L’affascinante cittadina euganea in provincia di Padova è inserita nell’esclusivo club dei Borghi più Belli d’Italia. È meta di migliaia di turisti attratti dalla fama di Petrarca, dalla bellezza del paese dal sapore medievale e dalla magica atmosfera delle dolci colline circostanti.

Nel centro dei Colli Euganei, da poco inseriti dall’Unesco nelle Riserve della Biosfera, ed a un respiro da Padova, si incontra Arquà Petrarca, uno dei Borghi più Belli d’Italia grazie al suo fascinoso aspetto trecentesco, arrivato intatto ai giorni nostri.
Il suo nome molto probabilmente deriva da Arquata montium, che letteralmente significa “arco dei monti” e del magnifico borgo hanno parlato scrittori del calibro di Ugo Foscolo, George Byron, Gabriele D’Annunzio ed ovviamente Francesco Petrarca, il poeta filosofo toscano considerato il precursore dell’Umanesimo, che ha legato il suo nome alla cittadina padovana scelta come “buen retiro” per gli ultimi anni della sua vita.



Arquà e la Casa del Petrarca
Uno dei suoi monumenti più famosi e visitati è sicuramente la sua casa, la Casa del Petrarca, in via Valleselle, un edificio donatogli, pare, da Francesco il Vecchio da Carrara, che ancora oggi mantiene la originaria impronta trecentesca nonostante i numerosi restauri e rimaneggiamenti. La casa è circondata da un bel giardino molto amato da Petrarca che pare si occupasse in prima persona anche della scelta e della cura delle piante.
Al piano terra una mostra illustrativa ripercorre l’intensa vita del poeta, mentre al primo piano, a cui si accede da una scalinata esterna, si trovano ancora alcuni arredi dell’epoca tra cui lo studiolo – con sedia e libreria probabilmente originarie – dove Petrarca trascorreva parte delle sue giornate. Le varie stanze sono decorate con affreschi che si ispirano alle opere del poeta.

Ed in questa tra i suoi amati libri reclinò definitivamente il capo nel luglio del 1374 (l’anno passato ricorrevano i 650 anni dalla morte) e venne sepolto poco distante, sul sagrato della Pieve di Santa Maria Assunta in un’arca sarcofago in marmo rosso di Verona che tuttora ne contiene le spoglie.
Gli edifici di maggior interesse
La Pieve, oggi chiesa parrocchiale, con il campanile che si staglia verso il cielo, è uno degli edifici più rappresentativi del borgo. Originaria dell’XI secolo è stata più volte ampliata e modificata fino ad assumere la linea attuale, di stampo romanico. L’interno presenta un’unica navata con tre altari ed un tetto con travatura a vista.

L’altro edificio di spicco è l’Oratorio della Santissima Trinità con la Loggia dei Vicari che si trovano nella parte alta del borgo, su un lato di piazzetta San Marco. Le prime notizie relative all’Oratorio risalgono agli ultimi decenni del XII secolo.
La chiesa, molto cara al Petrarca, che vi si recava quasi quotidianamente a pregare, presenta un impianto romanico ad un’unica navata con travature scoperte e tetto a capanna. All’interno è visibile l’altare ligneo seicentesco con la pala di Palma il Giovane raffigurante la Trinità e il paliotto in cuoio, raffigurante il Cristo risorto.
Ai lati dell’altare sono collocati la statua di S. Cristoforo in pietra dipinta e la statua in legno dipinta, di S. Lucia. Di notevole pregio un quadro di Giovanni Battista Pellizzari e una grande tela del 1670, raffigurante la “Città di Padova nell’atto di rendere omaggio a un vescovo martire”.
La Loggia dei Vicari: riportata all’antico splendore
Legata all’Oratorio, e a ridosso dello stesso, è la Loggia dei Vicari. Di origine duecentesca era il luogo dove si svolgevano le assemblee presiedute dal vicario alle quali partecipavano tutti capifamiglia del borgo per discutere dei problemi legati alla gestione economica, sociale e giuridica del territorio ed adottare le soluzioni più opportune.
Una importante ristrutturazione l’ha riportata all’antico splendore anche grazie ad una innovativa copertura in rame e vetro che la scia filtrare i raggi solari rendendo ancora più suggestiva la visita al monumento oggi utilizzato anche per le manifestazioni culturali organizzate nel borgo.

