Ravenna e Lord Byron, un dandy in trasferta

Ravenna, terra di Romagna, in città Lord George Byron, il poeta romantico per antonomasia, soggiornò per tre anni. Tre anni di passione amorosa e civile. La sua dimora ravennate fu il magnifico Palazzo Guiccioli, oggi diventato un museo a lui dedicato.

Ritratto di Lord Byron a Milano © Lucia Giglio

Era un vera star il giovane Byron quando passò le Alpi verso l’Italia, meta classica del Grand Tour per l’aristocrazia dell’epoca. Il suo successo, davvero travolgente, iniziò già nel 1812 in patria. In Italia approdò nel 1816 e la sua prima meta fu la Milano tornata sotto il dominio austriaco. Nella capitale lombarda venne ricevuto con tutti gli onori dai nobili milanesi e dai poeti che animavano i circoli letterari cittadini.

Stendhal, un ammiratore appassionato

Stendhal, Silvio Pellico e Vincenzo Monti, gli incontri milanesi di Byron © Lucia Giglio

“Ho cenato con un giovane bello e affascinante, un viso da diciottenne nonostante avesse 28 anni. E’ il più grande poeta vivente”. Parole di Stendhal che lo conobbe durante il soggiorno milanese. Bello, dunque. E leggendario. Un mito, si potrebbe dire. L’aurea straordinaria che lo circondava non derivava solo dalla sua attività poetica ma anche dalla vita sregolata e appassionata del Lord inglese. Avventure amorose innumerevoli, poemi con protagonisti cupi e tormentati, tenzoni sportive da grande atleta e infine appassionato combattente per la libertà dei popoli oppressi.

In Europa la sua fama cresce e si diffonde, al punto che si parlava di “Byromania”. Personaggio sfaccettato e amatissimo, complesso e multiforme che in questo museo a lui dedicato- il primo al mondo- emerge in tutto il suo fascino tuttora attualissimo.

Palazzo Guiccioli, la casa ravennate

Palazzo Guiccioli, facciata interna © Eugenio Bersani

Il palazzo, nel centro di Ravenna apparteneva al nobile e ricchissimo Conte Guiccioli, un personaggio secondo le cronache dell’epoca, non troppo amato. Il Conte nel 1819 era sposo da appena un anno della bellissima diciannovenne Teresa Gamba. Un matrimonio combinato tra nobili, lui 60 enne, vedovo e con 7 figli, lei giovane e avvenente aristocratica. L’incontro tra Teresa e Byron avvenne in quel di Venezia; il Lord inglese viveva da tre anni in un palazzo sul Canal Grande dove inanellava dongiovannesche imprese.

L’incontro con Teresa Gamba segnò un punto di svolta nella vita libertina di Byron che per amore della contessa, si trasferì al primo piano di Palazzo Guiccioli a fine 1819. E qui a Ravenna restò fino al 1821. Il palazzo è splendido, uno dei più imponenti di Ravenna. Appena restaurato, è in verità un polo museale che unisce oltre al Museo Byron, il Museo del Risorgimento e il Museo delle Bambole. Le sale dedicate all’esule inglese sono otto, tutte delicatamente affrescate e fresche di restauro.

La pelle del poeta

Una delle sale del museo Byron © Eugenio Bersani

In queste sale dai colori tenui, dove si rincorrono motivi floreali e scene a delicati colori pastello che coprono pareti e soffitti, sono esposti oggetti, prime edizioni delle opere, lettere commoventi della Contessa all’amato, vari memorabilia di gusto ottocentesco come medaglioni con ciuffi di capelli e persino frammenti di pelle del poeta sotto vetro. Uno scrittoio da viaggio, numerosi ritratti di Byron e di Teresa che si rincorrono nell’ombra celestina delle otto sale.

Al primo piano di Palazzo Guiccioli, Byron rivive nelle opere e nella passione di Teresa che dedicò la vita a spargerne il culto, prima vittima di una byromania divorante. Sono i ricordi della Contessa che arricchiscono il museo, il bel cestino cilindrico in vimini dove conservava le lettere dell’amato, i capelli del Lord, l’opera “La vie de Lord Byron en Italie” da lei scritta e a lui dedicata.

Ritratto della nobile Teresa Gamba © Lucia Giglio

Museo interattivo come usa quasi ovunque, ma efficace del fare immergere il visitatore nei fasti dell’epoca e nelle vicende umane e letterarie del poeta. Nella prima sala un proiettore finto antico manda sullo schermo a parete delle piccole descrizioni del viaggio di Byron attraverso lastre di vetro che si inseriscono e tolgono dal proiettore. Piccole monografie, la Scala, Milano, il viaggio verso l’Italia, della durata di pochi minuti ma assai ben fatte.

Byron e gli altri

Byron e Teresa Gamba, occhieggiano in ogni sala, ritratti, busti, la voce narrante che racconta il loro incontro a Venezia ma anche i personaggi che ruotavano intorno a loro, grandi nomi come l’amico Percy Shelley e Madame de Staël. Insomma, uno spaccato della società ottocentesca, poeti e nobili di Milano, Venezia, Ravenna e d’Europa.

L’ultima sala apre alla commozione, un fucile e una camicia candida raccontano l’ultima impresa di Lord Byron. Nel 1823, dopo varie fughe qua e là per l’Italia, a seguito dei fallimenti dei moti rivoluzionari del 1820 e 1821, decide di partire per la Grecia per sostenerne l’indipendenza dalla Turchia. Morirà il 19 aprile del 1824 probabilmente per una meningite che lo uccise a Missolungi. Aveva solo 36 anni, una morte precoce che alimentò oltremodo il mito di Byron, morto in difesa degli ideali più alti di libertà e giustizia. Come dice il poeta, muore giovane chi è caro agli dei.

Palazzo Guiccioli è un complesso museale che andrebbe visitato indipendentemente dalle esposizioni. Assai ben restaurato ha una deliziosa corte e un ristorante al suo interno, la Taverna Byron, affidata a quelli dell’Osteria del Tempo, istituzione cittadina e vanto della gastronomia locale. Si mangia secondo tradizione con paste fresche e carni arrostite. Con i dolci arriva un omaggio speciale a Lord Byron che si vede dedicare la zuppa inglese. Il bar è aperto dalla colazione all’aperitivo e volendo si possono acquistare prodotti tipici, olii, vini e biscotti, nella Bottega ospitata nelle ex cantine di Palazzo Guiccioli.

Informazioni

www.palazzoguiccioli.it

Testo di Lucia Giglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com