alpi, accanto al lago Fertő, la microregione vinicola di Sopron è perfetta anche per gli amanti della bici: basta seguire la ciclabile attorno al lago per scoprire la varietà di vite a bacca rossa, tra cui il famoso kékfrankos.
A Sopron i viticoltori vengono storicamente chiamati “Poncichterek”, dalla parola tedesca “Bohnenzüchter”, coltivatori di fagioli, perché si usava seminare i fagioli tra le viti: in parte per fare del bene all’uva, in parte per recuperare con i fagioli la perdita di guadagno in caso di gelata.
Avventure autunnali su e giù dai monti

Per ammirare i colori autunnali basta fare una passeggiata sul Sentiero Blu Nazionale, il primo a lunga percorrenza istituito in Europa.
Attraversa i monti Mátra e Bükk ed arriva a Kékestető, il punto più alto dell’Ungheria. È lungo 1100 chilometri, inizia ad Ovest, da Írott-kő, il punto più alto del Transdanubio, fino ad Hollóháza.
Lungo il sentiero ci sono tantissimi punti panoramici, meravigliosi in autunno, e assolutamente da non perdere sono la pietra di Pietro il Grande e il Kis-Milic. Per chi è alla ricerca di adrenalina, i monti Mátra e Bükk ospitano diversi parchi divertimento e avventura, con corsi di segway, campi da streetball e campi da calcio.
A Mátrafüred si trova invece il sentiero più lungo di Ungheria dove poter fare air board, skijöring e monster roller.
Come si arriva sui monti di Buda? Prendendo l’autobus 21 che parte da piazza Széll Kálmán si può arrivare fino al capolinea di Normafa.
Da qui parte il percorso che offre un panorama magnifico sulla città. Lungo il cammino contrassegnato, che riserva anche alcuni belvedere, si arriva fino a Hűvösvölgy, da dove si può tornare in città in autobus. Scegliendo la Ferrovia dei Ragazzi si può ammirare il paesaggio autunnale seduti nelle carrozze.
Per chi si arrampica sulle rocce, la destinazione è Sólyom-kő. Una volta in cima, si vedono in lontananza le rovine del castello di Regéc.
Per gli amanti della mountain bike, è qui che passa il tracciato ungherese della pista internazionale EuroVelo 11.
Nel Parco avventure Zemplén, sul monte Magas, sopra la città di Sátoraljaújhely, si snoda invece la pista da bob più lunga d’Ungheria.
Nell’Őrség potete incontrare animali che pascolano tranquilli tra le graziose case contadine, provare piatti organici ed ammirare i campi ricoperti di zucche
In bici, in barca o a piedi

Attorno al lago Balaton, lungo la riva, si snoda una quieta ciclabile lunga 210 chilometri, con dislivelli minimi. La bici è perfetta per scoprire i belvedere del parco nazionale, le colonne basaltiche, il campo di geyser nella penisola di Tihany e raccogliere lavanda profumatissima (nella giusta stagione) tra i coni vulcanici emersi dall’arcaico mare Pannonico.
Nel bacino di Kál, perla magnifica del Parco Nazionale dell’Alto Balaton, ci sono otto villaggi da esplorare a piedi, in bici o addirittura in sella ad un cavallo: Salföld, con le rovine del monastero paolino costruito in stile romanico-gotico situate nel bosco; Kékkút, minuscolo villaggio con una favolosa casa-museo di centinaia di anni fa e tante cantine e vigneti; Mindszentkálla, con la fortezza collinare che risale all’arrivo dei magiari; Szentbékkálla, con il suo mare di rocce e i campanili; Balatonhenye, villaggio risalente all’epoca arpadiana da dove si apre un panorama mozzafiato sull’altopiano carsico; Monoszló, con il suo vulcano basaltico attivo 5-6 milioni di anni fa, una vera rarità in tutta Europa; Kővágóörs, con i suoi abbeveratoi naturali; Köveskál, centro culinario della regione, famoso anche per il lago Kornyi, che si trova tra Köveskál e Kővágóörs.
Alternativa originale è un giro in barca, nella grotta lacustre di Tapolca. Per i più impavidi, è possibile indossare una tuta speleo e scendere nelle profondità della grotta Csodabogyós.
O, più tranquillamente, fare birdwatching nell’isoletta di Kányavári, prima di andare a vedere la riserva di bisonti di Kápolnapuszta con le mandrie di animali che si rotolano nel fango.
Infoutili
Informazioni: Sul sito dell’Ente del turismo Ungherese troverete molte informazioni e idee di viaggio.
Come arrivare: Per arrivare in Ungheria dall’Italia, il modo più rapido è volare verso l’Aeroporto Internazionale Ferenc Liszt di Budapest, con voli diretti da città come Roma, Milano, e Venezia, anche con voli low cost. In alternativa, si può prendere un treno internazionale, con cambi in Austria o Slovenia. Chi preferisce viaggiare in auto dovrà attraversare il confine italiano e proseguire attraverso Austria o Slovenia, utilizzando le autostrade A4 e A2. Esistono anche autobus a lunga percorrenza che collegano diverse città italiane con Budapest.
Quando andare – Clima: Il clima in Ungheria è continentale, con inverni freddi ed estati calde. Le temperature estive possono superare i 30°C, mentre in inverno scendono spesso sotto lo zero. I periodi migliori per visitare l’Ungheria sono la primavera o l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e il turismo è meno affollato.
Documenti: Per i viaggiatori italiani, in quanto cittadini dell’Unione Europea, è sufficiente la carta di identità
Lingua: la lingua ufficiale è quella Ungherese, l’inglese e il tedesco sono lingue largamente parlate.
Valuta: la valuta corrente in Ungheria è il Fiorino ungherese (HUF); anche l’Euro è accettato in molti esercizi ma il cambio può non essere favorevole.
Di Anna Maria De Luca|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































