Settantatré opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, fanno luce sull’evoluzione della pittura di paesaggio tra Piemonte e Lombardia dagli anni Venti dell’Ottocento al primo decennio del Novecento, al Castello di Novara , dall’1 novembre 2024 al 6 aprile 2025.

Oltre settanta paesaggi soprattutto piemontesi e lombardi dagli anni Venti dell’Ottocento ai primi dieci del ‘900, da Giovanni Migliara a Pellizza da Volpedo, da Giuseppe Canella e tanti altri. Campagna, montagna, città con le loro piazze e centri, sfilano in un’alternanza di visioni tra realismo, impressione e simbolo. Un lungo e ricco viaggio che si sviluppa in nove sale.
Un aspetto poco noto, ma peculiare per la storia dell’arte, di cui sono stati protagonisti alcuni dei più importanti artisti attivi in Italia e in Europa in quel periodo. Dalla campagna all’alta montagna, dai laghi al mare fino ad arrivare ai paesaggi urbani del cuore di Milano, ai Navigli e al Carrobbio. La rappresentazione pittorica degli esterni concepita da alcuni grandi paesaggisti al Castello di Novara nella mostra PAESAGGI. Realtà Impressione Simbolo. Da Migliara a Pellizza da Volpedo in corso fino al 6 aprile 2025

Un lungo percorso a cura di Fondazione Castello e METS
La mostra è parte di un percorso che Fondazione Castello ha intrapreso dal 2018, con la collaborazione dell’Associazione METS. Alla prima rassegna intitolata “Ottocento in collezione. Dai macchiaioli a Segantini”(2018-2019) ha avuto seguito “Divisionismo. La rivoluzione della luce” (2019-2021). Successivamente “Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale” (2021-2022) e “Milano da Romantica a Scapigliata” (2022- 2023). Fino all’ultimo grande successo di pubblico e critica registrato dalla mostra “Boldini, De Nittis et Les Italiens de Paris” (2023-2024).
Tutte queste iniziative d’arte hanno permesso di valorizzare il Castello Sforzesco, che con la recente ristrutturazione dispone di sale espositive atte ad ospitare mostre ambiziose e scenografiche. Un percorso che negli anni ha portato a offrire progressivamente proposte culturali di qualità. E il Castello si è attestato come struttura sempre più al centro della vita culturale e polo attrattivo della città di Novara.
Le sale al primo piano, che fino al 1973 erano utilizzate come carceri, si trasformano ora in luogo di “evasione”, anche per il tema della mostra dedicata al paesaggio. Un paesaggio conosciuto e frequentato, in cui si ritrovano gesti della quotidianità, e momenti intimi.
Possiamo così immaginare, come auspicava Renoir, di entrare in questi settanta e più quadri, ritrovando paesaggi che appartengono alle nostre terre e al nostro passato, provando le stesse emozioni che provarono gli artisti esposti.

Per la prima volta opere da collezioni private, e un film su Pellizza
È questa la capacità, se non la magia, dell’Associazione METS e della curatrice Elisabetta Chiodini nel pensare e creare i percorsi espositivi nelle s sale del Castello. Non si intende proporre soltanto la visita a una mostra,ma un viaggio immersivo nei colori, nei ricordi e nelle emozioni.
Ancora una volta, l’associazione METS-Percorsi d’arte è stata capace di raccogliere opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. Per approfondire un periodo importante e fare luce sull’evoluzione della pittura di paesaggio tra Piemonte e Lombardia dagli anni Venti dell’Ottocento al primo decennio del Novecento.
L’ultima sala, il culmine del percorso, è interamente dedicata a Pellizza da Volpedo, figura illuminata e incredibile dal punto di vista artistico e umano. Proprio il personaggio Pellizza ha consentito di presentare nell’occasione un’altra novità, che quest’anno accompagnerà la mostra. Un film, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, che approfondisce la personalità del pittore, la sua storia e le sue straordinarie doti.

Il talento degli innovatori
“ Le mostre sono la leva per arrivare a una migliore qualità di vita e il castello è sempre di più un importante polo culturale della città. C’è il circolo dei lettori, la sede dell’ufficio del turismo e a ristrutturazione finita ospiterà attività quotidiane” dice il sindaco di Novara, Canelli.
Questa mostra racconta una storia di celebri artisti locali e internazionali appassionati di pittura en plein air e di altri meno noti, ma di indubbio valore, con l’intento di farli riscoprire.
Elisabetta Chiodini, affermata curatrice, preparata e appassionata, racconta le opere e conduce chi li osserva nel “cuore” dei quadri. “Questa mostra ci porta in mezzo alla natura con 73 importanti opere dall’800 al 1915. 90 anni di pittura che si è evoluta con i nuovi linguaggi artistici dei 36 artisti italiani e stranieri presenti, in un percorso che si snoda soprattutto fra Piemonte e Lombardia “
Ad aprire la mostra e accogliere il visitatore è Filippo Carcano, con la pianura lombarda. Artista fondamentale per invenzioni come i pennelli telescopici o coltella con i denti a cui guarderanno poi Segantini e altri artisti.

Dalla realtà, alla luce, alla quotidianità
Nella prima sala sezione si ammirano i quadri di Gozzo uno dei primi pittori della realtà. Documenta infatti la Lombardia moderna anche con i dettagli di ponti, fabbriche, strade. Come il Ponte di Crevola sulla strada del Sempione, esposto all’accademia di Brera, e Giovanni Migliara, mago della luce.
Nella seconda sala sono le influenze degli artisti di oltralpe su locali a prevalere. Impressioni del vero, luci e ombre nuovo linguaggio di Carcano del naturalismo lombardo. Sono i coloristi, così definiti proprio perché privilegiano il colore.
Mosé Bianchi e Segantini mostrano la pittura di genere e vita urbana. Di Bazzaro nella settima sala, un naturalista paesaggista ma con ottima pittura di figura, sono i 5 quadri dipinti a Gignese nel villino all’Alpino durante la villeggiatura estiva, che rappresentano frammenti di quotidianità.

Vivere la mostra e la città
La sezione finale è dedicata in sequenza a Segantini, Fornara, Pellizza. 11 tele di grande impatto provenienti da prestigiose gallerie e privati. Fra queste, Mezzogiorno sulle Alpi di Segantini, scelta come immagine della mostra, raffigurante Baba, la bambinaia dei figli. E poi anche Morbelli, con una testimonianza d’eccezione: due tele dello stesso soggetto dipinte a distanza di 25 anni. Pellizza , come segnalato, chiude la mostra con due piccole tele di paesaggio puro che diventerà molto importante nella cariera dell’artista.
La mostra come sempre è un’ottima occasione per conoscere Novara, la città dell’Antonelli. Con la sua cupola (la sorella maggiore della Mole di Torino), il duomo, Casa Bossi, il complesso Monumentale del Broletto. Nel complesso ha sede la Galleria Giannoni con mostre temporanee e permanenti di pregio. Una menzione per la sede storica della Banca Popolare di Novara oggi BPM, che ospita alcuni dei quadri in mostra. Tra una visita e l’altra imperdibile l’assaggio della tipica paniscia, cucinata con il riso locale, fagioli, verza e salam d’a duja (sottograsso), accopagnata dai pregiati vini delle colline: Boca, Ghemme, Sizzano, Fara. Concludendo con i biscotti di Novara artigianali, ovviamente di Camporelli.
Informazioni:
Testo di Teresa Scacchi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

































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