Verona Caput Mundi. Palazzo Maffei, quando l’arte eleva la città

Dimenticate Giulietta e il suo balcone. Verona è ben altro. Palazzo Maffei, Piazza delle Erbe: la Casa Museo con la sua incredibile collezione d’arte, ha dato alla città un respiro internazionale.

L’ingresso di palazzo Maffei con la splendida scalinata ellittica (Ph.Lucia Giglio)

Incanto barocco

Iniziamo dal contenitore: la meravigliosa magione barocca che chiude sul fondo Piazza delle Erbe, è diventata nel 2020 lo scrigno prezioso di una collezione preziosissima, la raccolta d’arte che prende il nome dal suo collezionista, l’imprenditore veronese Luigi Carlon. Il palazzo in questione, ovvero Palazzo Maffei è un edificio imponente e splendido, due piani di bellezza barocca arricchita di statue, capitelli, decori. E per finire, sopra la balaustra alla sommità della facciata, sei grandi statue marmoree che vigilano sulla piazza sottostante come in una immaginifica scenografia barocca, appunto.

La Direttrice Vanessa Carlon “racconta” un dipinto di Boldini (Ph. Lucia Giglio)

Un luogo magico, ma sempre chiuso e che nessuno dei veronesi aveva mai visto fino a quando Luigi Carlon ha dato corpo ad un sogno che inseguiva da sempre. Racconta la Direttrice Vanessa Carlon che una antica veduta della Piazza con al fondo Palazzo Maffei campeggiava sulla parete alla testa del letto del padre. Un auspicio, un desiderio, un sogno, oggi realizzato. Il luogo perfetto per dare una casa all’incredibile raccolta di opere collezionata negli anni.

prima di accedere alla colezione, ecco una chiara dichiarazione d’intenti (Ph.Lucia Giglio

Sindrome di Stendhal in agguato

Hokusai, la Grande Onda, uno dei pezzi più ammirati (Ph.Lucia Giglio)

La bellezza e la preziosità del luogo, l’eccezionalità delle opere esposte, la genialità del percorso, i cromatismi incantevoli delle sale, espongono i visitatori alla vertigine; come raccontava Stendhal: la troppa bellezza porta ad emozioni sconvolgenti. Si accede al piano nobile da una scala elicoidale, aerea e autosostenuta, un prodigio architettonico che proietta il visitatore verso le altre meraviglie che lo aspettano.

Al primo piano inizia il percorso museale vero e proprio. 18 sale più altre 10 al piano superiore. Una delle prime caratteristiche è la scelta di affiancare in ogni sala a pezzi antichi, pezzi moderni e contemporanei che, incredibilmente si compenetrano. Una felice visione di Luigi Carlon, una scelta ardita, coltissima e coraggiosa.

Corpo a corpo tra passato e futuro

Gladiatori, olio su tela di Giorgio de Chirico.Palazzo Maffei (Ph. Palazzo Maffei)

Splendido il risultato. Un vortice d’arte che si ripiega e si dispiega in divenire. Se il procedere è cronologico-si parte dall’antico per arrivare al contemporaneo-in mezzo si inseriscono elementi apparentemente discordanti, un rosso Fontana vicino a dipinti del ‘300 e ‘400, per dire, che se al primo acchito possono generare confusione, poi si comprendono perfettamente. E’ l’arte, semplicemente.

La storia dell’arte in 29 stanze

Non solo tele: ecco tre preziose ceramiche di Pablo Picasso (Ph.Lucia Giglio)

Ecco i numeri: 650 opere di cui 350 dipinti, circa 20 sculture, disegni, ceramiche rinascimentali, argenti, arte orientale, volumi rari oltre ad istallazioni d’arte contemporanea. Numeri impegnativi, ma che non dicono l’eccezionalità della collezione. Nelle belle sale dall’eleganza perfetta, dove ogni dettaglio sfiora la perfezione, si inanellano pezzi incredibili.

Tanto per fare il catalogo di Leporello, tre Boldini favolosi, Modigliani, Canova, Fontana De Chirico, Picasso, Andy Warhol. E ancora, una straordinaria litografia 800centesca della Grande Onda di Hokusai, un Magritte dai colori incendiari e via di questo passo. Vertigine pura.

E ancora e ancora: arredi preziosi, smalti, cassettoni nuziali, avori. Una trattazione a parte merita quella che si può definire avanguardia; Luigi Rovati ci dice ancora la Direttrice, ha sempre inseguito l’innovazione, nella vita, nel lavoro e nell’arte. Dunque è ricchissima la parte dedicata ai Futuristi, ai Surrealisti, ai Cubisti e agli Astrattisti. Anche qui capolavori ineguagliabili: si va da Boccioni a Carrà, a Magritte e Picasso per approdare a Pistoletto, Wahrol, Manzoni e Fontana.

Dialoghi artistici

“Cuore, pezzo di ricambio”. Un cartone a firma Michelangelo Pistoletto (Ph.Lucia Giglio)

Si parlano tra loro artisti di epoche lontanissime e parlano anche a noi che li ammiriamo attraverso il linguaggio universale dell’arte. Un messaggio che arriva al visitatore mediato dalla geniale visione del collezionista, Luigi Carlon. Una personalità d’eccezione capace di uno sguardo fantastico che ancora non è pago. Lo testimoniano le opere e le istallazioni dedicate alla contemporaneità.

Intelligenza artificiale, non solo timore

L’artista Manuel Gardina davanti alla sua opera (Ph. Palazzo Maffei)

Fortemente voluta dal collezionista, ecco l’opera più rivoluzionaria: Borderland. Una ‘tela digitale‘ del giovane artista Manuel Gardina. Un grande schermo fitto di milioni di pixel in continuo divenire dove 17 opere della collezione vengono interpretate e cambiate dall’Intelligenza artificiale. Come racconta l’artista, è come se mille piccoli pennelli andassero a lavorare sull’immagine contemporaneamente. E così l’opera cambia, fluttua, si scioglie dando origine a sempre nuove visioni.

Sono gli algoritmi a gestire e trasformare l’opera di partenza. Ma non è un percorso solitario perchè il corpo del visitatore e i suoi movimenti collaborano alla trasformazione: c’è un passaggio tra Intelligenza Artificiale e umana. L’effetto è ipnotico e magico. Non ci si vorrebbe staccare, anche perchè nessuna immagine è uguale alla precedente e nessuna si riproporrà mai. Arte infinita. Tra l’altro quest’opera diventerà parte della collezione permanente del museo. Una scelta rivoluzionaria e non comune nel panorama museale italiano e non solo.

Mecenati contemporanei

Luigi Carlon, il Fondatore: 85 anni al servizio dell’arte (Ph.Lucia Giglio)

Scegliere di condividere con i cittadini una tesoro del genere non è scontato. Non bastasse l’apertura di un tale museo, Palazzo Maffei è anche centro di infinite iniziative culturali gestite e volute dalla Direttrice Vanessa Carlon che ci racconta di collaborazioni intense con l’Università e l’Accademia di Belle Arti di Verona, con le scuole di ogni ordine e grado che accedono gratuitamente, oltre a concerti e conferenze affollatissime. Il pubblico risponde con entusiasmo, i ragazzi sono coinvolti attivamente e gli universitari che lavorano al museo ricevono un compenso. Un mecenatismo civile e un’offerta culturale che accomunano Verona alle grandi capitali.

Testo  e foto di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

L’elegante facciata barocca di Palazzo Maffei (Ph. Renato Begno))