Laghetto della Costa: un sito palafitticolo preistorico
Dopo la visita al borgo ci si può immergere nella magica atmosfera delle colline circostanti per godere delle bellezze naturali che circondano il borgo. Ci sono tante escursioni, facili, semplici ed accessibili anche ai meno allenati.
Si può ad esempio arrivare al Laghetto della Costa, di grande importanza culturale e paesaggistica. Qui infatti è stato rinvenuto un sito palafitticolo con una grande quantità di reperti (dalle scodelle, ai numerosi boccaletti fino ai manufatti in osso corno) testimoni della lunga durata dell’insediamento da un momento finale dell’età del rame agli inizi dell’età del Bronzo recente.
L’importanza del Laghetto è stata ricnosciuta anche dall’Unesco che l’ha inserito nel Sito Unesco culturale seriale transnazionale denominato “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.

Un altro luogo molto interessante è lo Stagno di Corte Borin. Si trova nel versante nord del Monte Calbarina, nei pressi di una sorgente ipotermale che in ragione di escavazioni successive ha dato vita ad un laghetto, dove si sono insediati uccelli acquatici ed altri vertebrati, come ad esempio il Rospo comune che qui “migra” per riprodursi e la Testuggine terrestre.

Arquà Petrarca ed il Brodo di Giuggiole: un liquore gradevole e raffinato
Arquà Petrarca è anche famosa per le giuggiole, un piccolo frutto molto saporito che qui viene utilizzato per preparare confetture e sciroppi ed anche il famoso “Brodo di Giuggiole di Arquà”, un liquore raffinato dal colore rosso ambrato, sapore dolce ed armonioso e profumo intenso.
Alla giuggiola viene dedicato un evento annuale (la prossima edizione, la 45esima, è in programma il 5 e 12 ottobre) che attira nel borgo migliaia di persone che si trovano catapultati in un’atmosfera medievale per assaporare le giuggiole nelle varie declinazioni circondati da tamburini, sbandieratori e figuranti in costume d’epoca che fanno da contorno al tradizionale mercatino per le vie del Borgo.

Calici di Stelle Euganei: alla scoperta dei vini e dei sapori euganei
Un’altra manifestazione che porta nel borgo migliaia di visitatori è “Calici di Stelle Euganei”. Una tregiorni molto attesa in programma a ridosso di Ferragosto per scoprire cibo, vino e spirito euganeo.
I visitatori verranno accolti da migliaia di luci, voci e colori ed i vicoli del borgo saranno punteggiati dagli stand di produttori vinicoli, espositori del food e ristoranti della Strada del Vino Colli Euganei.
In tal modo passeggiando tra i fiori, le antiche viti, gli alberi di giuggiole e le antiche case medievali del borgo si potranno scoprire il gusto ed i sapori dell’ottima enogastronomia euganea.

La Strada per il Borgo Alto: un comitato per vitalizzare Arquà Petrarca
Per rivitalizzare ancora di più ed in maniera compiuta il borgo è nato anche il Gruppo “La Strada per il Borgo Alto”. È composto da una ventina di cantine, ristoranti, panetterie, produttori di olio, strutture ricettive e bar con il comune interesse di valorizzare in chiave turistica il borgo euganeo anche a mezzo di eventi e manifestazioni da organizzare nel corso dell’anno.
Adesso è partita “Assaporare il Borgo 2025”: la seconda settimana di ogni mese, i locali aderenti al Gruppo promuovono un prodotto della tradizione arquatense ed euganea tra cui l’olio Evo, il tardivo euganeo, le erbe spontanee e l’asparago.
Dove mangiare



Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ad esempio si può provare il Ristorante Tavern, uno dei più suggestivi del borgo arquatense. E’ a poca distanza dalla Casa del Petrarca e combina tradizione e modernità con vista mozzafiato e un ambiente accogliente.
Completa l’offerta un romantico camino acceso durante le serate più fresche e una terrazza panoramica con vista sugli uliveti. I menu proposti sono in grado di soddisfare ogni esigenza: di carne di pesce, per i più piccoli ed anche per vegani, vegetariani e gluten free.
Molto interessante anche la sua proposta “Un Ristorante per Due”. Nelle serate speciali organizzate in genere il martedì ed il mercoledì l’intero locale è a disposizione di una singola coppia per un’esperienza esclusiva. Viene servito un menu (di carne o pesce) alla cieca di sette portate e poi le posate, opere dell’argentiere James Jay di Oxford Street dal 1867, aggiungono un tocco di eleganza.
Testo di Tiziano Argazzi| Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com














































